Italia prima per l’Unesco

Eh sì, lo si sapeva, ma arriva l’ennesima conferma.

L’Italia, cone ben 43 località, è il primo Paese al mondo come numero di siti Unesco. Dimostrazione ulteriore, anche se non ce n’era bisogna, dell’eccezionale patrimonio storico e paesaggistico dell’Italia.

Tutto bene, quindi? Beh sì, da un lato tutto bene. Però anche l’ennesima occasione per chiederci se siamo degni di questo patrimonio. Proprio ieri, sullo stesso Corriere.it, erano pubblicate le foto dello scempio dell’Arno a due passi da Ponte Vecchio, degradato da inquinamento e sporcizia. Come scriveva Giorgio Rapari su questo Blog poche settimane fa, continuiamo con il comportamento dei ragazzi dotati da Madre Natura che sprecano il proprio talento non “applicandosi” a scuola e prendendo brutti voti. Fino a che punto vogliamo continuare a sprecare questo enrome patromonio?!?

E poi cosa vogliamo farci con questo immenso patrimonio UNESCO? Come lo stiamo sfruttando? Perchè non creiamo percorsi che siano incentrati sui siti Unesco e che promuovano il territorio su cui questi siti insistono? Promuoviamo non solo la loro bellezza, ma anche la bellezza delle zone che li ospitano. Usiamo questi siti, che l’organizzazione Italiana dell’Unesco ha promosso e promuove così bene, per creare volano sul territorio.

4 commenti

  1. Fabio Curzi:

    Beh, diciamo che il governo li promuove così:
    http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/pesaro/2008/07/01/101294-sindaco_corbucci_denuncia.shtml

  2. CodadiLupo:

    è interessante notare come i più nuovi blog dedicati al settore procedano con coerenza, dibattendo spesso di argomenti simili. Oggi leggo i tuoi commenti sul patrimonio Unesco (una sorpresa per pochi che dovrebbe trasformarsi in vanto per tutti!). L’altro giorno ho condiviso il racconto di Velardi sullo stato impietoso in cui vessa Pompei (http://www.claudiovelardi.it/2008/07/04/su-pompei/).
    L’incuria ritorna purtroppo come marchio di fabbrica di una cultura oggi incapace di apprezzare e RICERCARE il bello. Fa strano pensare che questa stessa penisola sia stata culla di geni mirabili…
    Lo ammetto, non sono ottimista. Non lo sono affatto. Perché credo che manchi dalla radici (famiglia+scuola) una consapevolezza al valore educativo dell’estetica e del bello. Non solo architettonico o pittori, intendiamoci. Anche la Natura è un’opera d’arte da salvaguardare.
    Tra poco sentiremo di nuovo parlare di incendi. E tutto un nuovo bla bla prenderà corpo, mentre i cosiddetti grandi della terra puntano al 2050 per allinearsi al protocollo di Kyoto. Loro saranno cenere. Noi asfissiati dai gas!

  3. Si allunga la lista dei siti patrimonio Unesco:

    [...] Il post di Panorama, quello di Alice Viaggi, e un’interessante spunto di riflessione di Fabio Lazzerini. [...]

  4. luciano ardoino:

    Gentile Fabio,

    i mali del turismo? I coriandoli!

    …e per coriandoli mi riferisco a tutte quelle variopinte persone, sporadici casi a parte, che negli anni passati sono state insediate, o che si sono incastrate, in posizioni di rilievo nell’ambito turistico (Enti, Associazioni, Amministrazioni, etc.), e che parlano, parlano, parlano, ammoniscono, si esaltano ed elencano parziali dati positivi, criticano le azioni governative senza però mai dare reali soluzioni o chiari consigli, e quel che è peggio, a tal punto ricco di entusiastiche dichiarazioni o strane statistiche con il segno più ad inizio stagione, che inspiegabilmente, si tramutano in segno meno alla resa dei conti nonché quasi mai all’altezza della svalutazione monetaria annuale. Così capace nelle intenzioni dei piccoli o grandi addetti privati, così valido nell’inventiva degli operatori locali, ma probabilmente povero nelle regole, nei suggerimenti dei vari presidenti associativi e negli aiuti istituzionali; mentre le altre nazioni, accentrate da un unico denominatore e contornate da forse più taciturni ma realistici annunci da parte di coloro che le presiedono, progrediscono e, riempiendo le pagine dei loro quotidiani, ci deridono giornalmente.
    Come i fastidiosi coriandoli, questi, si sono inseriti nelle pieghe del potere e dopo svariati anni di continue pulizie te li ritrovi nei punti più disparati; nell’incastro tra le suole ed il tacco delle scarpe usate l’ultima volta chissà quando, nelle giunture del peluche di tua figlia che oramai festeggia il quarantesimo compleanno o nella cavità delle poltrone di alcuni inamovibili dirigenti turistici.
    Per coriandoli intendo anche lo svolazzante agire indipendente degli uni dagli altri ed in modo non coordinato, proprio come le nostre regioni, che nonostante dispongano di oltre il 60% del patrimonio artistico e culturale mondiale, si pregiano a volte di numeri statistici vergognosi o preveggenti dichiarazioni come quella recente ma purtroppo non ultima, e cioè che bisogna abbassare i prezzi (ma và?), e che solo così i turisti torneranno o che i collegamenti sono vecchi o il grave problema ricettivo; peccato che queste causali siano state pensate decenni d’anni dopo e non certamente in questa forma improduttiva per gli operatori.
    Suvvia, determinate considerazioni andavano adottate molto tempo prima, producendo e controllando la decantata qualità/prezzo, così tanto menzionata ma mai realmente inseguita e sono certamente altre le ragioni da individuare immediatamente in questo settore e non certo per dette dichiarazioni che risultano str…anezze (terminologia volutamente cambiata in tempi sospetti) per i veri professionisti del turismo internazionale.
    Come esempio cito la Legge 284 del 1991 sulle liberalizzazioni dei prezzi che permette al gestore di triplicare e forse anche più il prezzo della camera doppia durante importanti avvenimenti locali e vale a dire da 100/130 a 400/450 euro (nel caso di un 4 stelle), oppure la mancanza di controlli da parte delle autorità competenti poiché è sufficiente l’autocertificazione quinquennale da parte del gestore per attestarne la qualità; prova a chiedere un’informazione all’aeroporto, alla stazione, nelle varie receptions o quanto altro; non c’è nessuno e se trovi qualcuno; ti abbaia.
    E che dire della direttiva dell’ Ecofin 77/388/CEE sulle produttività delle varie tassazioni turistiche europee (in esame all’Hotrec entro il 31/12/2010), che ritengo probabilmente sconosciuta a questi signori poiché risulta mai menzionata nei convegni, meeting o assemblee nazionali, convegni che dovrebbero produrre consigli, aiuti o altro nei confronti dello stato ma da cui ereditiamo solo ed unicamente parole. Nei paesi esteri veramente produttivi in campo turistico, avviene esattamente l’opposto.
    I coriandoli sono fastidiosi, a volte ti entrano in bocca e li sputi ma trovi sempre qualche bontempone che li raccoglie dalla strada e te li rilancia addosso, sono disgustosi (coriandoli e buontemponi). Sono tutti tagliati in modo differente ma probabilmente si accomunano nella svogliatezza, nell’inconcludenza, non hanno qualità e vanno dove vogliono, sono coloratissimi e si imbellettano, impiastricciano le strade e non solo; ma alfine dovrebbero durare al massimo solo pochi giorni ma qui, come sopra detto, te li ritrovi anche dopo molti anni.
    E gli operatori ecologici, per toglierli dalle strade, impazziscono e i veri operatori turistici, per toglierli dal potere, si incazzano; perché molti specialisti parlano ai congressi, rilasciano interviste, annunciano ai convegni fantomatiche banali o noiose risoluzioni…ma resta solo il ritaglio del giornale da far vedere in futuro ai propri figli o nipoti.
    E il turismo….?
    E il turismo è un’azienda e come tale dovrebbe produrre profitto, benessere corporativo e anche sociale mentre il successo di un’azienda è strettamente legato alla sua gestione laddove decisiva è la personalità, il sapere di chi la dirige o il suo management e non esistono cattivi collaboratori, ma solo cattivi capi e questo vale tanto per le aziende quanto per le organizzazioni, le associazioni…e il settore turistico; cui spetterebbe generare, non solo parziali, come nel caso degli ultimi dati statistici liguri dei tour operators (più 6,7%), bensì generali, veritieri ma soprattutto finali raccolti positivi.
    Città come Lione, Barcellona, Bilbao, Lilla, Stoccarda e Lisbona fino a dieci anni fa non erano una destinazione turistica ma hanno avuto fiducia in loro stesse e rimuovendo dapprima i “coriandoli” hanno lavorato promuovendo e presentando le loro bellezze e le loro particolarità al mercato. Hanno così fatto del turismo una delle loro risorse perché non si deve mai perdere la coscienza che il turista è un bene prezioso perché spende e genera benefit.
    Pertanto, risultano aziendalmente improduttivi questi articoli giornalistici con i soliti parziali, le solite ciambelle di salvataggio per questi signori che con la loro continua presunzione del tutto ben dire ma del poco ben fare, hanno contribuito alla situazione attuale del turismo cittadino, regionale ed italiano, senza i quali avremmo potuto, probabilmente, ottenere risultati migliori perché i conti non quadrano; non si può sempre dichiarare che il turismo non va poi così male o addirittura bene quando, oramai da svariati anni, una quantità industriale di licenze del settore viene resa ai vari comuni e non certo per colpa della totalità di coloro che vi hanno osato impiegare tempo e soldi.
    Che fastidiosi e inutili i coriandoli!

    Con stima

    Luciano Ardoino

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