E’ tempo di agire
Sono trascorsi solo alcuni giorni dalle elezioni e Silvio Berlusconi, il nuovo premier di governo, si è già distinto per il suo fattivo agire.
Si sa che le sorti della compagnia aerea di bandiera gli stanno a cuore e oltre ad aver coniato nei giorni scorsi il pay off “Ama l’Italia, vola Alitalia” si è lanciato in frenetiche attività a supporto del rilancio del vettore. La prima consistente in un prestito ponte di 100 milioni (accordo bipartisan) dal duplice obiettivo: tamponar le falle finanziarie più immediate e garantire liquidità per 5/6 mesi, il tempo sufficiente a trovare una ragionevole via d’uscita.
Dall’altra pressioni sui maggiori poli bancari, affinchè allentino i cordoni della borsa e ricapitalizzino la compagnia con un almeno 1 miliardo, come è successo anni fa con la Fiat, in attesa di trovare acquirenti industriali e piani strategici convincenti.
Tra un risotto ai frutti di mare e uno spettacolo del Bagaglino, S. Berlusconi ha realizzato l’amosfera distesa per chiedere all’amico Putin, in occasione del loro meeting a Villa Certosa, un formale interessamento di Aeroflot all’entrata in Alitalia.
I prossimi giorni capiremo quali saranno le evoluzioni ma da subito emerge uno stile diverso, più fantasioso e allo stesso tempo in sintonia la classe imprenditoriale meno ingessata dal Paese. Un agire e un felice attivismo che ricordano a tutti che oltre il destino di Alitalia e la sua rilevanza nell’economia del Paese, vi è correlata la questione delle infrastrutture del nord Italia e l’impossibilità che l’area più dinamica e rilevante della sua economia, possa rinunciare a fare di Malpensa il suo hub di riferimento.

Un deja vu …… cicli e ricicli storici confermano già da aubito ad Alitalia l’errore strategico dell’abbandono della base operativa di Malpensa.
18 aprile 2008 alle 8:06 pmSi sta ora ripetendo quello che nel nord accedeva nel
pre-Malpensa 2000, ovvero le grandi compagnie straniere europee e non fanno il pieno di passeggeri da Malpensa. Non è un caso che tutti i vettori aerei presenti a Malpensa abbiano almeno triplicato se non quintuplicato la propria offerta di voli diretti da Milano sulle direttrici intercontinentali o sui propri hub europei. La risorta Swiss rivive la storia di Swissair quando il 40% del traffico dal Nord-Italia transitava da Zurigo, Lufthansa ha potenziato del 30% i propri servizi da e per la Germania con un intelligente sistema di onde che possa garantire tutte le coincidenze principalmente intercontinentali e dell’Est Europa. La cara Alitalia vola praticamente vuota con un fattore di occupazione che è sceso a quasi il 30% persino sulle direttrici storiche. Cosa sarà di Alitalia? Difficile dirlo, molto dipenderà da quanto ancora una volta le regolamentazioni comunitarie sui prestiti ponte non verranno rispettate, ma è certo che se Alitalia vorrà recuperare i passeggeri del Nord, che sono ritornati alle vecchie abitudini di viaggio di dieci anni fa, non potrà che riposizionare i proprio voli a lungo raggio a Malpensa.
La dimostrazione è che il traffico da Malpensa non è diminuito in percentuale, mentre non è cresciuto quello da Fiumicino e i vincitori saranno quei vettori che sapranno utilizzare al meglio Malpensa rendendolo il proprio hub.
Fu vera gloria spostare i voli a Roma: ai posteri la prevedibile sentenza.
Caro Luca,
in parte sono d’accordo con te su quanto esprimi nel tuo post.
E’ giusto provare a salvare una Società che rappresenta un asset strategico per il nostro Paese.
Così come è altrettanto importante dare al Nord un aeroporto importante e collegato con le maggiori destinazioni mondiali. Condizione assolutamente necessaria per garantire il mantenimento dell’alto livello di competitività internazionale che le Aziende settentrionali hanno conquistato nel tempo. E che devono mantenere per continuare a esercitare il ruolo di motore dell’economia italiana.
Mi rimangono, tuttavia, forti perplessità nel pensare che i due destini, quello di Alitalia e quello di Malpensa, siano necessariamente legati. Da quel che so, nei maggiori Paesi industrializzati non esistono Compagnie Aeree che riescano a permettersi di gestire due Hub internazionali così vicini come sono Fiumicino e Malpensa.
E poi, perchè in tutti questi anni, parte di chi grida allo scandalo per la “retrocessione” di Malpensa, non ha mai fatto nulla per migliorarne le infrastruttre ?
Non sono temi facili. Come dici anche tu, l’importante è agire e non lasciare che la situazione precipiti definitivamente.
Luigi
20 aprile 2008 alle 6:04 pmPerfetto !
22 aprile 2008 alle 5:21 pmNel frattempo tutto questo superattivismo ha portato all’uscita dalla trattativa dell’unica seria possibilità rappresentata da AirFrance.
Adesso solo commissariamento, riduzioni, licenziamenti e ridimensionamenti.
Complimenti !!!
Breaking News !!!
Ancora peggio di quanto ho ipotizzato ieri.
Non solo abbiamo ancora Alitalia nella condizione disperata di prima, ma abbiamo anche, ancora una volta, pagato tutti noi questo disastro. Un bel prestito di 300.000.000 (!!!!!!!!!!!!!!) di Euro per dare una boccata di ossigeno ad una Compagnia che non ce la fa più.
A questo ci ha portato il superattivismo del Premier in pectore. La cordata italiana non si è ancora vista. In compenso si è visto l’ennesimo assegno staccato dallo Stato (cioè da tutti noi).
Rosy
23 aprile 2008 alle 11:48 am300 milioni di euro di ponte. Tanti o pochi? Tanti, tantissimi se poi, dopo il ponte, non si fa nulla. Pochi se dopo quei 300 (ultimi davvero pagati da noi) Alitalia trova una corretta collocazione. Ovvero diventa una compagnia che produce utili.
23 aprile 2008 alle 5:05 pmRiflessione: da fastidio dare altri 300 milioni di tasca nostra, ma avevate capito bene quanto ci sarebbe costata la vendita ad Air France?
2 dati: la cassa integrazione per 900 dipendenti e 7 anni di stipendio pieno ai 5000 esuberi sarebbero stati pagati dallo stato italiano per l’80%. Il totale? oltre 1 miliardo in 7 anni di nostri soldi.
Meditate gente, meditate…..
Del resto le privatizzazioni di Prodi sono tutte da vedere, a partire dall’Alfa Romeo
Davide, non sono d’accordo. Trovo ignobile il gioco ‘sporco’ fatto da Berlusconi e ancora più ignobile che la gente lo abbia votato, nonostante queste boutade… E ora stanno intervenendo tutti quelli che devono pagare dazio, a cominciare con Ligresti che, pur di costruire il ponte sullo stretto, afferma di essere interessato alla cordata per Alitalia. Dai un’occhiata qui e dimmi se questo è un paese credibile…
24 aprile 2008 alle 10:51 amChiara, quanto hai ragione !!!
24 aprile 2008 alle 11:36 amLa splendida cordata italiana, a cui si è aggiunto anche Tronchetti: un’altra bella azienda da spolpare e mollare quando sarà quasi sul lastrico (come ha già fatto con Pirelli e con Telecom).
Luca, forse sbaglio, ma avverto un sottile sarcarmo nel tuo post. In caso affermativo, siamo dalla stessa parte. Hub o compagnia di bandiera a parte, credo sinceramente che la necessità di ristabilire un assetto, salvare migliaia di posti di lavoro e promettere reali performance competitive non possano essere questioni risolvibili con colpi di scena, cene e chiacchiere con amici (pur se potentissimi). Siamo alle solite allora: tanto rumore per nulla.
24 aprile 2008 alle 3:19 pmIl post è un tantino fazioso! (politicamente parlando)
7 maggio 2008 alle 4:49 pmLuca, complimenti ! Ma il tuo amico nuovo Governo si è già dimenticato del problema ALITALIA ? A parte averci fatto sborsare altri 300milioni adesso già non se ne parla più. Troppo occupati, forse . Oggi giurano: vediamo se se ne ricordano, prima o poi.
8 maggio 2008 alle 4:07 pmCara Anna,
hai ragione nel ritenere il Post un “tantino” di parte: in particolare, questo è un post pubblicato da uno dei nostri ospiti. Come puoi vedere, però, al tempo stesso i commenti sono spesso di opinione politica opposta al post stesso. Questo proprio per ribadire la massima trasparenza di questo blog. E’ giusto ospitare tutte le opinioni, in modo che dallo scambio di tanti punti di vista nascano proposte ed idee per migliorare questo settore.
Conto anche sul tuo contributo !
Ciao, Fabio
8 maggio 2008 alle 4:50 pmsiete troppo di parte! Iniziate già male!
addio.
davide
9 maggio 2008 alle 9:19 amBuffo come un problema concreto come quello di Alitalia, che costa agli italiani denaro, immagine e tanto altro, abbia generato commenti aspri nei confronti del nuovo governo. Evidentemente le scorie della campagna elettorale sono ancora in circolo.
13 maggio 2008 alle 1:10 pmIo ribadisco che Alitalia è un asset che deve essere riportato in equilibrio. Non ho la presunzione di suggerire al nuovo governo come fare, ne tantomeno la competenza per criticare le intenzioni di un governo (tra l’altro con il mondo dell’informazione che ci ricama).
Sono certo però che questa volta gli italiani non saranno clementi con chi ha annunciato di poter risolvere il problema e non sarà capace – o non vorrà- farlo.
Quindi il nuovo governo si gioca una buona fetta della sua credibilità nei prossimi mesi su questo tema.
Io da cittadino italiano spero che ci riesca. Se fallisce ci perdiamo tutti. Anche quelli che poi diranno :” io lo avevo detto”.
Wrong or right, is my Country!
Fiumicino: che scelta strategica ….
Aprile nerissimo per i dati di traffico di Alitalia secondo i dati diffusi da Aea, l’associazione europea delle compagnie aeree.
6 giugno 2008 alle 4:28 pmLa compagnia italiana ha infatti registrato un calo del 27,3% del traffico (inteso come ricavi per passeggero-chilometro) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, ha perso il 25,9% dei passeggeri che si ferma a un milione e 555mila e il 16,7% della capacità offerta (posti chilometro). I dati segnano un netto peggioramento rispetto ai mesi precedenti. Nei primi quattro mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2006 (gennaio-aprile), la frenata di Alitalia è infatti più contenuta: -14,3% traffico, -13,4% passeggeri, -8,6% della capacità.
Complessivamente le compagnie associate all’Aea hanno registrato un aumento del traffico dell’1% e dei passeggeri dell’1,5%. I dati di Alitalia sono i peggiori tra le 32 compagnie dell’Aea.
E Malpensa continua a vedere la crescita di nuovi voli e rotte operate da vettori stranieri o italiani (Eurofly, Airone) con un volume di traffico addirittura triplicato come per la Turkish per Istanbul o la Ethiad per Abu Dhabi giusto per menzionarne alcune.
Non varrebbe la pena di riconsiderare il mercato piuttosto che biechi ed inutili centralismi medioevali ?