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Alitalia: Agenzie di viaggio, figlie di un dio minore ?

Ha fatto molto scalpore la partecipazione di Fantozzi a Che Tempo Che Fa e, in particolare, la sua dichiarazione secondo la quale Alitalia (e, in particolare, la bad company che rimarrà in mani pubbliche) lascia un’eredità di 2.3 Miliardi di Euro. Non si capisce bene come faccia a scatenare reazioni così allarmate una dichiarazione che non fa altro che ribadire, una volta di più, quello che tutti conoscono, dai nostri nonni ai bimbi che frequentano le scuole materne: Alitalia è piena di debiti. Milione più, milione meno, lo sapevamo tutti. Così come sappiamo tutti che una parte di quel debito finirà sulle nostre spalle.

Nella storia Alitalia si sono levate voci a difesa praticamente di chiunque: piloti, assistenti di volo, aeroporti, tecnici, ecc. Tutto assolutamente legittimo. Ma c’è una categoria di cui pochi si preoccupano e che, invece, rischia di pagare un prezzo altissimo alla crisi che ha sconvolto la nostra “compagnia di bandiera”: gli Agenti di Viaggio. Come fa notare molto bene il sempre stimolante Mindtravel, le Agenzie di Viaggio vantano crediti considerevoli nei confronti di Alitalia. Crediti maturati a fronte di accordi commerciali di distribuzione che incentivano la vendita a volume da parte delle Agenzie di Viaggio. Crediti che ora, con Alitalia in amministrazione straordinaria, sono e saranno, proprio per la loro natura, molto poco esigibili. Per il settore delle Agenzie di Viaggio, le commissioni e gli incentivi legati alla vendita del prodotto aereo rappresentano una fonte importante di redditività. Si può immaginare, in particolare, quanto importante sia la quota parte legata ad Alitalia, il vettore leader nel mercato italiano. Ora la difficile riscossione di questi crediti rischia di mettere in gravissima crisi finanziaria le Aziende di questo settore, già sottoposte a forti pressioni competitive e congiunturali. Ma di loro, della loro professionalità, dei livelli di occupazione legati alla loro attività, del loro presente e del loro futuro, sembra che pochi si preoccupino.

Word of Mouse

No, non è un errore di Inglese nè di battitura (quantunque la mia scrittura su tastiera rigorosamente a due dita ne provochi spesso…). Ne’ c’entra alcunchè il più famoso roditore del mondo nato nella famiglia Disney. E’ la definizione che Avalon BUZZ Report ha coniato per la versione moderna e Web 2.0 di “word of mouth”, il vecchio e tanto usato “passaparola”.
In un articolo su Hotel News Resource si citano alcuni dati che confermano, una volta ancora, la crescente importanza che gli utenti danno all’opinione di altri utenti nella scelta dell’hotel in cui soggiornare. A fronte del 75% dei consumatori che ritiene che le Aziende mentano nelle proprie pubblicità, ben il 68% crede, invece, a “persone come loro”. Addirittura, l’88% dei consumatori che legge le recensioni on-line di altri utenti sostiene che questi commenti hanno influenzato fortemente le proprie decisioni. C’è molto buon senso dietro questi numeri. Tutti noi ci fidiamo di chi conosciamo molto più che di una patinata brochure pubblicitaria. Quello che è cambiato, con la tecnologia, è che, fino a pochi anni fa si potevano condividere esperienze positive o negative con una ristretta cerchi di amici. Ora, con un paio di click, si parla con il mondo (basti pensare ai 30 Milioni di visitatori unici mensili di Tripadvisor). E se, proprio di fronte al “romantico” balconcino della camera del proprio hotel c’è un traliccio dell’Alta Tensione che la brochure si era “dimenticata” di fotografare, state sicuri che il cliente lo farà sapere a tutti !!!
Se questo vale per gli hotel, ovviamente il discorso può essere esteso a tutti i comparti della filiera turistica. Pensate a cosa è successo ai 13 assistenti di volo di Virgin Atlantic che, su Facebook, avevano definito “poveracci” i passeggeri dei loro voli.
Tutte prove che Internet non è un mondo diverso da quello fisico e analogico: anche qui la qualità è il fattore più importante. Ancora più importante per la cassa di risonanza che Internet offre.

Vagoni in cerca di una locomotiva

Attesa delusa, lo scorso Venerdì, per il sospirato annuncio della nuova era del portale Italia.it. Dall’intervento del Sottosegretario Michela Vittoria Brambilla nel convegno SMAU dello scorso 18 Ottobre era parso capire ci fosse un imminente annuncio della nuova era del portale. E tutti hanno pensato che la naturale sede di annuncio fosse TTG Incontri.

Attese deluse. Il Sottosegretario ha trattato argomenti importanti ed interessanti, ma nulla è stato detto relativamente alle sorti di Italia.it.

Intanto, se ce ne fosse ulteriore bisogno, arrivano nuovi dati che confermano l’inarrestabile ascesa di Internet come strumento di acquisto di viaggi. E, in particolare, dell’evoluzione velocissima degli strumenti Web 2.0 in ottica turismo e viaggi: 24 Milioni di visitatori annui per Tripadvisor, 13 Milioni per Wheareyounow e 2 Milioni per Cityzeum.

Come sapete, ho partecipato come relatore al Convegno “Turismo e cultura digitale: la domanda emergente” nel contesto di Lu.Be.C 2008. Da quel Convegno sono uscito con un ritrovato ottimismo: tante sono le esperienze di eccellenza sviluppate, qua e la, da Amministrazioni Locali particolarmente illuminate ed innovative. Abbiamo un tessuto di iniziative locali estremamente positive. Come ho detto nella mia presentazione, è come se, sparsi in una grande rete ferroviaria, ci fossero tanti vagoni estremamente belli e moderni che sono queste esperienze locali già realizzate. Ora serve una locomotiva che le possa mettere insieme e trainare. E questa locomotiva non può non essere una iniziativa nazionale forte. Un Paese come il nostro non può continuare ad accontentarsi di essere al primo posto nei desideri dei turisti di tutto il mondo e poi essere al sesto posto per numero di turisti effettivi.

Agenzie in crisi e Internet

Nella rassegna stampa quotodiana che ricevo, spiccano due notizie così contrastanti che non posso fare a meno di segnalare.

La prima è in un articolo di Lovelock su Italia Oggi (dal titolo “Crollo vendite in Agenzia”) e riguarda la crisi percepita dalle Agenzie di Viaggio che, secondo l’articolo, vedono a rischio 4mila posti di lavoro per il forte calo delle prenotazioni di viaggio in Agenzia. italiaoggi_crollo-vendite-in-agenzia1

La seconda notizia, invece, è riportata da TTG ed è di segno diametralmente opposto e celebra il “boom” delle prenotazioni on-line: +20% per le Agenzie di Viaggio On-line (le cosidette OLTA) e +28% per le vendite dirette sui siti Internet delle Compagnie Aeree.

Ma siamo sicuri che queste notizie siano proprio contrastanti ?!?!?

Facebook: non è un Paese per vecchi?

In questi giorni si sta diffondendo la notizia “clamorosa” della crescita degli utenti di Facebook nel nostro Paese: +961% in un anno !!! Quello che, ad oggi, è il re dei social network con 132.105.000 utenti unici è approdato alla grande anche in Italia (ad Agosto: 1.369.000). Tra questi utenti, da pochissime settimane, ci sono anch’io. E anch’io posso percepire questa enorme crescita dal numero di inviti a collegarsi e al ritrovare amici di cui non avevo più notizie da molto tempo. Il tutto concentrato in pochi giorni. E’ questo che spesso mi affascina della Rete: la velocità impressonante con cui mode e fenomeni si diffondono e moltiplicano.

Però proprio l’accesso a Facebook mi sta facendo anche pensare molto sul divario tecnologico nella nostra società: il fenomeno, come direbbero quelli più esperti di me, del “digital divide”. Che, a mio parere, non è soltanto nella diversa distribuzione delle tecnologie di accesso alla Rete. Ma anche culturale e sociologico. Appena entrato in Facebook, sono andato a cercare amici dei tempi del Liceo: di tutta la mia classe di 5.a Liceo ho trovato solamente 2 compagni. Pochissimi anche gli amici dei tempi dell’Univeristà.

Tantissimi, invece, gli amici “professionali”. Amici con cui si è lavorato o si lavora ancora. Colleghi e partner che si sono trasformati in amici. E tutti con un comune denominatore: professionisti che sono o sono stati, in qualche modo, nel mondo delle tecnologie. Tutto il resto ancora non c’è: Avvocati, Direttori Finanziari di grandi Aziende manifatturiere, liberi professionisti (a parte gli amici geologi) non si trovano. Ci sono, invece, tutti o quasi gli studenti univeristari del corso di Laurea di Economia della Luiss in cui insegno. Loro sì ci sono tutti.

Per cui penso che nel nostro Paese si stia creando una nuova divisione: quella di chi usa la Rete con estrema familiarità per motivi di lavoro o di età anagrafica e chi, invece, continua a restarne fuori. E chi non ha familiarità con questo strumento, difficilmente ne potrà comprendere e guidare gli sviluppi di evoluzione economica che vi sono strettamente collgati. Ne’ giovarne appieno. E, in un mondo che si muove a velocità così elevata, più si rimane fuori meno probabilità di rientrare ci sono.

Micky Mouse in gondola

L’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti l’ha fatta grossa: ha attribuito il “Premio Istituto Veneto per Venezia” a John Kay, famoso economista britannico che, sulle colonne del Times di Londra dello scorso Marzo, ha sostenuto che Venezia dovrebbe essere gestita dalla Walt Disney Corporation ed organizzata come parco a tema. Sostanzialmente, Kay sostiene che una città in cui il rapporto abitanti-turisti è dello 0.3% dovrebbe essere gestita non come un Comune bensì esclusivamente come un territorio turistico: un unico, grande Parco Tematico.

L’attribuzione del Premio ha scatenato le ire del sindaco Cacciari, che non vuole (giustamente) che la sua splendida città diventi un luogo finto e artificiale. Ma forse quel premio aveva proprio questa intenzione. Provocare. Provocare per far riflettere.

Perchè è vero che, in talune aree e scorci, ormai Venezia sembra diventata un semplice (pur meraviglioso) giocattolo turistico. Però è anche vero che, appena girato l’angolo di una calle, allontanandosi appena un po’ dalle mete obbligate del turismo di massa, si scoprono angoli bellissimi e, soprattutto, VERI. Il turismo sta diventando sempre più esperienza. E parte dell’esperienza è respirare l’essenza di un territorio, attraverso i piccolissimi dettagli che lo costituiscono. Perdere questo, per Venezia come per qualsiasi altra località in Italia, significa indebolire inevitabilmente la propria attrattività. Dilemma classico dei luoghi di successo: quanto premere sull’accelleratore del turismo di massa prima di diventare una macchietta di se stessi. Tra l’altro, lo stesso Kay sostiene che, paradossalmente, la Walt Disney proteggerebbe Venezia molto meglio rispetto ai politici in quanto interessata a preservare il patrimonio di generazione di flussi turistici e non preoccupata di essere ri-eletta.

Nella provocazione, però, io vedo anche qualcosa su cui riflettere brevemente. L’idea del parco divertimenti (“Theme Park” nell’accezione turistica classica) può presentare spunti utili anche per la gestione turistica di un territorio. Ci sono tematiche che possono essere traslate nelle nostre realtà con effetti positivi. Come l’organizzazione estremamente attenta ed ordinata. Come l’ampia diffusione di informazioni sui siti visitati, disponibile ovunque ed attraverso i media più disparati e sia prima, durante e dopo la visita.  La presenza costante di “esperti” che possono arricchire l’esperienza di una visita con racconti, dettagli, spiegazioni.

E un aspetto essenziale che riguarda tutti noi: l’attenzione quasi maniacale al Cliente, al Visitatore. Pensate se ogni cittadino, dal piccolo borgo alla grande città, fosse il primo, vero e credibile ambasciatore del luogo in cui vive. Certe volte basterebbe un sorriso al turista che si incrocia nella viuzza del borgo. Piuttosto che l’offerta d’aiuto al visitatore che non riesce più ad orientarsi sulla cartina per raggiungere il luogo di suo interesse. E, su tutti i punti , ma, soprattutto, su questo, mi sembra che abbiamo molto da imparare. Anche da Topolino (anche se con quella sua aria da saputello … certo, Paperino è molto più simpatico …).

Cosa resterà …

“Cosa resterà di questi anni 80 ?” cantava Raf qualche anno fa. Parafrasando, da tanti anni i più pessimisti si chiedono “Cosa resterà di queste Agenzie di Viaggio tradizionali ?” (le Agenzie puramente off-line, per intenderci). In effetti, l’esplosione di Internet ed il suo successo particolarmente elevato proprio nel settore turistico facevano e fanno pensare che il modello tradizionale dell’Agenzia di Viaggio si debba necessariamente trasformare ed evolvere.

Ma Internet sorprende sempre. La costante evoluzione di questo strumento, che continuamente crea e ricrea nuovi modelli di business, sta correndo in aiuto delle Agenzie di Viaggio tradizionali. Sono nati recentemente, infatti, alcuni siti che mettono in contatto Agenzie di Viaggio tradizionali con potenziali acquirenti di servizi turistici sulla rete partendo dalle richeste di questi ultimi. Vi segnalo un articolo interessante che descrive questo nuovo fenomeno sull’edizione on-line del Boston Globe (grazie a Marco Barulli per aver scovato l’articolo).

Detto questo, a me piace sempre molto meravigliarmi e stupirmi di quanta creatività trova applicazione sulla Rete. Però, allo stesso tempo, non cambio la mia idea di fondo: le Agenzie di Viaggio, così come tutti gli operatori del turismo, devono cambiare marcia e guardare a Internet come il prossimo campo dove competere. Basta fogli appiccicati sulle vetrine: li guardano sempre meno potenziali Clienti. Gli stessi Clienti che, invece, navigano sulla Rete per cercare l’ispirazione per la loro nuova vacanza. E, sempre più, già che ci sono, sulla Rete se la comprano anche.

Chi ha tempo (pochissimo…) non aspetti tempo

Vecchio adagio dei nostri nonni. Ma che mi ronza in testa quando leggo e ascolto le notizie, spesso confuse ed incalzanti, che riguardano la vicenda Alitalia.

Questa mattina, tra un meeting e l’altro, ho dato una rapida occhiata alla rassegna stampa internazionale di settore che ricevo quotidianamanete.
Questi i titoli dei primi 5 articoli: 

Non c’è che dire: scenario decisamente poco incoraggiante. D’altra parte, come potrebbe essere altrimenti ? I mercati finanziari mondiali sono coinvolti in una crisi che a molti fa riesumare lo spettro del ’29. Grosse istituzioni finanziarie che sembravano destinate all’eternità chiudono, falliscono o vengono salvate con disperati interventi di emergenza. I costi del petrolio, anche se in diminuzione rispetto a pochi mesi fa (a proposito, ma la benzina non scende ?!?), rendono costoso l’esercizio delle compagnie aeree. L’economia è stagnante o in recessione in buona parte dei Paesi più industrializzati.

Cosa può succedere al trasporto aereo in condizioni simili ? Causare o (in tanti casi) accelerare la crisi delle compagnie aeree. Che rispondono come possono o come sono abituate a fare. All’inizio, diminuendo le tariffe per attrarre maggiori viaggiatori. Ma poi, con il prolungarsi della crisi e l’incremento dei costi di gestione, togliendo capacità dal sistema: riducendo, cioè, i propri voli all’insegna del “risparmiamo di più lasciando gli aerei a terra che volando mezzi vuoti“. Ma tutte queste, ovviamente, sono strategie di breve/medio periodo. Se la crisi perdurasse, entrambe le misure si rivelerebbero insufficienti. Anche lasciare a terra gli aeromobili non funzionerebbe più: gli aerei vanno ammortizzati e rimanendo a terra non producono i margini necessari ad ammortizzare il valore della flotta.

Tanti paragonano questa crisi a quella successiva all’11 Settembre. A me sembra molto diversa. Là c’era l’evento drammatico che aveva scatenato il panico e provocato il cedimento di Compagnie che già non navigavano in ottime acque. Ma era stato un singolo, assolutamente grave e tragico, evento. Qui, a preoccupare, è più la constatazione che si è di fronte ad un deteriorarsi progressivo e strutturale di alcune delle componenti economico/finanziarie di fondo del sistema.

Come in tutte le cose, chi uscirà da questa fase sarà più forte , forse, tutto il settore farà un passo avanti.

Preoccupa un po’ (!!!) la situazione della nostra Compagnia di Bandiera. In congiunture come questa servono professionalità, capitali e alleanze. E una cosa che sta diventando sempre più impossibile per Alitalia: il tempo e la tempestività. E il turismo, come al solito, non può che soffrirne.

Tutti Sindaci !!!

Esiste tutto un mondo di “indisciplinati” autodidatti che, attraverso Internet, dimostra la differenza tra il prendere l’iniziativa ed il semplice discuterne.

Mentre le “alte sfere” si interrogano, dibattono e attaccano in un delirio di proposte, i cittadini si inventano autonomamente sane e concrete forme di partecipazione e di espressione!

Un buon esempio arriva da Blogolandia.

Molti di voi lo conosceranno già: si tratta di un progetto informativo “dal basso”, totalmente privo di pubblicità e assolutamente ricco in contenuti pervenuti alla redazione da centinaia di Urban Blogger. Il portale ha un’ambizione: coprire le cronache e le news di 200 Comuni italiani entro la fine dell’anno.

In Bocca al Lupo!!!

OH MARE NERO MARE NERO MARE NE…

Il recentissimo comunicato di Federalberghi è categorico: il bilancio familiare medio degli italiani oggi non permette di far fronte ai rincari (greggio, strutture, spese) con conseguente flessione preoccupante nei pernottamenti alberghieri ed extralberghieri.

 

12 notti contro le 15 del 2007

732€ a persona come spesa media per la vacanza principale, contro i 695 del 2007

 

Insomma, le ferie si accorciano, ma si spende di più!

 

Ai numeri enunciati da Bernabò Bocca desidero aggiungere qualche dato ghiotto in più.

 

Dove punta la bussola tricolore dei connazionali a caccia di relax?

Il 60% dei 28 milioni di viaggiatori tricolori resterà in Italia, il 23% sceglierà una meta entro i confini europei, il 10% le Americhe, il 5% si distribuirà tra Asia e oceano Indiano, solo il 2% volerà in Africa.

A conferma della crisi optiamo per la formula all inclusive, così da pianificare con esattezza le uscite. Allo stesso modo preferiamo l’advanced booking al lastminute, perché maggiormente sfruttato in termini di offerte promozionali da tour operator e compagnie aeree.

 

Lancio una delle mie blogo-provocazioni: vi sentite rappresentati da questi profili&percentuali?