Quanti siete ? Cosa portate ? Un fiorino…

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Ho già pubblicamente confessato la mia passione per uno dei capolavori (se non IL Capolavoro…) della filmografia mondiale “Non ci resta che piangere“. Per cui prendo ancora spunto da quel film e, in particolare, da una delle scene più famose ed esilaranti per parlare di aeroporti. Cosa c’entrano due contemporanei finiti per uno scherzo del destino (o di chissà cos’altro) nel Medioevo con gli aeroporti ? Adesso provo a spiegarlo.
E parto da una notizia e dal post di un blog. La notizia è quella pubblicata dal Corriere della Sera lo scorso 18 Marzo e ripresa ampiamente e riguarda il crollo del volume di passeggeri degli aeroporti italiani. Si va, infatti, da cali di circa il 17% per Trieste Ronchi dei Legionari fino al 90% (novanta!) per Crotone. Nello stesso tempo, leggo sul Blog dell’amico Luca Patanè che si stanno facendo i piani per la costruzione di un aeroporto a Centuripe, in provincia di Enna. E non un piccolo aeroscalo per piccoli aerei. Qui si parla di un aeroporto con una pista che, con i suoi 5 Km di lunghezza distanzia le piste di Malpensa di ben 1 Km. Non ho titolo nè conoscenze per criticare quest’ultimo piano.

Però mi sembra che, in questo campo, siamo veramente ancora come ai tempi in cui si pagavano le gabelle per passare da un Comune all’altro. Tutti, come giustamente commenta Luca, vogliono un aeroporto sotto casa. Salvo, spesso, una volta costruito, andare a cercare qualche Compagnia aerea che abbia voglia di utilizzarlo. Sono abituato (deformazione universitaria, penso) a considerare necessario costruire un prodotto e/o un servizio solamente quando ci sia una domanda esistente per questo prodotto/servizio o, quanto meno, si possa facilmente creare.

Ora, queste condizioni non valgono per gli aeroporti in un Paese piccolo come il nostro e in una congiuntura economica come quella attuale e futura. Non ha senso, in generale, costruire aeroporti distanti meno di 100 km l’uno dall’altro quando quelli già esistenti sono in grave crisi. E non ha senso anche perchè le Compagnie Aeree, sotto una fortissima pressione finanziaria e competitiva, tagliano capacità. Ovvero, riducono l’operatività ed il numero di voli. E, anche quando la crisi lentamente se ne andrà, rimarranno, comunque, le necessità di razionalizzazione e di concentrazione per riguadagnare ulteriore efficacia ed efficienza. Qui non stiamo parlando di 1 fiorino, purtroppo. Ma di Miliardi di Dollari…

1 commento

1 alberto { 03.27.09 alle 10:56 am }

Dopotutto siamo il paese dei campanili. E delle Fiere. Ma anche dei centri congressi. E delle squadre di calcio. Finchè non arriva la Nazionale almeno.
Sugli scali che dire….forse vogliamo far concorrenza alla Scozia. Loro anche manieri popolati dai fantasmi, noi aeroporti….
La storia di Salerno, ma anche di Brescia, Crotone, atc., non ha insegnato nulla….
Ricordo di aver nel mio sterminato archivio cartaceo un articolo su uno scalo sardo dove parlava il pompiere che “doveva” rimanere lì. Voli? Uno, dalla sua apertura. Quello che portò una serie di notabili e politici da Roma….Mo lo cerco.
Intanto come diceva qualcuno: meditate gente, meditate….

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