È di pochi giorni fa l’annuncio della Farnesina che sconsiglia viaggi in Egitto compreso il Mar Rosso.
Uno scenario complesso, quello di questi giorni, che vede da una parte una carenza di protezione da parte delle forze dell’ordine e dall’altra un’altissima presenza di cittadini europei. Se ne contano 15.500 circa in Egitto.
“Nei giorni scorsi – dichiara Maria Concetta Patti, Presidente di Federviaggio-Confturismo – abbiamo stimato in oltre 2.000 unità il numero delle imprese a rischio nel brevissimo periodo e in circa 20.000 i contratti di lavoro che, di conseguenza, non verrebbero rinnovati o per i quali si aprirebbe la via della mobilità”.
La domanda chiave per quanto riguarda il punto di vista turistico-economico (lungi da me affrontare quello politico, che richiederebbe mesi di approfondimento) è: quanto terreno sta perdendo l’Egitto nei confronti del turismo e quanto è grande la perdita dell’Egitto rispetto alle entrate economiche nel Paese dovute al turismo?
La risposta è immediata: immensa.
Questa non è la prima volta, per gli egiziani: nel 1997 un attentato terroristico a Luxor uccise 58 turisti e 4 egiziani, provocando grandi danni al turismo nel Paese che però da allora ha mantenuto i suoi introiti (grazie al turismo) pressochè stabili fino ad oggi: nel 2009 l’Egitto ha visto 12 milioni e mezzo di turisti che hanno portato ricavi pari a quasi undici miliardi di dollari, senza contare i posti di lavoro creati dall’industria (si conta che il turismo copra il 10% del tasso di occupazione della nazione).
In seguito alle rivolte di questi giorni, però, molti turisti hanno lasciato l’Egitto o cancellato le vacanze già prenotate da tempo. Non è possibile prelevare denaro dai Bancomat da giorni. E gli unici stranieri a volare da e al Cairo sono adesso i giornalisti (e anche loro con mille paure e timori).
Il Daily Finance sostiene che l’economia egiziana ha perso almeno tre miliardi di dollari in seguito a questa crisi politica.
I ricavi nel settore del turismo, che nel 2010 ha rappresentato il 6% del prodotto interno lordo, potrebbero ritornare ai livelli registrati prima del 2004, e cioè sotto i cinque miliardi di dollari.
Anche il Guardian riporta le parole del nuovo vicepresidente Omar Suleiman che ha affermato che il costo reale di questa crisi politica è la perdita di 1 miliardo di dollari di ricavi per quanto riguarda il mondo del turismo.
Solo per quanto riguarda il volume delle transazioni economiche Italia-Egitto verranno a mancare settimanalmente, a causa di questa crisi, 8 milioni di Euro ma si conta che dalla metà di febbraio il gap fra fatturati settimanali previsti e quelli realizzati sarà destinato a crescere ad un ritmo del 25% al mese, man mano che si avvicina la stagione primaverile ed estiva.
Come si evolverà la situazione? Quanto ci vorrà perchè l’Egitto possa recuperare il suo status privilegiato nel mondo del turismo?
E, soprattutto, guardando al nostro Paese, come reggerà la nostra filiera turistica (Tour Operator, compagnie di Charter, Agenzie di Viaggio, etc.) già provata da due anni di crisi, alla mancanza di fatturato originato da un Paese che, per molti Tour Operator, rappresenta una parte consistente delle vendite e, fino all’altro ieri, un’isola felice del turismo di massa ?!?