Tecnologia e processi

Nell’interessantissimo Blog di Roberta Milano, c’è un Post che centra molto bene il tema dell’innovazione tecnologica e lo pone in un’ottica più ampia di cambiamento culturale e di processo.

Penso sia un tema che si presta molto bene a qualche considerazione in relazione all’applicazione delle tecnologie al settore del Turismo.

Molto spesso, nei miei interventi pubblici e anche su queste pagine, ho richiamato l’importanza delle tecnologie per la promozione del territorio. Lo dico per convinzione personale e per l’esperienza professionale nell’Azienda che fa delle tecnologie applicate ai viaggi ed al turismo la propria ragion d’essere e la radice della sua leadership.

Spesso, però, le tecnologie, da sole, non bastano. Bisogna partire dalle tecnologie per cambiare processi e modalità di distribuzione e di colloquio con il Cliente.

Non basta creare il sito dell’Albergo. Non basta produrre il portale del singolo territorio. Bisogna ragionare ed agire in maniera compatibile con lo strumento che si utilizza. Internet non è un nuovo Mondo.

Internet è un nuovo strumento di comunicazione, che richiede professionalità per gestirne le modalità di linguaggio e le enormi potenzialità che offre. Nessuno pensa di veicolare lo stesso identico messaggio indipendentemente dal mezzo che si utilizza. Si modula il messaggio a seconda che si parli con un singolo, di fronte ad un vasto pubblico, in televisione, piuttosto che in radio, e così via. Perchè, allora, vediamo ancora così tanti siti Web statici, con informazioni datate e poco utili ? Perchè troppe informazioni che “assordano” l’Utente ? O troppo poche, che non rendono comprensibile il messaggio ? Perchè così poca interattività con l’Utente ? C’è un dato interessante sul Blog di Mauro Lupi che, citando uno studio dell’Università di Amburgo, riporta che solamente il 28% del testo di una pagina web viene letto. E, invece, continuiamo a vedere tanti, troppi siti web utilizzati come delle pubbliche affissioni: sbrodolanti descrizioni della storia dell’Azienda, del suo management, dei suoi prodotti/servizi fino ai più insignificanti dettagli. E non si sfruttano le innate caratteristiche di interattività e di contemporaneità di questi strumenti.

Tutto passa attraverso la formazione. Passa, ancor prima, da un cambiamento culturale. Istituzioni ed Aziende devono fare il primo passo. Lo stiamo facendo ?

2 commenti

  1. Marco Massarotto:

    Beh mi sembra tu abbia iniziato, Fabio. Secondo me un ruolo che le aziende possono avere a questo proposito è essere il collante o lo stimolo tra persone e istituzioni, fosse solo perché magari avete più voce in capito verso le istituzioni.

  2. Roberta Milano:

    Intanto grazie Fabio per la citazione e proprio su un tema a cui tengo particolarmente.
    Cercherò di portare un contributo a questa discussione.
    Tu scrivi: “Internet non è un nuovo Mondo.Internet è un nuovo strumento di comunicazione, che richiede professionalità per gestirne le modalità di linguaggio e le enormi potenzialità che offre”.
    Internet invece, per me, è qualcosa di molto più complesso che un nuovo strumento di comunicazione. Soprattutto ora, nella fase del cosiddetto web 2.0, internet è diventato un elemento di discontinuità prorompente e sta mettendo in crisi i vecchi modelli di marketing più o meno consolidati. Le recenti posizioni di Giampaolo Fabris lo metteno chiaramente in evidenza. Si parla peraltro di tesi che il Cluetrain Manifesto e La Lunga Coda hanno già anticipato da alcuni anni.
    La domanda è cambiata. Non è una moda, è un cambiamento, se mi si passa il termine, “strutturale” e irreversibile. Si torna a parlare (finalmente, aggiungo io) di Prosumer e Prosumerismo, concetti che se assimilati a fondo implicano mutamenti radicali nelle politiche di marketing (anche e soprattutto turistiche).
    Calandoci nel turismo, la ricerca Sistema Turismo Italia – Proposte per essere vincenti dello Studio Ambrosetti (quella corposa 2007) dedica ad Internet e ai voli low cost uno specifico capitolo (il quarto) proprio con il titolo “I fenomeni di discontinuità più significativi”.
    Secondo me, in sintesi, questo delicato passaggio va affrontato più strategicamente che operativamente.
    Nel mio piccolo cerco di fare cultura sull’argomento con il mio corso. Ma la strada è ancora molto lunga, almeno in Italia. Quante università hanno corsi di marketing del web?
    Le istituzioni dovrebbero guidare questo passaggio perché il settore, composto prevalentemente da piccole imprese, non ha la forza per farlo autonomamente in tempi brevi. In tempi lunghi, invece, sarà il mercato a imporre i nuovi standard e a selezionare naturalmente imprese (micro) e paesi (macro) che si saranno adeguati. Ma a quel punto potrebbe essere tardi per la nostra competitività.

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