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Il wwf in classe

Internet, tablet, social media… i bambini di oggi sono “digital native”, cresciuti in ambienti virtuali e asettici, pronti a risolvere qualsiasi emergenza tecnologica.

Ma di fronte ad un animale in carne ed ossa restano a bocca aperta, perché la realtà a volte supera la fantasia. E allora perché non spiegargli che là fuori esiste una natura bellissima?

Il wwf organizza durante tutto l’anno scolastico percorsi educativi sui principali temi ambientali che stimolano i ragazzi nell’osservazione del mondo che li circonda grazie ai percorsi educativi Panda Club e Panda Explorer, programmi didattici all’avanguardia realizzati da esperti di educazione ambientale.

Per conoscere i dettagli delle proposte, visitate www.wwf.it/scuole

Non vi sembra una bellissima idea? Avete mai partecipato?

Gli italiani sull’economist

Luca De Biase nel suo blog – come sempre interessante, ci ricorda che un recente numero de l’Economist citava parecchi nomi italiani.

Per una volta, politica a parte a cui sono stati riservati i commenti che ci si aspetterebbe, nel Technology Quarterly sono comparsi gli innovatori: Mario Ploner (Tecnomeccanica Biellese) che racconta di una tecnologia per raccogliere il petrolio che finisce in mare; Alessandro Bottaro, dell’università di Genova, ha sviluppato un materiale che ha caratteristiche simili a quelle delle più piccole piume degli uccelli e un paio d’altri.

Forse, come evidenziato anche da un commento sul blog, sarebbe il momento che l’Italia parlasse di queste figure (sicuramente ci sono altri nomi meritevoli di citazioni straniere e non) e non le lasciasse solo ai giornali esteri.

Voi cosa ne pensate? Problemi ne abbiamo sicuramente come Paese, ma non dovremmo valorizzare quello che abbiamo di buono?

Record di download per il 2011

Android versus iOS, e poi Windows Phone 7 e Blackberry: le piattaforme tecnologiche sono ormai il ring dove si incontrano e scontrano le app a loro dedicate.

Un articolo di Mymarketing di Roberto Bonin ci comunica il record di download di app negli ultimi mesi.

Si segnala in particolare un aumento di download per le applicazioni di viaggio e turismo, seguite dalle app dei social network (non solo facebook e twitter, ma anche Foursquare, FriendFeed, Gowalla).

Anche Alitalia e Trenitalia sembrano essere molto apprezzate: facilitano le pratiche di viaggio, per non parlare di tutte le app che informano il lettore delle news dell’ultimo minuto (vedi Ansa, Corriere).

Impossibile dimenticarsi di Angry Birds, ma anche le grandi aziende che per la prima volta hanno scelto di buttarsi in questo mondo raccontandosi con una voce diversa (considerata la piattaforma).

Qualche esempio? Barilla con iPasta, Poltrona Frau e molti altri con una sinergia di app che collega advertising, social media marketing e CRM.

E voi? quale app usate?

Mai più al supermercato!

E’ ormai evidente, come da mio ultimo post, che gli smartphone si possono annoverare fra gli oggetti ‘del futuro’ che più stanno cambiando la nostra qualità di vita (certo, nelle piccole cose, che però sono importanti).

Ecco che allora questi oggetti sono arrivati a cambiare anche la modalità di spesa al supermercato: da Tesco si può già fare la spesa utilizzando gli smartphone e il servizio Home Plus mentre si aspetta la metro – abbasso le code con i carrelli pieni – inquadrando il Qr code presente nelle vetrine virtuali sparse nelle fermate. E’ così possibile scegliere i prodotti e riceverli direttamente a casa.

Risparmio di tempo, quindi miglioramento della qualità della vita. Senza contare il taglio netto alle spese di gestione per le grandi catene di supermercati che potranno ripensare i loro spazi.

E voi? Qual è il vostro sogno che pensiate gli smartphone possano realizzare – o cercare di realizzare – al più presto?

Smartphone e tablet, i nuovi padroni di casa

Non è più uno scenario da film di fantascienza: giganteschi touch screen nel soggiorno di casa, il cellulare che apre la porta d’ingresso, l’I-Pad che attiva la macchina per il caffè saranno presto realtà per le masse e non solo appannaggio dei VIP milionari.

Arrivano dagli esperti di tecnologia (più nello specifico dagli analisti di Berg Insight) le previsioni per il futuro della casa, che sembra essere sempre più vicino: Deutsche Telekom ha creato presso il suo quartier generale a Boon la T-Gallery, spazio di 1.600 metri quadri dove esplorare 100 nuovi concept tecnologici, molti dedicati alla casa.

Ecco che allora la casa intelligente vive grazie a device tecnologici: mobili intelligenti, tastiere virtuali, comandi inseriti nel divano di casa, il tutto per rendere più agevole la funzionalità e la vivibilità dell’ambiente domestico.

Tra dieci anni questi sistemi potrebbero arrivare sul mercato, a portata di portafoglio di molti.

Vi piacerebbe?  O lo considerate un inno al superfluo?

Economia: gli artigiani? Non dimentichiamoli.

Nel blog di Luca De Biase, qualche settimana fa, ho letto delle considerazioni molto interessanti sul nostro Paese e sulla nostra economia che prendono spunto dal libro di Stefano Micelli (economista) “Futuro Artigiano” e di Richard Sennett, “L’uomo artigiano”.

Stefano Micelli racconta in dettaglio i settori artigianali del nostro Paese e la loro operosità. Per Sennett, gli artigiani sanno fare, ma non sanno dire che cosa sanno fare. Si parte da questo gioco di parole per parlare in realtà del grande valore aggiunto che danno gli artigiani a un’economia come la nostra, rendendola ricca di queste conoscenze e capacità.

Pochi volumi per quanto riguarda la produzione e alta qualità sono infatti un binomio vincente per un Paese che ha bisogno di differenziarsi e di fare economia.

Il nostro Paese non valorizza sufficientemente queste risorse: bisognerebbe parlarne di più, e più approfonditamente, in modo da non perdere la tradizione e la cultura storica che ha così fortemente contraddistinto il nostro Paese fino ad oggi.

Il digitale è fondamentale all’economia di oggi, ma questo non vuol dire che non possa andare a braccetto con una gestualità operosa e antica che non possiamo permetterci di perdere.

Quali sono i primi marchi a livello globale?

L’agenzia Millward Brown ha appena stilato una classifica che misura il valore dei primi 100 marchi a livello globale.

Elaborata su dati raccolti da grandi database che contengono informazioni dedicati ai brand (BrandZ, Kantar Worldpanel e Bloomberg), la classifica vede primeggiare, in quest’ordine: Apple, Google, Ibm, Microsoft, At&T e China Mobile.

Non stupisce, ma è sicuramente importante sottolinearlo, la grande presenza in lista di firme dell’informatica, di internet e delle telecomunicazioni, ed è indicativa la vittoria di Apple su Google, che arriva secondo.

E i Social Network? Facebook è al 35esimo posto con 19 miliardi di dollari e vanta la percentuale di incremento più elevata in assoluto (+246%) rispetto alle altre aziende, mentre Apple rispetto al 2010 segna un +84%.

Troviamo anche brand italiani, Telecom Italia e TIM, ma quello che soprende è l’assenza di marchi della moda o automobilistici (non si vedono nè Ducati nè Ferrari, per esempio).

Il Made in Italy sta sempre più perdendo mercato e non è più il brand di stile ed eleganza?

Internet? Ha bisogno di più spazio

Si è recentemente tenuto a Londra l’Ipv6 World Forum, dove si è discusso del futuro di internet, al quale lo spazio virtuale inizia a stare stretto.

Perchè?

Sempre più accessori tecnologici accedono ad internet ogni giorno: pc, smartphone, server aziendali e non. Ma lo spazio disponibile, ovvero il numero di indirizzi utilizzabile, non è infinito come potrebbe sembrare.

Al momento il protocollo utilizzato da internet si chiama Ipv4 e ha una capacità di 4,3 miliardi di indirizzi. Ad oggi, nel mondo, quelli attivati sono 3,8 miliardi, il 40% di questi negli Usa – logico, se si pensa agli head quarter dei giganti Apple e e Ibm e la presenza sul territorio del Mit, il Massachussetts Institute Technology.

Non si deve essere dei laureati in matematica per capire che manca poco all’esaurimento di tutto lo spazio a disposizione, anche se è curioso notare la distribuzione geografica del fabbisogno: in alcune aree gli indirizzi restano inutilizzati, mentre in altre la domanda è di molto superiore all’offerta (paesi come l’India o la Cina hanno moltissimi utenti ma in proporzione pochi indirizzi).

Cosa fare, dunque?

Si sta testando proprio in questi giorni il protocollo Ipv6, dove potenzialmente potrebbero essere indirizzati tutti gli indirizzi (non c’è altro modo di spiegarlo se non utilizzando questa ridondanza) del protocollo Ipv4. Il nuovo sostituto infatti avrà una capacità di 340 milioni di miliardi.

Questo permetterà in teoria un utilizzo della rete massiccio e funzionale, ma le sperimentazioni in corso in questi giorni hanno portato alla luce problematiche che devono essere risolte prima del passaggio (incompatibilità di un sito con il nuovo protocollo a causa di bug e così via).

L’aspetto positivo di questo nuovo protocollo è che le minacce di “hackeraggio” basate sulla rete si propagheranno con molta più difficoltà: gli hacker dovranno perciò adattare il malware per renderlo efficace nel nuovo panorama degli indirizzi fornito dal protocollo IPv6.

Riassumendo, dunque, la transizione dal protocollo IPv4 all’IPv6 è d’obbligo, ma lo è anche pensare a soluzioni di sicurezza che “coprano” diversi tipi di minacce.

Uomo avvisato…

Mai più persi

Viene dal Trentino una delle ultime novità in fatto di tecnologia mobile e si chiama “Marmota mobile AR” (dove AR sta per “augmented reality”, ovvero realtà aumentata).

Se fate parte della schiera di coloro che poco si orientano in luoghi sconosciuti, o semplicemente degli amanti delle escursioni, questo prototipo diventerà uno dei vostri must-have.

Sviluppato dai ricercatori dell’Unità “Tecnologie della Visione” (TeV) del Centro Information Technology alla Fondazione Bruno Kessler di Trento, questo programma permetterà infatti a chi è in possesso di un telefonino (con videocamera e GPS) di puntare il device al paesaggio e vedere comparire – nel giro di pochi istanti – tutta una serie di informazioni/coordinate sul display, che guideranno chi sta ammirando quella vista.

Un sapiente mix tra cartografia, computer grafica e algoritmi di visione artificiale hanno infatti dato vita a questa app, che fondamentalmente è in grado di creare un’immagine sovrapponibile a quella che l’utente sta osservando, con un rendering di dettagli (nomi dei paesi, altitudini) relativi solo ed esclusivamente agli aspetti visibili a occhio nudo (evitando quindi un overload di informazioni poco comprensibili per chi guarda), ma che potrebbero trovarsi fino a 500 km di distanza dal punto di osservazione.

Il tutto consumando una quantità minima di memoria visto che la posizione viene rilevata dal GPS del cellulare e inviata al server di Marmota, che elabora i dati, li comprime (si parla di 50-120 Kb) e li rispedisce all’utente in forma di immagine ad alta risoluzione e a 360 gradi.

Tra le possibili applicazioni di questa tecnologia anche quella di strumento indispensabile per le squadre di soccorso.

Un altro passo da giganti nel campo della mobile technology, non trovate?

Il virus? Oggi è nei social network

Microsoft ha comunicato in un rapporto semestrale (luglio-dicembre 2010) sulla sicurezza che oggi i virus viaggiano sempre più spesso sui Social Network e meno via mail.

Basato sui sistemi di 117 paesi nel mondo, il report ha segnalato un aumento di oltre il 1200% di attacchi di phishing sui siti dei Social Network (conoscete già, per esempio, il caso dei link che avrebbero dovuto condurre ai video della morte di Bin Laden).

Pensate alla facilità che si ha di postare un link (in questo caso, se eseguito da un haker, un link infetto) sul wall delle grandi aziende rappresentate su Facebook. Se l’azienda non ha previsto un monitoraggio costante sulla sicurezza, immaginate le conseguenze, moltiplicate per il numero di fan della pagina e avrete un’idea della gravità della (potenziale) situazione.

Il Security Intelligence Report rivela anche il diffondersi di “scareware”, finti antivirus da scaricare online (ovviamente, sono loro stessi dei virus che nuoceranno al pc) e di “adware”, programmi a contenuto pubblicitario basati sulle abitudini di navigazione dell’utente.

Come proteggersi? Fermandosi un attimo a riflettere prima di cliccare, cosa che ormai, forse, facciamo troppo raramente.