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Quali sono i primi marchi a livello globale?

L’agenzia Millward Brown ha appena stilato una classifica che misura il valore dei primi 100 marchi a livello globale.

Elaborata su dati raccolti da grandi database che contengono informazioni dedicati ai brand (BrandZ, Kantar Worldpanel e Bloomberg), la classifica vede primeggiare, in quest’ordine: Apple, Google, Ibm, Microsoft, At&T e China Mobile.

Non stupisce, ma è sicuramente importante sottolinearlo, la grande presenza in lista di firme dell’informatica, di internet e delle telecomunicazioni, ed è indicativa la vittoria di Apple su Google, che arriva secondo.

E i Social Network? Facebook è al 35esimo posto con 19 miliardi di dollari e vanta la percentuale di incremento più elevata in assoluto (+246%) rispetto alle altre aziende, mentre Apple rispetto al 2010 segna un +84%.

Troviamo anche brand italiani, Telecom Italia e TIM, ma quello che soprende è l’assenza di marchi della moda o automobilistici (non si vedono nè Ducati nè Ferrari, per esempio).

Il Made in Italy sta sempre più perdendo mercato e non è più il brand di stile ed eleganza?

App e geolocalizzazione: nuovo trend turistico?

Possono i nuovi device tecnologici – smartphone, tablet, notebook di ultima generazione, GPS – aiutare il turismo a soddisfare i bisogni del consumatore e allo stesso tempo differenziare maggiormente l’offerta?

Pare di sì.

Come? Le organizzazioni turistiche – soprattutto i tour operator – devono essere disposte ad investire oculatamente nelle App da mettere a disposizione ai clienti (anche per conto di piccoli hotel, B&B che vogliono essere presenti su queste piattaforme, ma non dispongono di budget sufficienti per crearli da sè).

Questo perchè il mondo mobile potrebbe aprire le porte a nuovi servizi per il cliente basati su dove si trova al momento.

I GPS per la geolocalizzazione forniscono infatti diverse possibilità di agire sul “ciclo di vita” del viaggio, addirittura quando il cliente sta già recandosi verso la destinazione.

Prenotazione, shopping, acquisto di extra: c’è molto da fare e da inventare.

John Locke, autore digitale record

È il sogno di tutti i giovani (in senso professionale) scrittori: una piattaforma dove far conoscere la propria opera senza dover rincorrere gli editori.

John Locke, usando il Kindle Direct Publishing (sistema di pubblicazione ebook è di Amazon), è riuscito ad entrare nel Kindle Million Club, il circolo esclusivo di autori che hanno superato il milione di libri digitali venduti (nell’arco di cinque mesi!).

60 anni, americano, un passato da assicuratore, John è il primo autore indipendente ad aver venduto un milione di libri digitali (o ebook).

Bella la concezione di un mondo editoriale dove l’autore viene per primo, dove ci si può autopromuovere senza venire additati come dilettanti, dove è possibile farsi conoscere anche se non si hanno “i contatti giusti”.

Io sono un lettore tradizionale e legato alla carta… Apprezzo sempre chi sa cogliere le occasioni che il mondo digitale mette a disposizione. E voi che lettori siete?

Internet? Ha bisogno di più spazio

Si è recentemente tenuto a Londra l’Ipv6 World Forum, dove si è discusso del futuro di internet, al quale lo spazio virtuale inizia a stare stretto.

Perchè?

Sempre più accessori tecnologici accedono ad internet ogni giorno: pc, smartphone, server aziendali e non. Ma lo spazio disponibile, ovvero il numero di indirizzi utilizzabile, non è infinito come potrebbe sembrare.

Al momento il protocollo utilizzato da internet si chiama Ipv4 e ha una capacità di 4,3 miliardi di indirizzi. Ad oggi, nel mondo, quelli attivati sono 3,8 miliardi, il 40% di questi negli Usa – logico, se si pensa agli head quarter dei giganti Apple e e Ibm e la presenza sul territorio del Mit, il Massachussetts Institute Technology.

Non si deve essere dei laureati in matematica per capire che manca poco all’esaurimento di tutto lo spazio a disposizione, anche se è curioso notare la distribuzione geografica del fabbisogno: in alcune aree gli indirizzi restano inutilizzati, mentre in altre la domanda è di molto superiore all’offerta (paesi come l’India o la Cina hanno moltissimi utenti ma in proporzione pochi indirizzi).

Cosa fare, dunque?

Si sta testando proprio in questi giorni il protocollo Ipv6, dove potenzialmente potrebbero essere indirizzati tutti gli indirizzi (non c’è altro modo di spiegarlo se non utilizzando questa ridondanza) del protocollo Ipv4. Il nuovo sostituto infatti avrà una capacità di 340 milioni di miliardi.

Questo permetterà in teoria un utilizzo della rete massiccio e funzionale, ma le sperimentazioni in corso in questi giorni hanno portato alla luce problematiche che devono essere risolte prima del passaggio (incompatibilità di un sito con il nuovo protocollo a causa di bug e così via).

L’aspetto positivo di questo nuovo protocollo è che le minacce di “hackeraggio” basate sulla rete si propagheranno con molta più difficoltà: gli hacker dovranno perciò adattare il malware per renderlo efficace nel nuovo panorama degli indirizzi fornito dal protocollo IPv6.

Riassumendo, dunque, la transizione dal protocollo IPv4 all’IPv6 è d’obbligo, ma lo è anche pensare a soluzioni di sicurezza che “coprano” diversi tipi di minacce.

Uomo avvisato…

Mai più persi

Viene dal Trentino una delle ultime novità in fatto di tecnologia mobile e si chiama “Marmota mobile AR” (dove AR sta per “augmented reality”, ovvero realtà aumentata).

Se fate parte della schiera di coloro che poco si orientano in luoghi sconosciuti, o semplicemente degli amanti delle escursioni, questo prototipo diventerà uno dei vostri must-have.

Sviluppato dai ricercatori dell’Unità “Tecnologie della Visione” (TeV) del Centro Information Technology alla Fondazione Bruno Kessler di Trento, questo programma permetterà infatti a chi è in possesso di un telefonino (con videocamera e GPS) di puntare il device al paesaggio e vedere comparire – nel giro di pochi istanti – tutta una serie di informazioni/coordinate sul display, che guideranno chi sta ammirando quella vista.

Un sapiente mix tra cartografia, computer grafica e algoritmi di visione artificiale hanno infatti dato vita a questa app, che fondamentalmente è in grado di creare un’immagine sovrapponibile a quella che l’utente sta osservando, con un rendering di dettagli (nomi dei paesi, altitudini) relativi solo ed esclusivamente agli aspetti visibili a occhio nudo (evitando quindi un overload di informazioni poco comprensibili per chi guarda), ma che potrebbero trovarsi fino a 500 km di distanza dal punto di osservazione.

Il tutto consumando una quantità minima di memoria visto che la posizione viene rilevata dal GPS del cellulare e inviata al server di Marmota, che elabora i dati, li comprime (si parla di 50-120 Kb) e li rispedisce all’utente in forma di immagine ad alta risoluzione e a 360 gradi.

Tra le possibili applicazioni di questa tecnologia anche quella di strumento indispensabile per le squadre di soccorso.

Un altro passo da giganti nel campo della mobile technology, non trovate?

Internet? Mobile

È del Politecnico di Milano lo studio sulle connessioni dai dispositivi portatili in Italia.

Risultato: il mercato dei programmi per smartphone è raddoppiato in un solo anno.

Lo studio recente dell’Osservatorio Mobile Internet della School of Management del Politecnico che ha monitorato le specifiche di spesa degli italiani su cellulare ha registrato, infatti, valori altissimi per il settore internet e per quello delle applicazioni per i mobile device, che nel suo complesso – fra connessioni, contenuti e pubblicità – vale ormai 1.121 milioni di euro.

Le connessioni da cellulare rispetto all’anno scorso sono cresciute del 27%. Questo vuol dire 11 milioni di italiani connessi su internet dal cellulare: quasi la metà di chi si connette dal pc (di casa o di ufficio). Si tratta però di una connessione più breve, in media, che copre circa mezz’ora al giorno.

Fortemente connesso a quesi dati è anche il rilevamento del boom delle app: fino al 2008 attirava meno dell’1% della spesa per i contenuti mobili, oggi conta invece il 9%, con una crescita del 113% nell’ultimo anno.

Insomma, gli italiani stanno sempre di più al cellulare, ma non solo per telefonare: sms, informazioni, siti internet, applicazioni.

Il virus? Oggi è nei social network

Microsoft ha comunicato in un rapporto semestrale (luglio-dicembre 2010) sulla sicurezza che oggi i virus viaggiano sempre più spesso sui Social Network e meno via mail.

Basato sui sistemi di 117 paesi nel mondo, il report ha segnalato un aumento di oltre il 1200% di attacchi di phishing sui siti dei Social Network (conoscete già, per esempio, il caso dei link che avrebbero dovuto condurre ai video della morte di Bin Laden).

Pensate alla facilità che si ha di postare un link (in questo caso, se eseguito da un haker, un link infetto) sul wall delle grandi aziende rappresentate su Facebook. Se l’azienda non ha previsto un monitoraggio costante sulla sicurezza, immaginate le conseguenze, moltiplicate per il numero di fan della pagina e avrete un’idea della gravità della (potenziale) situazione.

Il Security Intelligence Report rivela anche il diffondersi di “scareware”, finti antivirus da scaricare online (ovviamente, sono loro stessi dei virus che nuoceranno al pc) e di “adware”, programmi a contenuto pubblicitario basati sulle abitudini di navigazione dell’utente.

Come proteggersi? Fermandosi un attimo a riflettere prima di cliccare, cosa che ormai, forse, facciamo troppo raramente.

Amadeus premiata per l’Innovazione nel Turismo

Ci sono avvenimenti che vanno condivisi quasi per forza, dopo molti sforzi compiuti e numerose fatiche affrontate per farli accadere. Ma, soprattutto, quando sono eventi che ti fanno vivere una grande emozione.

È quindi con orgoglio che vi comunico la vincita di Amadeus del Premio Nazionale per l’Innovazione nel Turismo, che, oggi, mi ha personalemnte consegnato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale.

Organizzata ogni anno da Confcommercio, l’iniziativa premia idee, modelli, processi ed applicazioni tecnologiche innovative relative al settore del terziario e del turismo.

Ma perchè il premio è stato assegnato ad Amadeus?

Per l’impegno costante in ricerca e sviluppo, innovazione e produzione di soluzioni tecnologiche e digitali che portino valore al mercato del turismo, uno dei settori più cruciali per la produttività del Paese.

In questo caso, in particolare, l’ideazione ed il lancio di Amadeus Booking Portal, applicazione d’avanguardia che consente alle agenzie di viaggio di piccole e grandi dimensioni, tramite internet, di prenotare voli, hotel, auto, pacchetti vacanza in modo intuitivo senza l’installazione di alcun software. Questo di conseguenza agevola la produttività e la competitività del mercato e aiuta le agenzie di ogni dimensione e tipologia, da quelle “appena nate” a quelle di maggiore complessità, dando loro accesso ad un’offerta completa di contenuti e permettendo loro di essere competitive e di offrire un’ampia gamma di prodotti e servizi ai propri Clienti.

Ci tengo a sottolineare, poi, come questo premio sia anche testimonianza importante della capacità di una Sede locale come la nostra, che è parte di una grande multinazionale, di sviluppare e proporre in completa autonomia una soluzione ad hoc per il nostro mercato.

Questa la soddisfazione professionale. Rimangono, nel cuore e negli occhi, la stretta di mano del Presidente e la gioia di essere stato accanto, anche solo per un minuto, a chi rappresenta il nostro Paese nel più alto dei modi possibili.

Felice di questo traguardo raggiunto, lo considero un incentivo a mantenere sempre costante il nostro impegno per un settore del turismo sempre più aggiornato, competitivo ed efficiente.

Google: viaggiare nello spazio

Non è esattamente una nuova proposta di viaggio per le vacanze estive, ma è un’idea carina.

Il sito tecnologico di viaggi Tnooz, grazie a un post di Kevin May, ripropone il video che Google UK ha ideato recentemente: una famiglia in vacanza… sulla luna.

E se il tutto è presentato come un delizioso cartoon che ricorda molto i Jetsons, un cartone animato prodotto negli anni ’60 ed ideato come equivalente “spaziale” dei Flintstones (prodotti dalla stessa casa cinematografica americana, Hanna Barbera), in realtà il video è una possibile finestra sul futuro. Non tanto su eventuali (e possibili?) viaggi nello spazio ma soprattutto sulle possibilità ancora inesplorate della tecnologia di aiutare, incentivare, rendere migliore la scoperta di nuovi luoghi – nel video, per esempio, la famiglia del futuro ordina al ristorante grazie ai loro super smart phones, capaci di tradurre il menu “lunare”.

Voi come vedete il viaggio, nel futuro? E pensate davvero che lo spazio possa diventare davvero meta di turismo, un giorno?

Hai l’IPhone? Trovi lavoro…

È recente la notizia pubblicata da La Stampa: negli Stati Uniti è nato Gigwalk, un nuovo crowdsourcing volto a trasformare la nutrita comunità di possessori di IPhone in manodopera istantanea (e volontaria!).

L’impiego funziona così: un’azienda affida a un gigwalker (ovvero il membro di questa nuova comunità online) un compito da eseguire, facile e veloce, che in genere prevede lo scatto di più foto e l’invio di determinate informazioni attraverso l’applicazione specializzata.

Compenso: dai 3 ai 90 dollari a volta. Chi porta a termine correttamente il “gig”, ovvero “il compitino”, acquista affidabilità, che si concretizza in una classifica generale calcolata in punti. Questo l’unico criterio utilizzato per scegliere gli utenti ai quali affidare il lavoro.

Per ora Gigwalk, su IPhone negli Stati Uniti, non è ancora attivo in Europa. Utilizzato da società stradali (per la segnaletica) e immobiliari, ma con grande potenzialità per molte altre applicazioni, è un’iniziativa geniale.

Quanto tempo date a questa idea per arrivare anche in Italia?