La Dag (Digital Advisory Group) ha appena effettuato uno studio: le Pmi che hanno adottato su larga scala il digitale crescono del 10% e con loro aumenta del 50% il margine operativo.
L’economia digitale italiana ha permesso un’espansione internazionale superiore di oltre il 200% grazie a esportazioni “Web enabled”.
Tra gli ostacoli allo sviluppo ulteriore dell’economia digitale – quel passo avanti di cui ancora necessitiamo per portarci alla pari dei livelli internazionali – è la banda larga, il cui uso in Italia è ancora molto limitato e posiziona il Paese in fondo alla classifica internazionale, ma anche la scarsa propensione all’eCommerce da parte di consumatori e aziende, la troppo parziale divulgazione dei servizi online nella Pubblica Amministrazione, limiti nel quadro formativo e carenze di competenze digitali qualificate.
Il report della Dag propone 12 idee da sviluppare per migliorare la situazione, di cui le più interessanti sono:
1. Colmare il digital divide, aumentando copertura e velocità delle linee ADSL.
2. Promuovere i servizi di egovernment esistenti migliorandone la fruibilità (esemplare l’esempio del Regno Unito per la Pubblica Amministrazione, con obiettivo di chiudere tutti gli sportelli “fisici” entro il 2013
3. Pianificare lo sviluppo di una formazione digitale di qualità, con un approccio collaborativo delle università e flessibilità dei piani di studio.
4. Costituire una Digital Experience Factory, ovvero una fabbrica a tutti gli effetti, con l’obiettivo di sviluppare competenze in modo innovativo
5. Incentivare le start up digitali con progetti e borse di studio, come il Working Capital e il progetto H-Farm.
Le domande ora sono: chi si fa promotore di queste attività? Quando? Come?