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Ristoranti e mondo online

La ristorazione è un business che deve parlare anche la lingua del web: secondo una ricerca della Coldiretti il campo dell’enogastronomia vale cinque miliardi ed è l’unico non zoppicante (anzi, in crescita) in questo periodo di lunga crisi. Non solo: sempre secondo la ricerca, è il vero motore che spinge i turisti alla vacanza made in Italy.

E qui non c’è stupirsi: l’Italia conta ben 221 denominazioni di origine riconosciute a livello comunitario e ben 4.511 specialità tradizionali censite dalle regioni. 

Comunichiamoli, allora, questi valori, nell’unico modo possibile per far sì che arrivino a chi è lontano, per invogliarlo a toccare con mano la nostra cultura enogastronomica: con il web.

Facciamo “vivere” i ristoranti anche a distanza, con video, ricette, sconti, offerte offerte sui siti dedicati, facebook e twitter.

Turismo globale: cinesi, potenziale enorme per l’Italia

Un articolo recente della Stampa di Marco Alfieri mi ha fatto riflettere sul potenziale che avrebbero per l’Italia i turisti cinesi. Quelli ricchi.

I dati stimano circa un milione di turisti cinesi sbarcati nel nostro Paese nel 2010. Alcuni di loro hanno un grande potenziale come turisti “modello”: la Cina ha contato l’anno scorso 800.000 milionari.

Molti investono, a casa loro, su brand di lusso italiani (Ferrari, Bulgari) e decidono di viaggiare in Italia (leggi Costa Smeralda, Cortina, crociere) quando vanno all’estero.

Questo almeno avveniva fino al 2009: nel 2010 infatti sono calati del 12% rispetto al resto d’Europa. Eppure a loro il nostro Paese – e in particolare la città dove vivo, Milano – piace, e tanto: i 200.000 cinesi passati per il capoluogo lombardo hanno consumato in città il 41% del loro budget italiano, il 24% solo nei negozi di Montenapoleone. Sono secondi assoluti come turisti extraeuropei in Italia, dietro ai russi ma davanti ad americani e giapponesi (l’avreste detto?).

 Ma come a tutti, a loro piace ritrovare almeno un po’ della loro cultura qui negli hotel, ma è difficile trovare giornali o tv nella loro lingua e piatti locali tipici che li facciano sentire a casa. E soprattutto mancano tour operator italiani che organizzino i pacchetti turistici. Insomma, ancora una volta, non siamo organizzati per riceve chi potrebbe dare una bella spinta alla nostra economia.

Chi si fa avanti? Non possiamo davvero lasciarci scappare “un’occasione” così.

Italia? Motore della legislazione turistica comunitaria

Ogni tanto il nostro nome all’estero riecheggia per buoni motivi.

È a Bruxelles che Antonio Barreca, responsabile degli Affari Europei di Federturismo Confindustria, fa il punto sull’evoluzione della legislazione turistica comunitaria.  Il CESE, Comitato Economico e Sociale Europeo, ha infattti allo studio una legge-quadro europea per il turismo.

E viene fuori che l’Italia è il Paese che più sta scrivendo la politica europea del turismo al momento. Barreca ha sottolineato come l’Italia sia in una posizione di vantaggio senza precedenti in sede comunitaria: le iniziative in programma sono numerosissime, anche grazie al grande contributo proprio di Federturismo Confindustria che è il referente ufficiale nazionale sia in Commissione Europea che nel Parlamento europeo.

Tra le iniziative eventuali, l’istituzione di una carta dei servizi e di un Marchio di Qualità del turismo europei e una promozione mirata di pacchetti per grandi eventi come l’Expo.

Riusciremo a concretizzare questi propositi?

L’Italia: debole crescita del Pil. Ma rispetto a chi?

Marco Fortis ha scritto un articolo molto interessante sul Sole 24 Ore, intitolato “L’Italia passa l’antidoping del Pil”, un approfondimento sulla questione Pil italiano versus Pil del resto del mondo, ma soprattutto verso quello Statunitense.

Facendo luce su un fatto molto importante: i dati economici sul Pil, e sulla situazione economica, statunitense sono stati “falsati” (ed il falsato è fra virgolette perchè di distorsione di visione economica si parla, e non di statistiche oggettivamente errate) dalla famosa bolla.

Sui giornali come nelle conversazioni si sente costantemente il paragone fra la bassa crescita economica dell’Italia negli ultimi dieci anni rispetto a quella americana, come se dovessimo guardare agli States con il naso all’insù.

Ma verificando i fatti la crescita è stata in realtà fittizia: è vero, tecnicamente la crescita del Pil  degli Usa fra 2000 e 2008 è stata del 18,6%, tre volte tanto l’Italia.

Ma la domanda non è più “quanto”, qui, ma “come”.

La “bolla” ha generato un incremento occupazionale nel mondo dell’edilizia di 1,2-1,7 milioni di persone. Questo è il risultato di una crescita fondata sui debiti, che ha dato poi i suoi “risultati” scoppiando nella grande crisi.

Tra 2007 e 2010 la ricchezza degli americani è infatti diminuita di ben 8.700 miliardi di dollari in termini reali, mentre in Italia nello stesso periodo la ricchezza delle famiglie è diminuita solo del 3,4% (“solo” 1.900 miliardi di dollari di patrimonio, se vogliamo spostare il confronto e la proporzione sulle famiglie americane, che invece hanno bruciato ben 6,800 miliardi in più).

Ed anche per quanto riguarda il deficit federale primario Fortis ci apre gli occhi: tra 2009 e 2011 dovrebbe aggravarsi di 3,000 miliardi di dollari per gli Stati Uniti, mentre per l’Italia dovrebbe addirittura risultare positivo nel 2011.

Ancora una volta quindi, è dimostrato come dalle vecchie lezioni ci sia ancora da imparare: non si ottiene nulla facilmente, e una crescita costruita sul debito è una non-crescita. Meglio un lavoro lento costruito step by step che una ricchezza costruita sul nulla.

Basta, quindi, con i paragoni con altri paesi che hanno pagato con una lunga povertà la loro ricchezza temporanea. Le crescite veloci e “indolori”, spesso, fanno in fretta a trasformarsi in fumo.

Federalberghi: si tirano le somme dei primi mesi del 2011

Scoraggiante il comunicato diffuso da Federalberghi sulla situazione turistica dei primi due mesi del 2011.

Non è stata certo una sorpresa leggere che le statistiche mostrano dati in negativo. Forse la sorpresa è solo per chi continua a sciorinare dati ottimisti senza connessione con la realtà.

Le presenze negli alberghi calcolate tra gennaio e febbraio segnano il -0,6%. 

Si registra infatti un +3,3% di presenze per il mese di gennaio ed il -4,4% di presenze a febbraio.

Come se non bastasse, il termometro dell’occupazione nel turismo segna una media sotto zero dell’1,2% (per la precisione -2,4% per i contratti a tempo indeterminato e +1,6 per quelli a tempo determinato).

Questo weekend, il 19 marzo a Firenze a Palazzo Vecchio, si è svolta la 61esima assemblea della Federalberghi. Tema centrale del convegno: “Turismo, quale federalismo per lo sviluppo”, che tocca un tasto dolente dell’organizzazione turistica italiana.

Spero di potervi far avere al più presto un post con un racconto dettagliato, ma, volendo oggi riassumere, si può dire che Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, non è certo ottimista.

Commenta infatti amareggiato: “Leggere che le presenze alberghiere sono diminuite dello 0,6% nei primi due mesi dell’anno (rispetto ai primi due mesi del 2010) significa che tutte le tipologie turistiche attualmente in ‘funzione’ (località montane, località termali, città d’arte e città d’affari) hanno perso sia in arrivi sia in pernottamenti.”

Eppure le tariffe rimangono le stesse, se non in calo, rispetto al carovita scatenato dalla crisi dei Paesi del nord Africa (si parla di un aumento delle tariffe dello 0,5% rispetto a un aumento del carovita del 2,1%).

Cosa si può fare per combattere la crisi? Stiamo attraversando un periodo difficile da troppo tempo e serve una scossa che muova il sistema e, soprattutto, ribalti i numeri presentati da Federalberghi.

Abbiamo così tanto, perchè non riusciamo a comunicarlo?

Buon compleanno Italia (unita)!

Oggi si festeggiano i 150 anni dell’Unità d’Italia.

In occasione della celebrazione sono tanti gli eventi organizzati: a Quarto, quartiere di Genova, partì Garibaldi con i Mille nel 5 maggio 1860. Troverete iniziative speciali all’acquario di Genova e ai Musei di Strada Nuova.

A Gaeta, dove nel 13 febbraio del 1861 viene issata la bandiera tricolore, è stato organizzato un tour della Riviera (Sperlonga, Formia e Minturno). A Roma ci sarà l’inaugurazione del Parco  degli Eroi al Gianicolo, la visita al nuovo Museo di Porta San Pancrazio e la Notte tricolore (anche a Torino e Firenze, con eventi notturni nelle piazze principali), mentre a Milano aprirà al pubblico lo spazio “Cattedrale” della Fabbrica del Vapore – per la creatività giovanile – e la mostra su Napoleone.

Anche il Fai ha dedicato 150 beni al 150enario del Tricolore, visitabili, insieme a molti altri in tutt’Italia, il weekend del 26 e 27 marzo, la Giornata Fai di Primavera. Purtroppo, compleanni a parte, c’è poco da festeggiare. La salvaguardia della nostra cultura è infatti in pericolo: il Ministero per i beni culturali ha recentemente annunciato tagli del 10%.

Ed è proprio forse per mettere l’accento sul nostro patrimonio, e su quanto vada protetto, che quest’anno si potranno visitare 660 beni, tra i quali il Palazzo del Quirinale a Roma, la grande Sala settecentesca del Tricolore a Reggio Emilia, dove venne adottato il vessillo nei tre colori verde, bianco, rosso assunti nel 1848 come bandiera nazionale.

Parlando di quello che abbiamo da offrire, però, va sicuramente riportato l’intervento dei presidenti di Fiavet  Toscana, Andrea Donati, e della Federalberghi regionale, Paolo Corchia. Nonostante le critiche e le problematiche sollevate da molti per questa festa nazionale,infatti, è vero, come affermano loro stessi, che questo weekend sarà un’ottima opportunità per il turismo. Tanti i visitatori previsti in visita alle città d’arte in questo weekend lungo.

Anche il turismo è un settore che porta guadagni, che contribuisce al Pil e alla stabilità del Paese e bisogna quindi portare un po’ d’ottimismo, forse, riguardo a questa iniziativa che tanto è stata discussa.

Voi cosa ne pensate?

Fanalino di (quasi) coda

Lonely Planet stila la classifica delle 10 destinazioni top per il 2011.

L’Italia? Al settimo posto.

Buon week end a tutti.

Rassegna stampa

In questo periodo di overdose storica, è ancora più piacevole imbattersi in contenuti degni di interesse. Oggi, mentre insieme ai Santi c’è chi festeggia un compleanno minaccioso per il Paese intero, condivido con voi il pensiero di un viaggiatore abilissimo.

Gary Arndt si è ritagliato un sabbatico di 3 anni e ha viaggiato per il mondo in lungo e in largo, divenendo un guru tra i travel blogger del pianeta. La sua esperienza di culture e paesi diversi lo ha portato a stilare 20 verità, che vi invito a leggere direttamente.

Lo spunto che più mi ha colpito, soprattutto perché lo condivido in pieno, è:

  • I media raccontano bugie

E’ vero! Il sensazionalismo, i titoloni sui giornali, i drammi: siamo in effetti soggetti a un lavaggio del cervello che spesso ci fa ridurre la mappa mondiale a una manciata di destinazioni “sicure”. Noi italiani lo sappiamo bene, con tutte le copertine che ogni tot vengono dedicate al nostro paese in versione “spaghetti – western”!

Arndt, nel suo vagabondare, scopre anche che il desiderio di esplorare ci accomuna e che tutti sognano di poter abbandonare le proprie radici per andare nel mondo. Pochi possono farlo. Tra questi, circa 800 milioni di cinesi. Un turismo potenziale che guarda all’Italia come la meta del sogno.

Qui mi riallaccio a un secondo articolo – stavolta cartaceo – degno di menzione. E’ l’analisi che il giornalista Giampaolo Visetti fa del paradosso istituzionale in cui cadiamo nei confronti della Cina. Da un lato il Governo insegue il salvagente giallo alla disperata ricerca di appiglio, dall’altra non si preoccupa di gestire, viziare e quindi attrarre proprio quel gigantesco bacino di utenza turistica offerto dalla borghesia cinese. E infatti, si scopre, questi le valigie le fanno. Ma per andare altrove.

Auguri a tutti!

Noi che andavamo a raccogliere camomilla con la mamma

Qualche sera fa, ritornando dopo una lunga e pesante giornata, sono rimasto colpito da una scena che voglio condividere con voi. La scenografia era una delle peggiori che il più squallido regista cinematografico potrebbe pensare: cintura di Milano, casello autostradale. Cemento, asfalto, cemento, asfalto e, ancora, cemento ed asfalto. Con contorno di auto, camion e tubi di scarico. Bene, in controluce rispetto al rosso del tramonto, sul crinale di un terrapieno appena fuori della sede stradale, le ombre di due vecchietti: uno spingeva la bicicletta, l’altro gli camminava di fianco aiutandosi con un bastone. E chiacchieravano. Pensate che strano: non “twittavano”, non “postavano”. Chiaccheravano, procedendo con quella lentezza che fa venire quasi invidia. La scena era tutta qui. Ma mi ha colpito.

Mi ha fatto riflettere su qualcosa a cui penso spesso. A quanto la bellezza spesso si nasconda nelle cose semplici. Uno dei ricordi più belli che ho del piccolo paese in cui sono cresciuto è rappresentato dai pomeriggi nei quali mia mamma ed io andavamo a raccogliere i fiori di camomilla. Nulla di speciale. Se non fosse che per molti la camomilla nasce nelle buste che troviamo nei supermercati delle nostre città. Invece no. Io ho avuto la fortuna di raccoglierla nei prati. Per me è tante altre cose: il calore dei campi fioriti, lo sguardo di mia mamma, il profumo dell’erba e dei fiori.

Cosa c’entra questo con il turismo ? Forse nulla. Non sto proponendo di organizzare tour ai caselli autostradali per osservare i vecchietti che passeggiano. E neppure di puntare sulla raccolta di camomilla per rilanciare il turismo nelle nostre campagne (nonostante alcune zone abbiano costruito un’offerta turistica sulla vendemmia o sulla raccolta delle mele). Voglio solo sottolineare che sono convinto che la semplicità premi. Spesso pensiamo a come poter arricchire e rendere più ricca l’offerta turistica di un Paese che è già bellissimo così com’è, senza aggiungerci orpelli baroccheggianti. La semplicità non è un limite. Bensì una ricchezza. Le complicazioni le possiamo lasciare a chi “forse capisce la vita” perchè “è più pratico”, nell’accezione Ligabuiana (orribile neologismo che non avrà mai successo…) dell’espressione. A me, personalmente, l’Italia sembra bella così com’è perchè, a parte il titolo di questo Post che sembra quello di un film di Lina Wertmuller, mi piacciono le cose semplici: lo sguardo di un bimbo cresciuto tra le montagne la prima volta che vede la distesa sconfinata del mare, oppure il senso di libertà quando chi è nato vicino al mare si immerge nella natura della montagna. Come si può lavorare perchè la semplicità del nostro Paese diventi una ricchezza ?

Pensavo da qualche tempo a questo concetto. La coincidenza dei due vecchietti, unita ai recentissimi post di Roberta e di Davide sulla cultura “No Logo”, mi hanno spinto a scrivere.

Il taxista di Bruxelles

Sono rientrato ieri pomeriggio da una “missione” di 24 ore a Bruxelles. Missione estremamente interessante per il tema che ci appassiona: come far tornare l’Italia il Paese leader nel turismo mondiale. Appena riesco ad uscire dagli impegni quotidiani pressanti di questi giorni scriverò di questi incontri perchè volevo condividere con voi idee e tematiche discusse.

Velocemente, però, voglio lasciare un commento. Dopo queste 24 ore di discussioni importanti e di ottimismo e voglia di fare per rilanciare il sistema turismo Italia nel mondo cosa mi succede?!?

Salgo su un Taxi, dico che devo andare all’aeroporto e che partirò con Alitalia, per dare un’indicazione precisa al Tassista. Parola magica. Da quel momento, partendo dalla domanda “ma Alitalia non era fallita???“, mi sono dovuto sorbire tutte le domande e considerazioni di questo, a dire il vero molto informato, tassista. Non si è fatto mancare nulla: i rifiuti di Napoli, la delinquenza, la Sanità che non funziona, la corruzione. Sapeva, o credeva di sapere, tutto. E tutto quello che di negativo si può pensare del nostro Paese. E lo sapeva da trasmissioni e da notizie dei mezzi di coumunicazione del suo Paese.

Ho sostenuto un’accalorata difesa dell’Italia. Ma, onestamente, non penso di averlo convinto…

Verrà mai in vacanza da noi?!? Non vorrei tradire il mio tipico ottimismo, ma temo proprio di no. Almeno non quest’estate…