Categoria — Tecnologia

IDC: turismo e innovazione digitale

Oggi sono in vena di segnalazioni. Questa riguarda un’intervista a Rosanna Lifonti di IDC che discute, in modo a mio parere interessante, di come l’innovazione digitale può supportare lo sviluppo del turismo, con particolare attenzione alla promozione dei beni culturali. Citando esempi positivi ed illuminanti di come per fare bene non servano budget mirabolanti, ma intelligenza, buona volontà e capacità di concretizzare le proprie idee. Anche nel Pubblico.

L’intervista è qui:
http://itweb.tv/VideoDetails.aspx?id_video=111cc2e1-81ca-4de5-b088-379b65c5ec71

30-03-2009   2 Commenti / lascia il tuo

Ripartire da Zero. Anzi, da Due punto Zero

Riprendo uno spunto che trovo molto interessante scritto da Giorgio Rapari, Presidente di Assintel, e pubblicato dalla newsletter dell’Associazione. Mi sembra interessante la riflessione sul vero contenuto del concetto di 2.0 che è il focus sui processi, ben prima che sulle tecnologie. Soprattutto perchè proposta da un uomo di tecnologie.

Il punto…
Ripartire da Zero. Anzi, da Due punto Zero[Di Giorgio Rapari]

Questo inizio di primavera sembra arrivato quasi per caso, in sordina, come se il frastuono incessante della crisi, con i suoi strilloni, i suoi moniti, i suoi profeti e i suoi numeri neri sia capace persino di oscurare il sole. L’attenzione agli scenari, ai grandi numeri, ai trend, tipicamente distoglie dalle piccole cose, ma soprattutto innesca un effetto di retroazione.

E’ il cosiddetto cane che si morde la coda, tant’è che, a parlar di crisi, la crisi arriva davvero e forse più intensamente di quanto sarebbe se nessuno ne parlasse in questi termini.

Il concetto non solo vale per le circostanze negative ma, fortunatamente, anche per quelle positive. E qui, dunque, voglio soffermarmi. Sottolineando uno fra gli aspetti che andrebbero evidenziati con il giallo fosforescente, come si faceva a scuola sui libri. Uno di questi elementi positivi, che è sicuramente fra i più interessanti, nasce dal basso; o meglio, è massimamente visibile nella sua versione “popolare”.

Sto pensando al web 2.0. Quando si parla di 2.0, infatti, si è subito indotti a pensare alle manifestazioni più visibili e “consumer” del web, primi fra tutti i social network e i blog. Che, a ben vedere, poco sembrano c’entrare con il business aziendale e la ripresa del ciclo economico. Anzi, proprio per il meccanismo di cui sopra, potrebbero addirittura essere un elemento di amplificazione del clima generale di sfiducia e di crisi.

Ma questo 2.0 è solo la punta dell’iceberg di un “fenomeno” destinato a diventare il protagonista dell’organizzazione economica, oltre che sociale, del futuro prossimo. E, perchè no, della ripresa. La parte di iceberg che sta sotto la superficie visibile si chiama Enterprise 2.0. Sono in realtà ancora poche le aziende che hanno switchato all’Enterprise 2.0, perchè pochi sono coloro che hanno veramente compreso il significato di questa espressione: la difficoltà non è banale, perchè – al di là delle parole – sottende un radicale cambiamento di prospettiva. Si parte cioè dal web partecipativo per arrivare ad una vera rivoluzione a 360 gradi della cultura aziendale, che coinvolge potenzialmente tutti i processi.

L’accento non è – come si potrebbe essere tentati di pensare – sulle tecnologie abilitanti. Quelle ci sono, e sono le tecnologie della Rete, che diventa piattaforma. Se così fosse, basterebbe installare un software per far decollare una community e attivarne i meccanismi virtuosi.
Ma non è così.
L’accento è su una nuova cultura delle condivisione on-line, attraverso la quale re-inventare i processi su tre linee precise di intervento: i propri clienti, i propri partner e l’azienda stessa.

In questo modo si attiva un ciclo cibernetico virtuoso che si auto-alimenta, catalizzatore di aggregazione e di costruzione della conoscenza, tanto verso l’esterno quanto a livello intra-aziendale.
Non considerare strategicamente le potenzialità di questo approccio può risultare un errore di grande portata, proprio ora in cui la crisi economica inizia a farsi sentire anche sulle aziende dell’ICT e dei Servizi Innovativi, dopo aver falciato l’industria manifatturiera e i consumi.

Enterprise 2.0 può infatti significare opportunità di ri-costruire il proprio business su una vera centralità della relazione con il Cliente, proprio a partire dal Cliente stesso, catalizzando attorno a questo concetto l’intera organizzazione dei processi aziendali, dal marketing al CRM, dal Portale al Content Management fino ad arrivare persino all’ERP.
E può voler dire attivare una valorizzazione dei talenti e della conoscenza all’interno dell’azienda, capitalizzando su quelle risorse che troppo spesso rimangono nascoste o non pienamente utilizzate.

La responsabilità di questa svolta (o della mancanza di attuazione di questa svolta), una volta tanto, non è dell’ICT.
A conti fatti, la titolarità della scelta non risiede (solo) nella funzione ICT, ma nel management dell’azienda, nella prima linea: lì sta l’ownership e la sponsorship del cambiamento, perchè non stiamo parlando solo di modificazioni tecnologiche ma di ristrutturazione strategica della cultura e dell’infrastruttura aziendale.

L’ICT, in questo contesto, ha per una volta un compito facilitato. Perchè il concetto di 2.0 è ormai diffuso a livello basic. Si tratta ora di far percepire il salto di qualità alle aziende, attraverso azioni di sensibilizzazione, di avvicinamento al linguaggio dell’utente, di proposizione di best practice, di descrizione di scenari e opportunità, con l’accortezza di ancorarli costantemente a semplici e puntuali misurazioni del ritorno dell’investimento.

30-03-2009   2 Commenti / lascia il tuo

Truffato il “papà” di Internet

Capita anche nelle migliori famiglie. E capita anche ai più esperti.
Parliamo di una piccolta truffa commessa su Internet. Truffa che non avrebbe avuto nessuna capacità di assurgere all’onore della cronaca se non fosse per il nome della “vittima”. Non si tratta, infatti, di uno sprovveduto neofita del Web, nè di qualche malcapitato un po’ sempliciotto (o, per dirla in maniera più aulica, naif …). La truffa ha colpito nientepopodimeno che Sir Tim Berners-Lee, ossia colui che è ritenuto il papà del World Wide Web.

Niente di grave, come ammette lui stesso. E, aggiungo io, forse niente di diverso da quello che può capitare quotidianamente anche nel mondo “fisico”. Solamente che quando capita nel mondo “digitale” e, per di più, a una persona famosa, allora la risonanza è più grande. E, in egual misura, aumenta lo scetticismo nei confronti della Rete. Pensate a questo scetticismo trasposto nel mondo dell’acquisto di turismo on-line. In questo caso il “pericolo” che il consumatore corre non è solamente rappresentato dal valore economico della transazione. Il vero rischio è il tempo, il bene più prezioso ai nostri giorni. Non si rischiano Euro (anche quelli…), ma soprattutto i pochi o tanti giorni che si è riusciti a difendere strenuamente per poterli dedicare ad un meritato viaggio.

E’ per questo che servono leggi che proteggano la stragrande maggioranza degli operatori professionali che lavorano nella Rete. E che colpiscano duramente i pochi che la usano, come userebbero transazioni tradizionali, per arricchirsi con scorciatoie non lecite.

17-03-2009   No Non ci sono ancora commenti / lascia il tuo

I 20 anni del Web e il Vaticano

Avevo già riportato qualche tempo fa la notizia della “benedizione” che Internet aveva ricevuto dal Pontefice che ne auspicava la più ampia diffusione possibile. In questi giorni, Joseph Ratzinger cita ancora il Web: questa volta lo fa nella lettera inviata ai Vescovi di tutto il mondo per spiegare le ragioni della famosa revoca della scomunica ai quattro Vescovi lefebvirani. Revoca che tante polemiche ha sollevato. Nella stessa lettera spiega che in futuro la Santa Sede dovrà prestare più attenzione alle notizie diffuse su Internet: infatti le dichiarazioni negazioniste di Williamson erano circolate sul web già prima della pubblicazione della revoca della scomunica.

Rimango ancora una volta di più favorevolmente sorpreso dalla capacità di un uomo così lontano dal nostro mondo delle tecnologie, sia per età che per “professione”, di sapere cogliere le potenzialità di questo strumento di comunicazione. Strumento, tra l’altro, che ha abbondantemente raggiunto e superato la maggiore età e che compie proprio oggi 20 anni !!! Inutile dire che la speranza è che ci si accorga sempre più di quanto il Web non sia una moda, bensì sia una certezza più che consolidata.

13-03-2009   3 Commenti / lascia il tuo

Internet benedetta

Anche il Pontefice ha “benedetto” Internet, definendola un “dono per l’umanità” ed auspicandone la più ampia diffusione possibile. E lo ha fatto, ovviamente, con un taglio etico ed ecumenico. Il Papa, infatti, esalta le caratteristiche positive del Web, censurandone, al tempo stesso, gli usi negativi che se ne possono fare. Contemporaneamente, il Santo Padre auspica che l’accesso a queste tecnologie sia il più diffuso possibile, affinchè non si verifichi anche nel mondo “virtuale” una divisione tra mondi di diversa importanza.

Mi sembra, comunque, un passo importante. Un’Istituzione tra le più antiche abbraccia le nuove tecnologie e ne evidenzia il grande contributo alla cooperazione e alla diffusione della comunicazione, elementi che facilitano il progresso dei popoli.

Chissà se anche i decision maker del mondo del turismo italiano capiranno che le nuove tecnologie, con particolare riguardo alla Rete, non sono un nemico da guardare con timore, bensì uno (se non LO) strumento che può garantire loro un futuro profittevole e duraturo ?!?

23-01-2009   2 Commenti / lascia il tuo

Musica 2.0

E c’è ancora chi pensa che il web sia un giocattolo. Che non andrà da nessuna parte. Che è destinato a sfiorire.

Mentre questi girano con gli occhi ben fissati nello specchietto retrovisore, il mondo va avanti a piena velocità. Mi sembra bella questa iniziativa lanciata da YouTube. La rete diventa strumento per reclutare un’orchestra sinfonica: dal raccogliere le candidature dei musicisti al voto per sceglierli. Tutto sulla Rete. Mi sembra un grande progresso rispetto alle paludate audizioni di certi Teatri …

22-01-2009   No Non ci sono ancora commenti / lascia il tuo

Obama e Italia.it

No, tranquilli. Il neo-Presidente degli Stati Uniti (che ha dovuto ri-giurare per sicurezza)non ha citato il nostro tristemente famoso portale del turismo nel suo discorso di insediamento. Nè è stato parte dei lavori del suo primo giorno da Presidente. Anzi, è molto probabile (praticamente certo) che non lo conosca nemmeno, visti i poco lusinghieri risultati in termini di visibilità che aveva raggiunto nella sua prima, funesta edizione.

Cito qui Barack Obama per un altro motivo. Italia.it sta per rinascere. E’ stato firmato il protocollo tra il Sottosegretario e prossimo Ministro Michela Vittoria Brambilla e il Ministro Brunetta per il trasferimento della gestione del Portale in capo al Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del Turismo. Lo stanziamento relativo è molto inferiore a quello faraonico (e di cui si sono perse le tracce …) della prima edizione: si parla di 10 M€ per la sua realizzazione e gestione su un arco di tre anni. Fondi, a mio parere, più che sufficienti per fare un ottimo lavoro e lanciare un progetto che, arrivando da buon ultimo nel panorama dei portali turistici internazionali, deve essere innovativo e all’avanguardia.

Perchè la citazione di Obama, quindi ? Perchè la democrazia degli Stati Uniti, sulla cui politica si potrebbe dibattere per giorni interi, ha, sicuramente, un aspetto positivo: quando viene eletto il nuovo Presidente le divisioni si attenuano e tutti lavorano per il bene del Paese (lo so che facciamo fatica a crederci, visto il Paese in cui viviamo …). Bene, per una cosa infinitamente meno importante, ma strategica per la competitività tursitica del nostro Paese come il Portale, mi auguro che succederà la stessa cosa. Il Portale è uno dei progetti che ha scatenato (giustamente) il maggior numero di critiche degli ultimi anni. Io stesso ho sempre attaccato (quasi impossibile non farlo) il modo in cui fu concepito e gestito. Ora si volta pagina. Partiamo dando credito al nuovo progetto. E dando un contributo costruttivo di idee che vengono dalla Rete in purissimo stile 2.0: cioè dall’”ecosistema” nel quale il Portale lavorerà. Nella speranza che vengano ascoltate …

22-01-2009   No Non ci sono ancora commenti / lascia il tuo

“Silencio. No hay banda”

Parto da una frase sentita qualche anno fa al cinema, per uno spunto di riflessione su reti sociali, blogosfera, comunicazione.
Più volte in questi anni, di fronte a un’informazione sempre più parcellizzata in un continuo mitragliamento di dati, cifre, opinioni e sondaggi discordanti, mi è tornata in mente Rebekah del Rio e il suo invito al silenzio, con cui idealmente si conclude il film Mulholland Drive.
Essendo per me quella pellicola un oggetto di studio (e di culto), ho sempre tentato di sviscerarne i meccanismi più reconditi, fino a convincermi che – al di là della trama – in una frase sola Lynch è riuscito a condensare tutta la sua insofferenza verso i meccanismi mainstream del cinema hollywoodiano e una comunicazione ormai diventata solo questione di chi fa la voce più grossa.
Banalizzando, è un po’ la logica del talk show applicata all’interazione di ogni giorno: una contaminazione reciproca che, obiettivamente, finisce col riservarci ben più di un grattacapo.
Il “silenzio” a cui allude il film di Lynch non è assenza di segnale, ma pulizia, cura del contenuto e attenzione per la relazione che si crea a partire da quell’input.
Per continuare con la metafora cinefila, a gran parte dello scenario 2.0 viene quotidianamente aggiunto una sorta di “fuori campo” sonoro, voce del narratore che ricostruisce una parvenza di trama e pretende di dare un senso a fenomeni (blog, wiki, instant messaging, digital lifestream, social bookmarking, microblogging) per loro natura allergici a una dimensione di tipo storico.
E questa voce è l’insieme del chiacchiericcio prodotto dai media mainstream, spesso in evidente imbarazzo quando devono parlare di web, ma anche da chi è più dentro i meccanismi del 2.0.
Il risultato? Si parla per slogan, si seguono mode. Più in profondità, si tralascia la realtà delle cose nel loro farsi. Un giorno tutti a correre dietro al “nuovo fenomeno” Facebook, il giorno dopo si decreta la morte del blog, il terzo si parla di web come ultimo avamposto di libertà.
E magari si trascurano esempi virtuosi come VoiceOfSanDiego.org  o il TypePad Journalist Bailoput Program, iniziative al limite tra blogging, giornalismo (e – nel caso di VoiceofSanDiego – non profit) che oggi non solo permettono a molti colleghi americani disoccupati di trovare di che mantenersi, ma rilanciano la potenza del mezzo Internet come veicolo in grado di scardinare intere filiere produttive.

Quanto al blog, da più parti si dice che stia vivendo un brutto periodo. Difficile crederlo del tutto. Semplicemente sta trovando una sua nuova collocazione all’interno del concetto di presenza online. È più intimo (che non vuol dire intimista), più raccolto e in qualche modo meno frenetico di prima. I post mediamente rallentano di frequenza e sono caratterizzati da una maggiore profondità di analisi. In qualche modo – anche se ancora non ci è dato sapere come – il blog potrebbe contrapporsi all’istintività di un FriendFeed  o al rumore di fondo di cui sopra.
Tourismcafè mi pare vada in questo senso. Non mi piace la metafora del salotto, perché rimanda a immagini elitarie: tuttavia è e rimane un aggregatore di pensieri e contributi, un momento per ragionare a mente fredda su temi diversi eppure mai come oggi così uniti. Non è piaggeria la mia, quanto la realistica constatazione che non ce ne sono tantissimi così, almeno in Italia. Me ne vengono in mente altri tre che fanno propria questa filosofia, senza la pretesa di voler fare classifiche: il blog di Umberto Torelli, quello di Stefano Quintarelli  e – in modo un po’ diverso – quello di Marco Camisani Calzolari

La foga di coprire con le proprie parole quelle degli altri è evidente non solo a livello di singolo, ma anche in ambito aziendale, dove peraltro rischia di fare danni peggiori. Non è un caso se l’adozione dei media sociali è vista ancora con un certo sospetto da CEO e CFO americani, specie dopo che molti tra quelli che vi si sono buttati a capofitto in qualche modo si sono comportati come se tra le mani avessero un semplice megafono e non un moltiplicatore di legami informali.
Da un lato si è preteso di capire i nuovi media senza viverli, dall’altro spesso si è pensato che una buona presenza on line significasse quantità di contenuti o forza nel distribuirli.  Al contrario, siamo di fronte a uno scenario che impone la qualità: lo ripete spesso (e giustamente) chi si occupa di buzz marketing e di reputazione on line. Ma c’è anche un altro fattore, che nessuno potrà mai vendere o comprare: la sincerità. Il 2.0 impone schiettezza: la stessa naturalezza necessaria ad ammettere che l’ecosistema web-mobile è prima di tutto moltitudine e poi, nel caso, market.
Molte delle formule per comunicare scelte in ambito enterprise sanno di artificioso, altre mirano a un ritorno di immagine di vecchio stampo, quando bastava smentire un fatto via press release per proteggere l’immagine di un prodotto. O cambiare un dominio da .it a .info per ripartire daccapo, come se nulla fosse accaduto.

È un periodo molto particolare per chi si occupa di web. Da più parti si sente l’esigenza di un ripensamento dei codici comunicativi e di relazione, superando di slancio concetti (pubblico, audience) che avranno senso per parlare di un fatto in termini di “boom” o per misurare la bontà di una campagna banner, ma che non contribuiscono a capire dinamiche e relazioni di quello che, a tutti gli effetti, è un macrocosmo.
Occorre che il web diventi ancor di più luogo di autoriflessione, in modo da gettare le basi per uno sviluppo e un utilizzo “sostenibili” di tutti i nuovi media, in un’ottica di benessere (culturale, emotivo, sociale, economico) per quanti più soggetti possibile.
Iniziamo a ragionare con calma – quasi tra amici –scrollandosi di dosso l’ossessione per il Roi o per una deadline. Finirà che qualche soluzione salterà fuori: o magari riscopriremo semplicemente il valore del tempo, vera ricchezza mancante di quest’epoca. E, paradosso del paradosso, avremo la possibilità di farlo proprio all’interno di un ecosistema che di fatto lo abolisce.

24-11-2008   3 Commenti / lascia il tuo

Non è per essere polemici, ma …

… viene riportato oggi che il tristemente “famoso” Portale trasloca: da Italia.it a Italia.info. E si adduce la motivazione che “oggi tutti i portali turistici che stanno nascendo negli altri paesi sono sul .info“.

Porto alcuni esempi di portali turistici di successo di Paesi nostri concorrenti e non commento oltre:

19-11-2008   3 Commenti / lascia il tuo

Word of Mouse

No, non è un errore di Inglese nè di battitura (quantunque la mia scrittura su tastiera rigorosamente a due dita ne provochi spesso…). Ne’ c’entra alcunchè il più famoso roditore del mondo nato nella famiglia Disney. E’ la definizione che Avalon BUZZ Report ha coniato per la versione moderna e Web 2.0 di “word of mouth”, il vecchio e tanto usato “passaparola”.
In un articolo su Hotel News Resource si citano alcuni dati che confermano, una volta ancora, la crescente importanza che gli utenti danno all’opinione di altri utenti nella scelta dell’hotel in cui soggiornare. A fronte del 75% dei consumatori che ritiene che le Aziende mentano nelle proprie pubblicità, ben il 68% crede, invece, a “persone come loro”. Addirittura, l’88% dei consumatori che legge le recensioni on-line di altri utenti sostiene che questi commenti hanno influenzato fortemente le proprie decisioni. C’è molto buon senso dietro questi numeri. Tutti noi ci fidiamo di chi conosciamo molto più che di una patinata brochure pubblicitaria. Quello che è cambiato, con la tecnologia, è che, fino a pochi anni fa si potevano condividere esperienze positive o negative con una ristretta cerchi di amici. Ora, con un paio di click, si parla con il mondo (basti pensare ai 30 Milioni di visitatori unici mensili di Tripadvisor). E se, proprio di fronte al “romantico” balconcino della camera del proprio hotel c’è un traliccio dell’Alta Tensione che la brochure si era “dimenticata” di fotografare, state sicuri che il cliente lo farà sapere a tutti !!!
Se questo vale per gli hotel, ovviamente il discorso può essere esteso a tutti i comparti della filiera turistica. Pensate a cosa è successo ai 13 assistenti di volo di Virgin Atlantic che, su Facebook, avevano definito “poveracci” i passeggeri dei loro voli.
Tutte prove che Internet non è un mondo diverso da quello fisico e analogico: anche qui la qualità è il fattore più importante. Ancora più importante per la cassa di risonanza che Internet offre.

06-11-2008   1 Commento / lascia il tuo