CES 2012
Tutte le novità tecnologiche e i nuovi trend dal CES di Las Wegas, non ho potuto fare a meno di dare un’occhiata grazie a due interessanti articoli su Corriere Online e La Repubblica.
Tutte le novità tecnologiche e i nuovi trend dal CES di Las Wegas, non ho potuto fare a meno di dare un’occhiata grazie a due interessanti articoli su Corriere Online e La Repubblica.
Nel post di ieri sul suo blog, Luca de Biase ci parla di un bellissimo libro di Eli Pariser, The Filter Bubble, e dei suoi protagonisti, la tematica internet, la personalizzazione del servizio, l’utilizzo della rete come terreno comune piuttosto che di divisione. Da comprare, se ancora non l’avete fatto.
Dall’energia autoprodotta alla lettura della retina per prelevare il bancomat, dalla lettura del pensiero al comando vocale: questi i possibili scenari che si prospettano secondo lo studio IBM “5 in 5” sulle innovazioni che potrebbero cambiarci la vita nel prossimo lustro.
La timeline di Facebook da oggi è disponibile per tutti: il Social Media diventa un diario cronologico delle nostre vite, con tanto di “foto da copertina”. Quanti la adotteranno? https://www.facebook.com/about/timeline
Annoveriamolo tra i buoni propositi del 2012: le industrie del turismo prevedono/promettono di investire di più nei social media e nel mobile l’anno prossimo.
Tnooz , noto sito di tecnologia e dintorni geek, ha indetto un sondaggio internazionale annuale sui digital content insieme alla Frommer’s Unlimited che ha rivelato come l’80% delle compagnie stiano preparandosi a svilluppare durante il 2012 App per IPhone, con un 75% che mira a mettere a disposizione gli stessi servizi per IPad per la fine dell’anno.
Lo studio ha inoltre evidenziato come un quarto dei travel executive intervistati spera di poter tradurre i loro siti fino a 5 lingue durante l’anno prossimo.
La statistica ha inoltre messo in luce come sempre più aziende del turismo si stiano focalizzando sull’obiettivo finale di fidelizzare il cliente e non solo sul ricavo immediato derivante dalle prenotazioni online.
Sono fiducioso anche per l’Italia.
La Dag (Digital Advisory Group) ha appena effettuato uno studio: le Pmi che hanno adottato su larga scala il digitale crescono del 10% e con loro aumenta del 50% il margine operativo.
L’economia digitale italiana ha permesso un’espansione internazionale superiore di oltre il 200% grazie a esportazioni “Web enabled”.
Tra gli ostacoli allo sviluppo ulteriore dell’economia digitale – quel passo avanti di cui ancora necessitiamo per portarci alla pari dei livelli internazionali – è la banda larga, il cui uso in Italia è ancora molto limitato e posiziona il Paese in fondo alla classifica internazionale, ma anche la scarsa propensione all’eCommerce da parte di consumatori e aziende, la troppo parziale divulgazione dei servizi online nella Pubblica Amministrazione, limiti nel quadro formativo e carenze di competenze digitali qualificate.
Il report della Dag propone 12 idee da sviluppare per migliorare la situazione, di cui le più interessanti sono:
1. Colmare il digital divide, aumentando copertura e velocità delle linee ADSL.
2. Promuovere i servizi di egovernment esistenti migliorandone la fruibilità (esemplare l’esempio del Regno Unito per la Pubblica Amministrazione, con obiettivo di chiudere tutti gli sportelli “fisici” entro il 2013
3. Pianificare lo sviluppo di una formazione digitale di qualità, con un approccio collaborativo delle università e flessibilità dei piani di studio.
4. Costituire una Digital Experience Factory, ovvero una fabbrica a tutti gli effetti, con l’obiettivo di sviluppare competenze in modo innovativo
5. Incentivare le start up digitali con progetti e borse di studio, come il Working Capital e il progetto H-Farm.
Le domande ora sono: chi si fa promotore di queste attività? Quando? Come?
Mi ci ha fatto pensare il bravissimo Massimo Chiriatti de Il Sole 24 ore : viviamo in una società che è sempre più team, sempre più gruppo, sempre più sociale.
Se in principio chi era al vertice – o semplicemente chiunque volesse comunicare o vendere qualcosa al pubblico - “bombardava” di messaggi coloro che stavano più in basso, alla base della piramide o semplicemente in ascolto come pubblico, oggi il potere fra imprese e consumatori si sta sempre più riequilibrando grazie ad internet e all’interattività, con benefici per entrambe le parti (tu puoi dirmi cosa ti piace davvero e io posso finalmente saperlo con chiarezza).
Si lavora in gruppo insomma – che sia vero o virtuale – e proprio per questo ci si arricchisce, ribaltando un sistema a “catena di montaggio” che fino a pochi anni fa funzionava proprio perchè monodirezionale.
Questo comporta una presa di consapevolezza generale, da chi comunica a chi riceve la comunicazione – spesso anche i confini dei ruoli si annullano, in questo loop di comunicazione continua (è il cliente ad aver bisogno di me e io di lui): una Netarchia, come la chiama Chiriatti, di cui necessitiamo se vogliamo evitare l’assoggettamento e il ritorno a una gerarchia – nel senso più ampio del termine – che ormai non ci appartiene più.
Una “piattaforma partecipativa” globale (sempre citando Chiriatti) che ci aiuti a costruire un futuro come si deve, e come si può: al meglio.
Speriamo sia fattibile, speriamo sia uno dei grandi passi che internet ci ha aiutato a fare.
Venerdì ho partecipato alla presentazione dell’Assintel Report, che, come molti di voi già sanno, si propone di interpretare il mercato informatico nazionale e capire le priorità di investimento delle aziende utenti e i trend tecnologici che ci aspettano.
Durante questa sesta edizione sono stato invitato ad una tavola rotonda, “Costruiamo un’agenda digitale per il futuro: l’IT si confronta su idee, progetti e strategie”. Moderata da Alfredo Gatti, la discussione ha posto quesiti doverosi, che vi riassumo con le mie relative riflessioni.
Quest’anno, mi sento di poter condividere questa considerazione con voi, purtroppo non mi ha colpito nulla del campo IT: secondo me si sentono sempre le stesse cose. Come se non bastasse, è venuto a mancare l’innovatore che ha cambiato la tecnologia negli ultimi 50 anni… ora chi sarà colui che cambierà lo scenario futuro?
Nell’attuale panorama IT sta emergendo prepotentemente il Mobile, che per il mondo del Travel, ha nell’etimologia della parola, la correlazione al viaggio. Il mondo del turismo è stato ed è fortemente impattato da Internet: il 50% dell’e-commerce in Italia ha a che fare col turismo. La cosa fondamentale è che il Mobile non sia visto come una moda, ma come base sulla quale costruire nuovi servizi in futuro. Allo stesso tempo dobbiamo preoccuparci della multicanalità: bisogna focalizzarsi su diversi aspetti dell’IT, non solo sul Mobile, che peraltro, ricordiamoci, per alcune piccole agenzie resta comunque un plus.
I Social Media, ancora troppo spesso visti – almeno in Italia – come un gioco devono essere uno strumento business. Per il turismo, devono essere utilizzati per conoscere l’opinione del cliente e fornire il servizio ad hoc sulla domanda generata. Il 25% delle ricerche online viene effettuato su content generato dagli utenti, non dimentichiamolo mai. Anche Twitter è uno strumento di incredibile efficacia ed efficienza se usato correttamente, fino a diventare il customer service principale a cui il cliente si rivolge. I Social Media, dunque, portano qualità perché dimostrano l’attenzione dell’azienda verso il cliente, aiutano a diffondere un’immagine corretta della politica aziendale e rappresentano – o dovrebbero rappresentare – l’interazione. Il Social Media non è solo una vetrina, ma un modo per interagire in dialogo costante col cliente.
Da queste considerazioni e da molte altre è scaturita, la forte urgenza di occuparsi al più presto della banda larga e della necessità di un riutilizzo delle tecnologie già testate in progetti che si sono rivelati vincenti. Inutile secondo me assumere persone diverse – o cambiare metodi di lavoro – se hanno funzionato in precedenza. Insomma, cavallo vincente non si cambia, quindi utilizziamo i fornitori che hanno dimostrato grandi capacità di realizzazione dei progetti. Mi piacerebbe che questi due aspetti fossero inseriti al più presto nell’agenda digitale, è tempo di occuparsene.
Scusate se mi sono dilungato ma mi premeva condividere con chi non ha potuto esserci questi punti cardinali.
Michele Zonca, Marco Palladino, Augusto Marietti sono tre ventenni italiani, che hanno ottenuto 1,5 milioni di dollari per la loro start up concesso da Innovation Endeavors, venture capitalist californiano. Con questo finanziamento hanno fondato il portale Mashape, portale specializzato nella vendita di prodotti tecnologici.
Questa è una delle poche e rare storie di successo di italiani che sfondano (leggi nostrani Mark Zuckerberg): il primo a credere in loro fu infatti il fondatore della software house Funambol Fabrizio Capobianco.
In realtà però il vento sta cambiando: Riccardo Donadon (H Farm, da lui creato, vaglia ogni anno 500 start up tecnologiche e a oggi ne ha finanziate direttamente 32, con un tasso di sopravvivenza vicino al 90%) sostiene che si inizia a capire anche in Italia il valore aggiunto di queste menti “fresche”, che possono generare miliardi con un business plan adeguato.
Limitare la fuga di cervelli, dunque, si può: basta credere nelle nuove risorse, e guardare ai nuovi segnali di chi ha a che fare coi giovani ogni giorno: Paolo Marenco organizza, in collaborazione con alcune università italiane, tour nella Silicon Valley di studenti, startupper, investitori; Enrico Gasperini, che ha creato l’incubatore Digitalmagics, (25 start up fino ad ora).
Donadon sottolinea come le potenzialità per migliorare ci siano tutte, grazie alle competenze del Politecnico di Milano e di Torino, bisogna che crescano le figure che credono in questi progetti e li portino avanti.
Per saperne di più, potete consultare Panorama Economy del 21 settembre.
Nel 2009 la Virgin America fu la prima ad offrire il fleet Wifi in volo, e prosegue su questa linea di innovazione digitale. Come?
Con il Red System, con schermi high-definition e contenuti di intrattenimento quattro volte superiori ai precedenti.
In più, sarà permesso a chi vola di connettere i propri device prima, durante e dopo il volo.
Questi sono valori che contano per chi sempre più spesso lavora anche in viaggio.
Nel 2012 tutte queste innovazioni saranno già on board.
Io non potrei chiedere di più su un volo. Voi cosa ne pensate?