Facebook: il “mi piace” si trasforma…
E’ la Repubblica che ci racconta meglio la situazione delle future App di Facebook (60 in tutto), che introdurranno nuove azioni. Con “ho comprato” o “mi sto cucinando”, il “mi piace” pare sempre più obsoleto…
E’ la Repubblica che ci racconta meglio la situazione delle future App di Facebook (60 in tutto), che introdurranno nuove azioni. Con “ho comprato” o “mi sto cucinando”, il “mi piace” pare sempre più obsoleto…
La timeline di Facebook da oggi è disponibile per tutti: il Social Media diventa un diario cronologico delle nostre vite, con tanto di “foto da copertina”. Quanti la adotteranno? https://www.facebook.com/about/timeline
Come ci si comporta sui Social Network?
Esiste un galateo da rispettare? Mymarketing e Brandforum.it (nella persona di Gabriella Vivaldi) ci aiutano con un decalogo ad hoc (la Social Net-iquette, come viene chiamata nell’articolo).
La premessa è doverosa: ultimamente grandi brand hanno scatenato – involontariamente – polemiche su Facebook e Twitter (vedi il caso di Patrizia Pepe) causa mal-gestione dei suddetti media da parte di grandi, grandissimi aziende che si sono trovate impreparate a gestire una crisi (leggi: lamentele o insulti sui Social Network da parte dei compratori).
Come fare, allora, a uscirne a testa alta?
Brevemente riassumo il decalogo, che sottoscrivo in pieno.
1) Mai reagire d’impulso e rispondere con osservazioni concrete 2) è necessario far percepire che dietro il brand c’è una persona 3) rispettare sia il brand che l’utente 4) esprimersi educatamente 5) fare e ricevere critiche costruttive 6) non dilungarsi troppo e utilizzare invece la mail per spiegarsi, se necessario 7) essere chiari, avere coraggio e rispondere sempre, anche se i commenti sono negativi 8 ) mai cancellare i commenti 9) mantenere il rispetto di diverse culture 10) non giudicare.
Queste nozioni possono sembrare banali ma sono utilissime: il dialogo fra brand e consumatore deve essere reciproco e rispettoso. Questo è un equilibrio delicato da mantenere, ma doveroso da tenere presente quando una gaffes è ha portata di mano (e le gaffes in questo campo sono 10 volte peggiori, visto che il bello dei Social Network è che tutto avviene in tempo reale ed ha un’eco difficile da fermare…). Un passo falso, e lo saprà tutta la rete….ricordatevelo!
Venerdì ho partecipato alla presentazione dell’Assintel Report, che, come molti di voi già sanno, si propone di interpretare il mercato informatico nazionale e capire le priorità di investimento delle aziende utenti e i trend tecnologici che ci aspettano.
Durante questa sesta edizione sono stato invitato ad una tavola rotonda, “Costruiamo un’agenda digitale per il futuro: l’IT si confronta su idee, progetti e strategie”. Moderata da Alfredo Gatti, la discussione ha posto quesiti doverosi, che vi riassumo con le mie relative riflessioni.
Quest’anno, mi sento di poter condividere questa considerazione con voi, purtroppo non mi ha colpito nulla del campo IT: secondo me si sentono sempre le stesse cose. Come se non bastasse, è venuto a mancare l’innovatore che ha cambiato la tecnologia negli ultimi 50 anni… ora chi sarà colui che cambierà lo scenario futuro?
Nell’attuale panorama IT sta emergendo prepotentemente il Mobile, che per il mondo del Travel, ha nell’etimologia della parola, la correlazione al viaggio. Il mondo del turismo è stato ed è fortemente impattato da Internet: il 50% dell’e-commerce in Italia ha a che fare col turismo. La cosa fondamentale è che il Mobile non sia visto come una moda, ma come base sulla quale costruire nuovi servizi in futuro. Allo stesso tempo dobbiamo preoccuparci della multicanalità: bisogna focalizzarsi su diversi aspetti dell’IT, non solo sul Mobile, che peraltro, ricordiamoci, per alcune piccole agenzie resta comunque un plus.
I Social Media, ancora troppo spesso visti – almeno in Italia – come un gioco devono essere uno strumento business. Per il turismo, devono essere utilizzati per conoscere l’opinione del cliente e fornire il servizio ad hoc sulla domanda generata. Il 25% delle ricerche online viene effettuato su content generato dagli utenti, non dimentichiamolo mai. Anche Twitter è uno strumento di incredibile efficacia ed efficienza se usato correttamente, fino a diventare il customer service principale a cui il cliente si rivolge. I Social Media, dunque, portano qualità perché dimostrano l’attenzione dell’azienda verso il cliente, aiutano a diffondere un’immagine corretta della politica aziendale e rappresentano – o dovrebbero rappresentare – l’interazione. Il Social Media non è solo una vetrina, ma un modo per interagire in dialogo costante col cliente.
Da queste considerazioni e da molte altre è scaturita, la forte urgenza di occuparsi al più presto della banda larga e della necessità di un riutilizzo delle tecnologie già testate in progetti che si sono rivelati vincenti. Inutile secondo me assumere persone diverse – o cambiare metodi di lavoro – se hanno funzionato in precedenza. Insomma, cavallo vincente non si cambia, quindi utilizziamo i fornitori che hanno dimostrato grandi capacità di realizzazione dei progetti. Mi piacerebbe che questi due aspetti fossero inseriti al più presto nell’agenda digitale, è tempo di occuparsene.
Scusate se mi sono dilungato ma mi premeva condividere con chi non ha potuto esserci questi punti cardinali.
Android versus iOS, e poi Windows Phone 7 e Blackberry: le piattaforme tecnologiche sono ormai il ring dove si incontrano e scontrano le app a loro dedicate.
Un articolo di Mymarketing di Roberto Bonin ci comunica il record di download di app negli ultimi mesi.
Si segnala in particolare un aumento di download per le applicazioni di viaggio e turismo, seguite dalle app dei social network (non solo facebook e twitter, ma anche Foursquare, FriendFeed, Gowalla).
Anche Alitalia e Trenitalia sembrano essere molto apprezzate: facilitano le pratiche di viaggio, per non parlare di tutte le app che informano il lettore delle news dell’ultimo minuto (vedi Ansa, Corriere).
Impossibile dimenticarsi di Angry Birds, ma anche le grandi aziende che per la prima volta hanno scelto di buttarsi in questo mondo raccontandosi con una voce diversa (considerata la piattaforma).
Qualche esempio? Barilla con iPasta, Poltrona Frau e molti altri con una sinergia di app che collega advertising, social media marketing e CRM.
E voi? quale app usate?
Un recentissimo post di Antonello Maresca sul suo blog omonimo mi ha fatto riflettere non poco: segnalava la cancellazione – improvvisa e irreversibile – di una pagina aziendale Facebook sul Progetto WTM, “laboratorio collaborativo tra i maggiori esperti di marketing turistico”, come da lui stesso definito.
Dopo 18 mesi di vita e 2200 fan, la pagina è sparita, cancellata forse da uno degli amministratori, così, da un giorno all’altro.
Antonello sottolineava come sia incoerente il fatto che queste pagine business – su cui un’azienda a volte investe tempo e denaro – manchi di un punto di riferimento reale: si è provato a compilare form e contattare l’assistenza, ma non ci sono stati risultati.
Ecco quindi che da un momento all’altro, senza alcuno avviso agli altri amministratori della pagina (in questo caso erano 9) che il prodotto sarebbe stato soggetto ad eliminazione, lo sforzo di un anno e mezzo scompare così, senza tracce e senza rimedio.
Spesso non ci pensiamo, ma lo strumento di Facebook è fortissimo e molto fragile allo stesso tempo.
Ci sono in vista cambiamenti a riguardo, però, e spero arrivino il prima possibile…voi cosa ne pensate? Avete già buone notizie da darmi?
Luca de Biase in un post recente sul suo blog omonimo affronta l’annosa questione: la pubblicità è meglio su Google o su Facebook?
Difficile anche solo confrontare i due mezzi, anche se oggi sappiamo molto bene che gli utenti della rete passano moltissimo tempo sul Social Network.
Circa 12 milioni di persone in Italia, infatti, si connettono ogni giorno a Facebook.
Come arrivare a loro attraverso la pubblicità? Funziona di più il Social Network o Google?
Sicuramente la rivalità fra i due è aperta e dichiarata: è di pochissimi giorni fa la notizia che afferma che Facebook abbia pagato una società di relazioni pubbliche per far parlar male dell’avversario.
Perchè?
Perchè Google sta ora mettendo in atto quello che Facebook fa da tempo: mappare le connessioni dei suoi utenti, raccogliendo informazioni per poterle poi usare per l’ideazione di pubblicità mirate (attraverso agenzie che comprano e “traducono” queste informazioni in operazioni di marketing).
E allora via libera a mosse scorrette e lotte per accaparrarsi la fetta maggiore di utenti.
Perchè in amore e in guerra (anche quella online), tutto è permesso.
Ce lo racconta un articolo di pochi giorni fa sul Corriere della Sera: internet cambia la vita a chi ha problemi di salute.
Mi spiego: la cambia perchè i blog, o meglio, la medicina “2.0″, aiutano a sfogarsi e fungono da catarsi per chi è malato: di cancro, come nel caso della blog-terapia di Oltreilcancro.it, ma anche di malanni in generale.
Se la cura reale infatti avviene fra le mura degli ospedali, il rimedio morale per l’ansia e la solitudine causate dalla malattia è da cercare nei blog e i Social Network.
È così che, ultimamente, chi è malato comunica col mondo, perchè si sente ascoltato, “abbracciato” da una comunità.
Sono il dialogo e lo scambio a fare la differenza rispetto ai siti online di medicina appartenenti al web tradizionale: atrtaverso Facebook e Twitter, infatti, i pazienti aggiornano costantemente i parenti e gli amici delle loro condizioni e si confrontano con altri malati, sentendosi meno soli.
La parola d’ordine è condivisione: non solo di stati d’animo ma di informazioni vere e proprie postate sui Social Network sotto forma di link, slide, video.
Tra associazioni di pazienti su Facebook e propagazione di informazioni su Twitter (più sintetico e più “pubblico” di Facebook), i Social Network funzionano dunque anche nel mondo della medicina, incluso per la raccolta di fondi.
Voi cosa ne pensate? È un vantaggio che la medicina stia addentrandosi nei territori del web 2.0 o è un’arma a doppio taglio con rischio di diffusione rapida di disinformazione e/o falsi allarmismi?
Molto bello il post di Luca De Biase pubblicato recentemente sul suo blog, che ha sollevato diverse domande sull’eterna discussione Social Network versus media tradizionali.
In realtà la problematica è molto più ampia perchè riguarda il nuovo tessuto sociale, “social network” in senso letterale, e i media classici.
È possibile far convivere entrambe le dimensioni?
La chiave, sostiene De Biase, è che questo Paese vuole, e ha bisogno di, trovare una strada per sviluppare l’innovazione nei media nonostante “il tappo enorme di potere” (De Biase cita Edoardo Fleischner) che ci blocca.
Come?
Cercando di distinguere fra dimensione sociale e dimensione politica.
I media sociali riescono a generare idee nuove e a stimolare giovani menti e potranno sostenere il ruolo di “creatori” delle risorse perchè sono spogliati della valenza politica dei media classici e arricchiti da una dimensione globale nuova e unica che prende sì spunto dal territorio in cui nasce ma si collega “naturalmente” ad altre realtà mondiali, arrivando – eticamente e praticamente – dove i media tradizionali non arrivano.
Voi pensate che sia possibile far convivere questi due “ecosistemi dell’informazione”, come li chiama De Biase?
Dovrebbe essere pronto in questi giorni il programma che permetterà a Twitter e Facebook di giocare un ruolo importante nella lotta al terrorismo statunitense.
Si è infatti deciso, a 10 anni dal lancio degli allarmi suddivisi per colore a seconda della gravità – criticati più volte perchè troppo numerosi e vaghi – di coinvolgere i Social Media per l’allerta pubblica in caso di allarmi terroristici “quando appropriato”, afferma il nuovo documento della Domestic Homeland Security. Gli allarmi verranno ridotti a due tipi: “elevated” quando l’allarme di pericolo è attendibile ma non specificato, con informazioni utili a prevenire l’attacco, e “imminent”, lo stadio più grave, ovvero una minaccia terroristica impellente e specificata o un vero e proprio attacco terroristico in corso.
Questo semplificherà le cose o creerà inutili allarmismi?
Secondo voi usare Twitter e Facebook può essere il modo giusto per dare l’allerta nel modo più veloce possibile?