Sick by Sickness
Ho da poco appreso dell’esistenza di un nuovo hobby tra i viaggiatori: collezionare gli “air sickness bag”.
Sì, proprio quelli, i sacchettini di carta che ci fanno l’occhiolino dallo schienale di fronte a noi, quando ci accomodiamo a bordo e, avendo dimenticato il nostro libro a casa ed essendo finiti i giornali, iniziamo disperati a curiosare tra riviste di bordo e offerte di shopping in quota!
Pare che le compagnie aeree siano vicine a rottamare questo oggetto; l’abitudine a volare lo sta rendendo pressoché inutile. Forse anche per questo, c’è chi ama collezionarli.
Preso dall’entusiasmo, mi sono divertito a setacciare la Rete a caccia di riscontri. E non sono rimasto deluso!
Esiste, per esempio, un sito completamente dedicato, un vero e proprio museo virtuale: http://www.airsicknessbags.com/
Non smetterò mai di entusiasmarmi per il nascere di questi trend e per come sanno autoalimentarsi attraverso Internet!
Anni fa ho conosciuto l’Executive VP di una grande multinazionale americana che chiedeva a tutti di recuperare le cuffiette per la doccia degli alberghi per poterle riportare a casa a sua moglie, che ne faceva largo uso. Quella, però, era tirchieria portata all’estremo… non certo collezionismo!!! Chissà se la grande Rete potrà aiutarlo a risparmiare quei pochi centesimi di dollaro…



1 commento
Davvero curioso! Non lo sapevo.
Quest’altro collezionismo del viaggiatore è, ancora una volta, molto indicativo dell’universo delle emozioni e dei ricordi correlato all’esperienza del viaggio, del muoversi, dell’andare lontano.
Come gli altri trofei-cult dei servizi upper-class (le copertine da notte e i beauty case di cortesia degli aerei, gli shampoo e i kit cosmetici degli alberghi, i portaceneri dei ristoranti di lusso), testimonia come il viaggio sia un’esperienza profonda, intima, quasi sacra, per cui siamo spinti renderla concreta, dimostrabile, toccabile,condivisibile.
Catturare, quasi incarnare, il ricordo, ancorarlo agli oggetti, poter rendere fisiche le emozioni.
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