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Industria del turismo: ecco come contribuire ad attuare un cambiamento sociale

Sapete cos’è ‘PC Bank’? 

E’ un sistema che permette ai computer di Amadeus (vecchi non più di tre anni) di essere riutilizzati nel mondo per progetti sociali. Centinaia di computer sono donati ogni anno dalla societa’ nel mondo a titolo gratuito. 

Ultimamente Amadeus ha partecipato con Kenya Airways, Iberia LAE e alla Global Travel e Tourism Partnership (GTTP) ad un programma di formazione no-profit che coinvolge più Paesi, pensata per mettere a disposizione di studenti che non hanno capacità economiche opportunità di carriera nel campo del Travel&Tourism. 

Il risultato? 100 computer  sono stati donati a 18 scuole distribuite in 8 province del Kenya, con lo scopo di supportare l’istruzione online sul turismo attraverso il lancio dell’iniziativa GTTP-Kenya nelle scuole del Paese. Questo è stato possibile grazia alla collaborazione di linee aeree (Kenya Airways e Iberia LAE) che hanno trasportato gratuitamente i computer da Madrid al Kenya. 

Fino ad oggi in Kenya non esisteva una formazione sul turismo: grazie ad Amadeus e a queste associazioni oggi è possibile iniziare un nuovo cammino e dare la possibilità a questi ragazzi di una carriera futura in un settore cruciale per l’economia del Kenya.

Viaggiare, prima di tutto con la mente

Possiamo ufficialmente dire che l’estate è un lontano ricordo.  Ma l’autunno fa venire ancora più voglia di scappare…

Spesso, quando si sogna di fuggire in luoghi esotici, però, non si calcolano i pericoli reali, ovvero insetti di vario genere che già ci spaventano in città, figuriamoci in ambienti sconosciuti.

O molto semplicemente, insetti assolutamente innocui che però ci spaventano irrazionalmente (se vi nomino ragni e farfalle?).

Ma viaggiare implica anche affrontare le proprie paure, conoscerle per non fuggirle e anzi, “fronteggiarle con la conoscenza”, come sostiene Vanda Perini, psicologa con orientamento psicoanalitico che cura la rubrica Psicologia da Viaggio per il Corriere.it.

Nella sua rubrica, anche un articolo sulla paura del volo  e uno sulla voglia e le possibilità di cambiare vita, per trovare un nostro Io ideale – non lo cerchiamo forse anche durante ogni viaggio che intraprendiamo?

Trovo un’idea interessante quella di parlare del viaggio attraverso un filtro psicologico perché il “turismo” è anche introspezione, ricerca del sé, costante sfida tra chi siamo e chi vorremmo essere.

Un concetto su cui riflettere: la Netarchia

Mi ci ha fatto pensare il bravissimo Massimo Chiriatti de Il Sole 24 ore : viviamo in una società che è sempre più team, sempre più gruppo, sempre più sociale.

Se in principio chi era al vertice – o semplicemente chiunque volesse comunicare o vendere qualcosa al pubblico -  “bombardava” di messaggi coloro che stavano più in basso, alla base della piramide o semplicemente in ascolto come pubblico, oggi il potere fra imprese e consumatori si sta sempre più riequilibrando grazie ad internet e all’interattività, con benefici per entrambe le parti (tu puoi dirmi cosa ti piace davvero e io posso finalmente saperlo con chiarezza).

Si lavora in gruppo insomma – che sia vero o virtuale – e proprio per questo ci si arricchisce, ribaltando un sistema a “catena di montaggio” che fino a pochi anni fa funzionava proprio perchè monodirezionale.

Questo comporta una presa di consapevolezza generale, da chi comunica a chi riceve la comunicazione – spesso anche i confini dei ruoli si annullano, in questo loop di comunicazione continua (è il cliente ad aver bisogno di me e io di lui): una Netarchia, come la chiama Chiriatti, di cui necessitiamo se vogliamo evitare l’assoggettamento e il ritorno a una gerarchia – nel senso più ampio del termine – che ormai non ci appartiene più.

Una “piattaforma partecipativa” globale (sempre citando Chiriatti) che ci aiuti a costruire un futuro come si deve, e come si può: al meglio.

Speriamo sia fattibile, speriamo sia uno dei grandi passi che internet ci ha aiutato a fare.

Twitter: il cinguettio è più allegro quando non si lavora

La Cornell University di New York, in seguito a una ricerca eseguita da due sociologi che hanno analizzato 509 milioni di twitt su Twitter provenienti da utenti distribuiti in 84 Paesi differenti parla chiaro: le persone sono più felici quando non lavorano.

Grazie ad un software capace di intercettare l’umore delle persone attraverso parole chiave, Michael Macy e Scott Golden hanno identificato il sentimento generale di chi twitta: la rabbia, la paura, la noia, la felicità.

Il quadro è piuttosto chiaro: si è più ottimisti al risveglio, verso sera e nel weekend.

Come mai? Facile: ha a che vedere con il potere terapeutico del sonno, la quantità di luce nei diversi orari della giornata e lo stress (lavorativo).

Come usate Twitter? Vi rispecchiate nell’analisi degli studiosi di New York? Considerate attendibili queste considerazioni?

Io credo che ci sia del vero – ma anche del banale, se posso permettermi: lo stress non può che nuocere all’umore e il pensiero dell’avvicinarsi di una serata tra amici dopo il lavoro non può che rendere più sereni. Ci serviva una ricerca su Twitter per capirlo?

Assintel Report: la mia testimonianza

Venerdì ho partecipato alla presentazione dell’Assintel Report, che, come molti di voi già sanno, si propone di interpretare il mercato informatico nazionale e capire le priorità di investimento delle aziende utenti e i trend tecnologici che ci aspettano.

Durante questa sesta edizione sono stato invitato ad una tavola rotonda, “Costruiamo un’agenda digitale per il futuro: l’IT si confronta su idee, progetti e strategie”. Moderata da Alfredo Gatti, la discussione ha posto quesiti doverosi, che vi riassumo con le mie relative riflessioni.

Quest’anno, mi sento di poter condividere questa considerazione con voi, purtroppo non mi ha colpito nulla del campo IT: secondo me si sentono sempre le stesse cose. Come se non bastasse, è venuto a mancare l’innovatore che ha cambiato la tecnologia negli ultimi 50 anni… ora chi sarà colui che cambierà lo scenario futuro?

Nell’attuale panorama IT sta emergendo prepotentemente il Mobile, che per il mondo del Travel, ha nell’etimologia della parola, la correlazione al viaggio. Il mondo del turismo è stato ed è fortemente impattato da Internet: il 50% dell’e-commerce in Italia ha a che fare col turismo. La cosa fondamentale è che il Mobile non sia visto come una moda, ma come base sulla quale costruire nuovi servizi in futuro. Allo stesso tempo dobbiamo preoccuparci della multicanalità: bisogna focalizzarsi su diversi aspetti dell’IT, non solo sul Mobile, che peraltro, ricordiamoci, per alcune piccole agenzie resta comunque un plus.

I Social Media, ancora troppo spesso visti – almeno in Italia – come un gioco devono essere uno strumento business. Per il turismo, devono essere utilizzati per conoscere l’opinione del cliente e fornire il servizio ad hoc sulla domanda generata. Il 25% delle ricerche online viene effettuato su content generato dagli utenti, non dimentichiamolo mai. Anche Twitter è uno strumento di incredibile efficacia ed efficienza se usato correttamente, fino a diventare il customer service principale a cui il cliente si rivolge. I Social Media, dunque, portano qualità perché dimostrano l’attenzione dell’azienda verso il cliente, aiutano a diffondere un’immagine corretta della politica aziendale e rappresentano – o dovrebbero rappresentare – l’interazione. Il Social Media non è solo una vetrina, ma un modo per interagire in dialogo costante col cliente.
Da queste considerazioni e da molte altre è scaturita, la forte urgenza di occuparsi al più presto della banda larga e della necessità di un riutilizzo delle tecnologie già testate in progetti che si sono rivelati vincenti. Inutile secondo me assumere persone diverse – o cambiare metodi di lavoro – se hanno funzionato in precedenza. Insomma, cavallo vincente non si cambia, quindi utilizziamo i fornitori che hanno dimostrato grandi capacità di realizzazione dei progetti. Mi piacerebbe che questi due aspetti fossero inseriti al più presto nell’agenda digitale, è tempo di occuparsene.

Scusate se mi sono dilungato ma mi premeva condividere con chi non ha potuto esserci questi punti cardinali.

Amadeus al TTG: com’è andata?

Anche quest’anno è arrivata a Rimini la TTG, una delle principali fiere internazionali b2b del settore turistico in Italia. Durante il weekend, per la quarantottesima edizione, Amadeus è stato presente al Padiglione B1, Corsia 1/2, Stand 24-25/32-33 e ha presentato la nuova versione di Booking Portal, aggiornata nei contenuti e con una grafica rinnovata.

Booking Portal è la più aggiornata piattaforma per le agenzie di viaggio oggi disponibile. Al TTG è stato mostrato il programma agli operatori del settore e ai giornalisti: le nuove funzionalità aggiunte, pensate per soddisfare le domande della clientela con un formato più navigabile, sono all’avanguardia.

Un piccolo bilancio dell’evento: grande affluenza soprattutto nella giornata di venerdì, molte richieste dirette proprio ad Amadeus per scoprire la nuova soluzione Booking Portal e la soluzione Mobile, sia da parte del mercato turistico che per quanto riguarda il press trade.

Nel complesso sono soddisfatto: durante i tre giorni il numero dei visitatori non è stato elevatissimo, ma ciò che più conta, almeno per quanto mi riguarda, è che i presenti alla fiera erano davvero interessati al Portale, persone preparate o davvero curiose che si sono avvicinate alle novità sul turismo.

Abbiamo bisogno di questo tipo di professionisti per migliorarci ogni giorno e puntare sempre più in alto, quindi il bilancio per me è davvero positivo!

Chi c’era fra voi? Che esperienza avete avuto?

Cosa manca (di solito) ai siti di vendita viaggi

Quante volte avete inveito contro il monitor del vostro computer per l’assenza o la scarsità di customer service su un sito online dove avevate acquistato?

Per il settore dei viaggi la cosa si fa anche più complicata.

Ecco che allora Tnooz stila una classica degli 8 peccati cardinali dell’online customer service nel travel .

Ve li riassumo qui perché mi sembrano punti molto validi.

1. Non avere un customer service online

2. La non chiarezza

3. La non risposta o risposta lenta

4. Non pubblicare aggiornamenti

5. Ignorare il cliente

6. Non avere un coordinamento col customer service effettivo (ovvero ricevere 10 risposte tutte diverse le une dalle altre)

7. Non analizzare feed-back

8. Non aggiornare il sito in caso di crisi

Questi possono sembrare punti banali, ma Timothy O’Neil-Dunne li elenca a ragione, visto che molti siti o non pensano a questi punti oppure ci pensano ma non agiscono di conseguenza.

E secondo voi? Aggiungereste altri punti alle mancanze dei siti travel online?

Apps: lo strumento perfetto per i travel advertisers

Millenial Media nel suo report mensile di luglio sui mobile si è focalizzato sul Travel Ad Vertical, registrando che l’86% delle campagne viaggio davano ai clienti la possibilità di scaricare un App dedicata.

Dalle ricerche risulta che le App sono spesso utilizzate per prenotare viaggi e sono strumento indispensabile per raggiungere consumatori che sono in viaggio o comunque fuori casa.

Gli Hotel e i Resort hanno riscontrato successi per quanto riguarda l’advertising sul mobile, ovviamente per coloro che hanno approfittato sapientemente di questi mezzi per raggiungere i clienti che utilizzano i mobile per prenotare.

Questo denota la presenza sempre più forte di un ampio spazio di azione per chi vuole promuovere il prodotto turistico e un’esigenza – oltre che un’opportunità – di pensare in dettaglio l’esperienza viaggio secondo ciascun cliente.

Voi quali possibilità prevedete sul mobile per chi lavora nel mondo del turismo?

Tablet: ecco chi hanno conquistato

Li amano tutti, ma pochi li possiedono.

In Italia sono stati distribuiti 190mila tablets, ma solo il 2% degli intervistati – come da sondaggio Nextplora – li possiede.

La percezione di quest’oggetto varia moltissimo: tra chi naviga in internet, il 40% lo considera un dispositivo non comparabile con il resto degli altri device, il 47% lo considera un piccolo pc con touchscreen, il 13% come un telefono multifunzione.

Tra i più interessati all’acquisto, ci sono i giovani fra i 15 e i 19 anni che ovviamente non osano causa costo elevato (non possiamo abbassarlo un po’?).

Chi li usa già, invece, sono manager e imprenditori, più uomini che donne, con un’età compresa fra i 35 e i 44 anni, residenti nel Nord Italia.

Voi? Possedete già un tablet? Cosa ne pensate? Investireste nell’acquisto? Io lo possiedo e lo trovo uno strumento indispensabile, in particolar modo per chi viaggia spesso e non può – o meglio, non vuole – portare con sè il peso di un laptop.

Il wwf in classe

Internet, tablet, social media… i bambini di oggi sono “digital native”, cresciuti in ambienti virtuali e asettici, pronti a risolvere qualsiasi emergenza tecnologica.

Ma di fronte ad un animale in carne ed ossa restano a bocca aperta, perché la realtà a volte supera la fantasia. E allora perché non spiegargli che là fuori esiste una natura bellissima?

Il wwf organizza durante tutto l’anno scolastico percorsi educativi sui principali temi ambientali che stimolano i ragazzi nell’osservazione del mondo che li circonda grazie ai percorsi educativi Panda Club e Panda Explorer, programmi didattici all’avanguardia realizzati da esperti di educazione ambientale.

Per conoscere i dettagli delle proposte, visitate www.wwf.it/scuole

Non vi sembra una bellissima idea? Avete mai partecipato?