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L’online imbattibile dell’Inghilterra

Internet contribuisce all’8,3% dell’economia inglese, ci racconta la BBC in questo freschissimo articolo di oggi. E’ la percentuale più ampia fra gli altri Paesi del G20. L’economia internet inglese ammonta infatti a più di 2.000 sterline a persona, il che lo rende un settore più prolifico dei settori della sanità, delle costruzioni e dell’educazione. Anche per quanto riguarda le vendite online presenta statistiche da record.

Turismo: ma dove vai se il B2B non ce l’hai … ?!?

Nelle scorse settimane, in un paio di occasioni “pubbliche” (Forum della Comunicazione Digitale e Cerimonia di Consegna dei Diplomi del Master in Tourism Management IULM), mi è capitato di ritornare su un tema che ritengo fondamentale per l’evoluzione moderna dell’eCommerce nel settore del Turismo.
Sappiamo (fonte Politecnico di Milano) che il Turismo rappresenta circa il 50% del totale eCommerce in Italia. Ma di turismo c’è ben poco, essendo questa componente largamente dominata dalla vendita di Voli, Treni e Hotel sia attraverso le Online Travel Agency che direttamente. Molto basse le vendite di pacchetti di Tour Operator e quasi inesistenti le vendite di ricettività e di attività locali.
Questo fenomeno non è peculiare solamente al nostro Paese. Ma viene particolarmente evidenziato proprio in Italia, dove la frammentazione dell’offerta turistica, secondo ogni segmentazione possibile (culturale, enogastronomica, paesaggistica, balneare, etc.), incontra nella Rete una ottima opportunità di promozione, ma, al tempo stesso, un potenziale ostacolo alla commercializzazione.
Per questo insisto nel ripetere che, finchè si ragionerà solamente in termini di promozione, difficilmente l’onda crescente dell’eCommerce trainerà le vendite di Turismo. Bisogna promuovere la nascita e lo sviluppo di piattaforme che aggreghino contenuto locale e lo distribuiscano attraverso tutti i canali attraverso i quali i prodotti turistici raggiungono il Cosnumatore Finale. In sintesi, non si può fare B2C se prima non si realizza il B2B.
Altrimenti sarebbe come promuovere con dovizia di investimenti il marchio di un bene che poi il Cliente non riesce a trovare in nessun punto vendita (il buon vecchio concetto del “Push & Pull”) …

Wikipedia: l’etica delle informazioni

Luca De Biase questo weekend ha riportato una diatriba buona e giusta su Wikipedia, “sforzo collettivo di divulgazione”. Questo strumento è davvero fonte di informazione credibile? L’anonimato, ad oggi permesso, non rende la documentazione che Wikipedia fornisce pericolosamente soggetta a storpiature?

E’ arrivato Startle.com

Forbes Travel Guide lancia Startle, un nuovo sito di luxury travel che sarà disponibile in 72 mercati negli Stati Uniti e 5 internazionali (Hong Kong, Macao, Pechino, Singapore, Repubblica Domenicana).

Per la prima volta, infatti, la rinomata guida di viaggio sarà disponibile online insieme a contenuti di esperti che si occuperanno di hotel, ristoranti e spa di lusso.

Una piattaforma che metterà a disposizione anche uno spazio di confronto e dialogo fra consumatori ed esperti del settore (sommelier, General Manager..) e offerte speciali di viaggio.

In competizione con Oyster e Jetsetter il sito si propone come guida ai viaggi di lusso.

Buona lettura.

Cosa manca (di solito) ai siti di vendita viaggi

Quante volte avete inveito contro il monitor del vostro computer per l’assenza o la scarsità di customer service su un sito online dove avevate acquistato?

Per il settore dei viaggi la cosa si fa anche più complicata.

Ecco che allora Tnooz stila una classica degli 8 peccati cardinali dell’online customer service nel travel .

Ve li riassumo qui perché mi sembrano punti molto validi.

1. Non avere un customer service online

2. La non chiarezza

3. La non risposta o risposta lenta

4. Non pubblicare aggiornamenti

5. Ignorare il cliente

6. Non avere un coordinamento col customer service effettivo (ovvero ricevere 10 risposte tutte diverse le une dalle altre)

7. Non analizzare feed-back

8. Non aggiornare il sito in caso di crisi

Questi possono sembrare punti banali, ma Timothy O’Neil-Dunne li elenca a ragione, visto che molti siti o non pensano a questi punti oppure ci pensano ma non agiscono di conseguenza.

E secondo voi? Aggiungereste altri punti alle mancanze dei siti travel online?

Facebook? Fa bene agli anziani

I social network vanno forte fra gli over 65: da un articolo de La Stampa i dati, abbastanza sorprendenti, che riportano il beneficio che gli anziani traggono dai social netwrok.

Ben un milione e mezzo di anziani in Italia li usa per tenersi in contatto con amici e parenti, secondo le stime dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria (Aip), e proprio grazie agli stimoli della rete sarebbero proprio questo gruppo a mantenere il cervello allenato e ad avere meno problemi di memoria, o almeno così dimostra uno studio condotto in due Residenze Sanitarie Assistite italiane della provincia di Cremona e di Brescia.

Marco Trabucchi, presidente dell’Aip, spiega che negli ultimi anni il numero di anziani “in Rete” è cresciuto dell’80%, con un 8% circa del totale degli iscritti a Facebook che supera i 65 anni.

Cosa ne pensate? Credete che i social network possano essere un aiuto per gli anziani, soprattutto per sentirsi meno soli?

Risparmiare? Si può, con i gruppo d’acquisto.

Dopo i social media, la novità del 2010 sono stati i gruppi d’acquisto. Cosa sono?

Siti internet ai quali la gente si iscrive per trovare – e approffitare di – sconti notevoli su beni e servizi, in particolar modo sulle categorie che riguardano la ristorazione, il benessere, lo sport, l’intrattenimento e il turismo.

 Groupon, la prima società che ha sviluppato questo tipo di business, ha fatto furore e oggi detiene la leadership seguito da Groupalia, Giamoo, Letsbonus e altri.

 La prima svolta, come si evince dalla ricerca pubblicata dalla Nielsen, è stata registrata il luglio scorso, con visite sui siti in questione che per Groupon in agosto hanno raggiunto quasi 2 milioni di utenti.

Il fatto che questi sistemi di acquisto agevolato online funzionino è testimoniato anche da una ricerca di Nielsen sugli ultimi 6 mesi del 2010, effettuata con il servizio BuzzMetrics: il passaparola in rete ha generato  oltre 2 mila messaggi sul sito di Groupon!

Io la trovo una bella iniziativa, specialmente in tempo di crisi, che abbina il risparmio ad un’opera di marketing online mirata.

E voi? Vi fidate dei gruppi d’acquisto? A che siti vi siete iscritti e come vi siete trovati?

Quanta CO2 produce una mail?

È della General Electric l’applicazione online che permette di tradurre in emissioni di anidride carbonica le comuni attività quotidiane.

Grazie ad  “How Much CO2 is created by”, infatti, programma creato dal designer David McCandless, basta andare sul sito dedicato per scoprire quanto inquiniamo ogni giorno.

Asciugarsi le mani con carta assorbente fa emettere 10 g di CO2, mentre un’ora davanti ad un pc alza le emissioni a 34 g.

Internet-dipendenti, siete avvisati. Skype è molto più inquinante di Facebook: 24 milioni di tonnellate di CO2 prodotte all’anno contro i 13.6 prodotti da Facebook. Sentitevi liberi di mandare email, però: ammontano solo a 4g di CO2 ognuna.

 Ben poco confrontato con le emissioni di CO2 che emette un volo da New York a Miami: 193 Kg di CO2 a persona.

 Patiti dei matrimoni, ripensateci: una cerimonia con 100 invitati produce 5 tonnellate di CO2. Anche gli amanti del calcetto possono prendersi la loro colpa: una partita produce 820 tonnellate di CO2 (i mondiali del 2010 hanno emesso 2.8 milioni di tonnellate).

 I più inquinanti? Gli australiani, con ben 30 tonnellate di CO2 per persona, seguiti dai nordamericani (28). Gli europei sono messi un po’ meglio (con 15 tonnellate per ogni cittadino inglese).

 Ma allora come si fa a vivere una vita a “zero-emissioni”? Raccogliere una mela in giardino invece che comprarla al supermercato, asciugare la biancheria al sole e fare un bagno con acqua riscaldata dai pannelli solari può portarvi allo scettro di cittadino responsabile a zero emissioni.

Certo, avrete anche zero forza fisica alla fine di una giornata all’insegna del risparmio di CO2. Ma per l’ambiente si fa questo ed altro, no?

Internet più sicuro per tutti

Oggi è il “Safer Internet Day 2011″

Magari alcuni di voi non lo sanno: si festeggia ogni anno il secondo giorno del secondo mese dell’anno, che quest’anno ricorre l’8 Febbraio.

È un’iniziativa meritevole, nata per creare consapevolezza tra i più giovani – bambini e ragazzi – sul mondo di internet e per promuovere un utilizzo più sicuro e responsabile della tecnologia online e mobile.

Quest’anno il tema è virtual lives, vite virtuali, e lo slogan “It’s more than a game, it’s your life” (è più di un gioco, è la tua vita) credo rappresenti al meglio lo scopo di questa manifestazione. In particolare, si parlerà di giochi online (quelli che una volta si definivano videogames) e di social networking (facebook, twitter…), ovvero le due principali attività online utilizzate dai giovani in Europa.

Il messaggio ai ragazzi? Dietro gli pseudonimi, gli avatar, i nomi che vi date, esiste una persona reale e questo porta a conseguenze reali e tangibili. So già che i più maliziosi tra voi stanno già pensando a qualche persona reale che invece desidereste tanto fosse solamente un avatar …

Scherzi a parte, l’iniziativa è seria e molto valida. Tanti i modi per partecipare e dare una mano affinchè il mondo online diventi più sicuro, dal logo scaricabile dal sito alla condivisione dei diversi eventi organizzati nel mondo.

L’anno scorso ha visto partecipare 65 paesi nel mondo e più di 500 eventi coinvolti.

PhoCusWright sull’Online in Italia

Segnalo l’intervista di Maria Tuttocuore, Analista di PhoCusWright per l’Italia. Maria fa il punto sullo stato dell’online nel comparto turistico Italiano.
La conferma di molte cose discusse anche su questo Blog con dati aggiornati.

Aggiungo solamente un paio di commenti:

  • quando pensiamo all’Online in Italia, non dimentichiamo (come sottolinea Maria) che parte di quello che transita sui siti delle OTA viene generato da Agenzie di Viaggio tradizionali che trovano più conveniente (economicamente, in termini di tempo, facilità, completezza di contenuto o altro) utilizzare questo canale rispetto ad altri;
  • andrebbe valutato anche il volume di business generato Online direttamente dai Provider: sempre più, infatti, la disintermediazione sta impattando alcune delle componenti dell’Industria dei Viaggie  Turismo (trasporti aerei e ferroviari, in primis).