Truffato il “papà” di Internet
Capita anche nelle migliori famiglie. E capita anche ai più esperti.
Parliamo di una piccolta truffa commessa su Internet. Truffa che non avrebbe avuto nessuna capacità di assurgere all’onore della cronaca se non fosse per il nome della “vittima”. Non si tratta, infatti, di uno sprovveduto neofita del Web, nè di qualche malcapitato un po’ sempliciotto (o, per dirla in maniera più aulica, naif …). La truffa ha colpito nientepopodimeno che Sir Tim Berners-Lee, ossia colui che è ritenuto il papà del World Wide Web.
Niente di grave, come ammette lui stesso. E, aggiungo io, forse niente di diverso da quello che può capitare quotidianamente anche nel mondo “fisico”. Solamente che quando capita nel mondo “digitale” e, per di più, a una persona famosa, allora la risonanza è più grande. E, in egual misura, aumenta lo scetticismo nei confronti della Rete. Pensate a questo scetticismo trasposto nel mondo dell’acquisto di turismo on-line. In questo caso il “pericolo” che il consumatore corre non è solamente rappresentato dal valore economico della transazione. Il vero rischio è il tempo, il bene più prezioso ai nostri giorni. Non si rischiano Euro (anche quelli…), ma soprattutto i pochi o tanti giorni che si è riusciti a difendere strenuamente per poterli dedicare ad un meritato viaggio.
E’ per questo che servono leggi che proteggano la stragrande maggioranza degli operatori professionali che lavorano nella Rete. E che colpiscano duramente i pochi che la usano, come userebbero transazioni tradizionali, per arricchirsi con scorciatoie non lecite.
