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Ma quanto è lontana l’America?!?

Se si guarda su Google Earth, circa 7.000 Km in linea d’aria. Se si guarda ai due Paesi di cui queste città sono le Capitali, allora forse le distanze fisiche significano ben poco…

E’ di oggi la notizia che George W Bush ha convocato i due candidati alla sua successione per discutere della crisi finanziaria che rischia di gettare gli Stati Uniti (e un bel pezzo del resto delle economie mondiali) nel pieno di una fase di recessione.

Sì, abbiamo letto bene. Una incontro tra il Presidente uscente e i due avversari che si contendono aspramente la sua poltrona. Un po’ diverso dalla situazione nostrana, dove maggioranza ed opposizione si scontrano su qualsiasi argomento faccia parte o meno dell’agenda politica del Paese…

Certe volte Roma e Washington sembrano così tanto più lontani dei circa 7.000 Km in linea d’aria che le separano…

Il cavallo azzoppato

Vi ricordate quegli orribili film western di quando eravamo giovani ? Quelli dell’era pre-politically correct. Quelli in cui gli indiani erano cattivissimi (come se non fossero stati loro ad essere spazzati via dalla loro terra…), per intenderci. Gli stessi film in cui era immancabile la raccapricciante scena del cavallo azzoppato, eliminato con un colpo di pistola per non farlo soffrire.

Queste scene mi ricordano la questione Alitalia. Mi ero ripromesso di parlarne il meno possibile. Ne parlano tutti ed è difficile avere un’opinione precisa, vista la nebbia fitta che avvolge questa vicenda. E io non sono per nulla titolato a presentarmi come esperto Ma mi sembra che ogni giorno si cerchi di sparare un colpo in più per eliminare il malato e non farlo soffrire più.

L’ultima, in termini di tempo, è la dichiarazione (oggi, come da italica tradizione, rimodulata) per cui lo stress di questa situazione sui piloti potrebbe provocare incidenti aerei.

Se Alitalia aveva bisogno di ulteriori spinte verso il baratro, mi sembra che anche questa illuminata dichiarazione aiuterà, svuotando ulteriormente gli aerei della Compagnia

Perplessità 2.0

Tutti i notiziari e i maggiori quotidiani riportano la notizia che oggi, Lunedì 22 Settembre, sul sito Internet di Alitalia comparirà un annuncio per un’asta pubblica per la vendita della Compagnia di bandiera.

Ora, premetto che ho grande stima nell’esperienza e nella serietà del Commissario Fantozzi. Così come ho affetto per la nostra Compagnia di bandiera.  Così come capisco che alcune iniziative sono atti dovuti per proteggere al massimo i diritti dei creditori di un’Azienda in difficoltà (eufemismo…) e per garantire, anche all’Unione Europea, la massima trasparenza in una vicenda oggettivamente molto complessa.

Ma chiedere attraverso un’inserzione sul web di manifestare interesse entro 8 giorni per acquistare un’Azienda in una situazione finanziaria ed organizzativa a dir poco complicata, mi sembra un passo assai poco concreto. Non entro nelle disquisizioni sulle responsabilità passate della situazione attuale di Alitalia: troppo complesso e, comunque, ben poco utile per trovare una soluzione. Ne’ dubito che ogni parte coinvolta in questa situazione, anche se a volte (abbastanza spesso, ad essere onesti) si sentono posizioni che lasciano disorientati, stia facendo tutto il possibile per trovare la migliore soluzione possibile. Ma, non per auto-citarmi, teniamo presente il fattore tempo. Ho paura che tutte queste iniziative, assolutamente corrette e dovute, facciano pensare che tempo ce ne sia ancora tanto. Sul mercato della competizione globale, in cui ogni giorno si annunciano alleanze e fusioni, ce n’è sempre meno.

Ed ogni giorno che passa, a parte le perdite quotidiane di Alitalia che ci ricorda ogni mattina Radio24 (2.36M€), il nostro turismo sconta la penalizzazione di un vettore che non offre concrete garanzie di operatività nel medio termine. Pensate che un turista straniero affidi con tranquillità le proprie vacanze nei prossimi mesi ad una compagnia di cui ancora non si conosce il futuro ? Se questo stesso turista ha qualche altra destinazione nella sua lista dei desideri, probabilmente volerà altrove rimandando ad un futuro più chiaro la sua visita in Italia.

Ed ora il Ministero…

Sembra proprio che, stando alla crescita esponenziale di sussurri, voci e uscite stampa, da Settembre il Turismo sarà “promosso” al rango di Ministero.

Tema, questo, molto dibattuto tra chi sostiene non ci sia bisogno di affrontare la promozione del turismo del nostro Paese attraverso un Ministero e chi, invece, ritiene che un Dicastero, pur senza portafoglio, sia lo strumento migliore per recuperare il terreno perduto nella competizione per i turisti globali.

Si vedrà. A me sembra un grande passo avanti. Non sono esperto di “cose” di Governo, ma l’attenzione sul turismo non mi sembra sia stata così alta come ora da alcuni anni a questa parte.

Italia prima per l’Unesco

Eh sì, lo si sapeva, ma arriva l’ennesima conferma.

L’Italia, cone ben 43 località, è il primo Paese al mondo come numero di siti Unesco. Dimostrazione ulteriore, anche se non ce n’era bisogna, dell’eccezionale patrimonio storico e paesaggistico dell’Italia.

Tutto bene, quindi? Beh sì, da un lato tutto bene. Però anche l’ennesima occasione per chiederci se siamo degni di questo patrimonio. Proprio ieri, sullo stesso Corriere.it, erano pubblicate le foto dello scempio dell’Arno a due passi da Ponte Vecchio, degradato da inquinamento e sporcizia. Come scriveva Giorgio Rapari su questo Blog poche settimane fa, continuiamo con il comportamento dei ragazzi dotati da Madre Natura che sprecano il proprio talento non “applicandosi” a scuola e prendendo brutti voti. Fino a che punto vogliamo continuare a sprecare questo enrome patromonio?!?

E poi cosa vogliamo farci con questo immenso patrimonio UNESCO? Come lo stiamo sfruttando? Perchè non creiamo percorsi che siano incentrati sui siti Unesco e che promuovano il territorio su cui questi siti insistono? Promuoviamo non solo la loro bellezza, ma anche la bellezza delle zone che li ospitano. Usiamo questi siti, che l’organizzazione Italiana dell’Unesco ha promosso e promuove così bene, per creare volano sul territorio.

Michela Vittoria Brambilla: primi passi …

Due giorni fa, il Blog di Federico Cella (Vita Digitale) ha riportato due notizie che, nella loro sensatezza, rischiavano quasi di passare sotto silenzio (a parte alcune citazioni nelle testate di settore). Entrambe le notizie sono relative ai piani e alle strategie del neo-Sottosegretario Michela Vittoria Brambilla.

 La prima: la costituzione, all’interno del proprio Dicastero, di un comitato per le nuove tecnologie applicate al Turismo. Avevo gia’ espresso soddisfazione per aver sentito citate le tecnologie tra i punti principali della strategia di rilancio espressa dal Sottosegretario a Riva del Garda. Ora a quelle parole sembrano cominciare a seguire dei fatti. Che dire ?!? Ottima notizia ! La speranza è che si colga (finalmente …) l’occasione per costituire un lavoro altamente professionale su una delle tematiche sulle quali il nostro Paese e’ in clamoroso e grave ritardo. Che si colga, soprattutto, l’occasione per non guardare a questa tematica solamente dal punto di vista tecnologico o dell’approccio ad un nuovo strumento di comunicazione. Ma che si colga l’opportunità di prendere atto del potenziale e della realtà che Internet rappresenta per il turismo a 360°.

 La seconda: sempre Michela Vittoria Brambilla ha dichiarato che non ha intenzione di chiedere fondi allo Stato senza prima aver cominciato ad usare meglio i fondi gia’ disponibili. Un approccio imprenditoriale che non ci puo’ che far piacere.

 Certo, per il momento queste sono dichiarazioni programmatiche. L’efficacia del lavoro del Dicastero dovra’ essere dimostrata dai fatti e dalle azioni concrete. Ma almeno i primi passi sembrano instradarsi su un cammino che va nella direzione giusta. Se poi si riuscirà ad innescare, in queste strategie, un po’ di 2.0, come auspica Roberta, allora forse veramente si potrà provare a fare un bel lavoro. Basta un poco di coraggio nel buttare logiche superate e addentrarsi in terreni nuovi. ma che offrono degli enormi potenziali …

Web 2.0 e gli Hotel

Lo scorso Sabato, nell’ambito della IV Conferenza Italiana sul Turismo di Riva del Garda, il neo-Sottosegretario Michela Vittoria Brambilla ha lanciato una proposta sul tema delle classificazioni degli Hotel italiani.

Come tutti sapete, il tema è di pertinenza Regionale. Questo, al di là di alcuni standard comuni, comporta la non omogeneità dei criteri di assegnazione e, quindi, diversi risultati rispetto alle aspettative di qualità dei Clienti. Ne ha parlato molto estesamente l’amico Luca nel suo Blog proprio recentemente.

Michela Vittoria Brambilla ha proposto la definizione di un set di requisiti minimi di categoria e una auto-certificazione delle strutture alberghiere per quanto riguarda la qualità dei servizi offerti.

Ora, come sempre in Italia, questa proposta ha suscitato reazioni contrastanti tra gli addetti ai lavori: c’è chi la ritiene l’idea geniale risolutiva e chi la ritiene la peggiore delle iatture.

Io ho due commenti da fare in proposito.

Primo: è la prima volta, dopo anni, che c’è sul tavolo una proposta concreta e non il solito lamentarsi della situazione. La prima volta che si cerca di uscire dalla spirale di un problema che è sempre sul tavolo, ma su cui sono mancate iniziative concrete. E di cui il settore alberghiero ha un grande bisogno, per offrire tranquillità e credibilità ai propri Clienti.

Secondo: alcuni bollano il tema dell’auto-certificazione come un approccio troppo naif. Forse lo è. Ma non più di tanto, a mio avviso. Lo sarebbe stato fino a 10 o anche a pochissimi anni fa. Anni in cui, in caso di scarsa qualità, ci si poteva sfogare soltanto con una ristretta cerchia di amici e conoscenti. Ora no. Ora c’è la Grande Rete. Internet “obbliga” a dire la verità. Se mi viene venduta una splendida camera “vista mare”  nella brochure dell’Hotel e, nella realtà, mi trovo a dormire in un buco “vista pilone dell’autostrada” ora ho una enorme quantità di modi di farlo sapere al mondo intero a portata di click.

Per questo credo che questa proposta meriti essere approfondita.

E, in generale, riproporre il tema Tecnologia e processi organizzativi. Anche in questo campo, come scrivevo ieri, bisogna cambiare l’approccio culturale ed organizzativo delle nostre Aziende per affrontare la Rete nel modo più efficace.

ENIT: strumento strategico o Ente inutile ?

In una recente lettera al Corriere della Sera (28 Aprile 2008), un lettore citava l’ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo come uno dei tanti Enti italiani di cui chiedere l’abolizione in quanto inutili.

In un’altra appassionata lettera al Corriere (8 Maggio 2008), il Dr. Eugenio Magnani, Direttore Generale della stessa ENIT, prende le difese dell’Ente, evidenziandone l’apporto positivo e gli sforzi recenti per promuovere il turismo del nostro Paese.

Chi ha ragione ?

Il tema non è di facile disquisizione. Sicuramente, ancora poco si è visto dei vari sforzi compiuti per rilanciare un Ente che, nel passato, aveva smarrito in parte la propria identità e la propria missione. I dati di mercato sono implacabili (vedi Post ” Non ci resta che piangere ? “), anche se si rileva un timido miglioramento (+2.3%) nei risultati 2007 rispetto all’anno precedente (Fonte: Bankitalia).

Non si possono disconoscere le difficoltà nella gestione di una materia la cui governance è suddivisa tra tre attori diversi: Stato, Regione ed Imprese. Quante volte abbiamo assistito a partecipazioni non coordinate alle principali Fiere mondiali del Turismo, dove la nostra presenza era rappresentata dallo stand dell’Italia, ma poi anche da quelli di Regioni, Province, Comuni ? Quante volte abbiamo visto morire, prima ancora di nascere, iniziative organiche di promozione del nostro Paese ?

Si nota del movimento. Si nota qualche timido segnale. Ma il mondo corre veloce. E la politica dei piccoli passi deve lasciare presto il passo ad iniziative importanti e ad azioni veloci. La solita Spagna, esempio ormai fin troppo abusato, dimostra che quando ci sono chiarezza degli obiettivi e volontà di relalizzarli si possono ottenere risultati strepitosi.

E’ tempo di agire

Sono trascorsi solo alcuni giorni dalle elezioni e Silvio Berlusconi, il nuovo premier di governo, si è già distinto per il suo fattivo agire.

Si sa che le sorti della compagnia aerea di bandiera gli stanno a cuore e oltre ad aver coniato nei giorni scorsi il pay off “Ama l’Italia, vola Alitalia” si è lanciato in frenetiche attività a supporto del rilancio del vettore. La prima consistente in un prestito ponte di 100 milioni (accordo bipartisan) dal duplice obiettivo: tamponar le falle finanziarie più immediate e garantire liquidità per 5/6 mesi, il tempo sufficiente a trovare una ragionevole via d’uscita.

Dall’altra pressioni sui maggiori poli bancari, affinchè allentino i cordoni della borsa e ricapitalizzino la compagnia con un almeno 1 miliardo, come è successo anni fa con la Fiat, in attesa di trovare acquirenti industriali e piani strategici convincenti.

Tra un risotto ai frutti di mare e uno spettacolo del Bagaglino, S. Berlusconi ha realizzato l’amosfera distesa per chiedere all’amico Putin, in occasione del loro meeting a Villa Certosa, un formale interessamento di Aeroflot all’entrata in Alitalia.

I prossimi giorni capiremo quali saranno le evoluzioni ma da subito emerge uno stile diverso, più fantasioso e allo stesso tempo in sintonia la classe imprenditoriale meno ingessata dal Paese. Un agire e un felice attivismo che ricordano a tutti che oltre il destino di Alitalia e la sua rilevanza nell’economia del Paese, vi è correlata la questione delle infrastrutture del nord Italia e l’impossibilità che l’area più dinamica e rilevante della sua economia, possa rinunciare a fare di Malpensa il suo hub di riferimento.