Cool to Good
Ecco un esempio di come gli strumenti digital possano aiutare a creare buzz, coinvolgendo e alimentando soluzioni creative DAL BASSO.
Ecco un esempio di come gli strumenti digital possano aiutare a creare buzz, coinvolgendo e alimentando soluzioni creative DAL BASSO.
Sembra questo l’atteggiamento degli Italiani di fronte al denaro di plastica leggendo i dati appena rilasciati dalla Banca d’Italia.\nRispetto al 2007, infatti, nel 2008 sono state distribuite 6 milioni di nuove carte di credito portandone il numero totale in circolazione a 41 Milioni (+18% rispetto al 2007). Ma, in totale controtendenza rispetto a molti altri Paesi, in Italia assistiamo addirittura ad una riduzione delle carte di credito effettivamente utilizzate (o “strisciate”, per usare un’espressione cara ai Milanesi…): nel 2008 sono state solamente 16 Milioni, contro i 16.2 Milioni del 2007. Estremamente bassi anche il numero delle transazioni (poco più di una al mese) ed il valore medio della transazione (108 Euro).\nDati preoccupanti per il business on-line. Nonostante i recenti dati positivi sull’uso delle carte di credito sul Web, infatti, rimane il fatto che se l’utilizzo delle carte in generale diminuisce, il settore dell’e-commerce in Italia rischia di continuare a rimanere al palo. E di questo settore il Turismo è l’incontrastato dominatore.\n\nProprio ieri, parlando con una collega, si scherzava su un fatto che a tutti voi sarà capitato di notare. La scena è questa e tutti l’abbiamo vissuta almeno una volta: Domenica sera, rientro da un week-end, traffico molto rallentato. Si arriva alla barriera autostradale. Un buon numero di auto si dirige verso i caselli dedicati al Telepass. Altre auto formano centinaia e centinaia di metri di coda ai caselli assistiti dall’operatore. Nessuno (o quasi) ai caselli automatizzati in cui pagare con carta di credito e Bancomat. Questo, ancora di più dei dati Banca d’Italia, fotografa la situazione.\n


Evento molto riuscito per qualità dei partecipanti, quello della scorsa settimana a Roma. Come ricorderete (sono un ottimista di natura …), il convegno verteva sulla convergenza tra Internet e Mobile e sugli sviluppi di questa evoluzione in ottica di promozione turistica.
Alcuni spunti in ordine sparso:
Avevamo atteso con entusiasmo l’uscita dell’i-Phone in Italia qualche mese fa. In queste ore, nell’ambito dela Developers Conference, l’annuncio atteso del nuovo modello. Mancava il genio della casa di Cupertino: Steve Jobs, infatti, è ancora in aspettativa per ragioni di salute.
Ma il nuovo i-Phone 3G S ha, comunque, scaldato gli entusiasmi del pubblico presente.
Non sto a riassumere le novità ed i miglioramenti del prodotto. Ma non riesco a non pensare agli usi quasi illimitati di una tale piattaforma in ambito turistico.
Qualche idea creativa ?
PS: questo Post, giusto per rimanere in tema, l’ho scritto e pubblicato direttamente sul mio i-Phone (sul PC ho aggiunto solo i link … ma solo perchè dovrò attendere la prossima settimana per scaricare l’OS 3.0 e avere a disposizione la funzionalità di Copy&Paste …).

Due o tre segnalazioni che ci tenevo a condividere:
Condivido con la blogosfera il bilancio stilato oggi da Netcomm in piazza Affari.
Il comparto turistico è chiamato a dure prove e purtroppo le previsioni non sono rosee…
Chiusura 2008
• eCommerce Italia: 5.914 mln +18% vs 07
• Turismo: 3.227 mln +21% vs 07
• Turismo vale 55% di tutto l’ecommerce in Italia
• Valore medio 250,00 €, il Turismo ha un transato medio di 299,00 €
Trimestre 09
• -3% soprattutto da viaggi e hotel, le transazioni dei biglietti aerei rimangono stabili
Previsioni Chiusura 2009
• eCommerce Italia: 5.938 mln +0.4% vs 08
• Turismo: -2% vs 08
• Turismo peserà il 53% di tutto l’ecommerce in Italia
• Si stima una crescita del 10% delle transazioni e una diminuzione del 10% del valore medio dello scontrino pari a 225,00, principalmente dato dal turismo
Alcuni di voi sono curiosi di conoscere la mia opinione sul remake di Italia.it. Lungi dall’essere il secondo capitalo di un precedente successo, il nostro “portalone” nazionale è ancora più carne da dibattito che non realtà effettiva ed efficace.
Io la vedo così…
Visto che si è acceso un dibattito intenso sui nuovi spot dell’ENIT e, in generale, sulla promozione turistica nell’era del 2.0, propongo anche alla riflessione un esempio che mi piace molto di come un Ente nazionale del Turismo può coinvolgere i turisti e promuovere il proprio Paese in modo moderno e facendo un uso intelligente del Social Network. E’, a mio parere, il caso di Community of Sweden.
Tanti, al tempo stesso, stanno utilizzando in maniera crescente Twitter. Esempi sono l’Irlanda e l’Australia Occidentale – ahi, ahi, anche loro con il problema delle promozioni regionali e non nazionali ?
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Un carissimo amico molto geek mi ha segnalato un sito che, con le mie origini campagnole, ho trovato subito decisamente interessante. Interessante perchè, al di là di uno stile fresco e molto coinvolgente, abbina due cose che, apparentemente, sarebbero agli antipodi: la coltivazione dell’orto e il Web. Dando la possibilità anche a chi vive circondato dal cemento di avere il proprio orto … e di avere anche qualcuno che fa la fatica di coltivarlo perchè, come dicono i vecchi contadini, la terra è bassa e a chinarsi si fa fatica..

Riprendo uno spunto che trovo molto interessante scritto da Giorgio Rapari, Presidente di Assintel, e pubblicato dalla newsletter dell’Associazione. Mi sembra interessante la riflessione sul vero contenuto del concetto di 2.0 che è il focus sui processi, ben prima che sulle tecnologie. Soprattutto perchè proposta da un uomo di tecnologie.
Il punto…
Ripartire da Zero. Anzi, da Due punto Zero[Di Giorgio Rapari]
Questo inizio di primavera sembra arrivato quasi per caso, in sordina, come se il frastuono incessante della crisi, con i suoi strilloni, i suoi moniti, i suoi profeti e i suoi numeri neri sia capace persino di oscurare il sole. L’attenzione agli scenari, ai grandi numeri, ai trend, tipicamente distoglie dalle piccole cose, ma soprattutto innesca un effetto di retroazione.
E’ il cosiddetto cane che si morde la coda, tant’è che, a parlar di crisi, la crisi arriva davvero e forse più intensamente di quanto sarebbe se nessuno ne parlasse in questi termini.
Il concetto non solo vale per le circostanze negative ma, fortunatamente, anche per quelle positive. E qui, dunque, voglio soffermarmi. Sottolineando uno fra gli aspetti che andrebbero evidenziati con il giallo fosforescente, come si faceva a scuola sui libri. Uno di questi elementi positivi, che è sicuramente fra i più interessanti, nasce dal basso; o meglio, è massimamente visibile nella sua versione “popolare”.
Sto pensando al web 2.0. Quando si parla di 2.0, infatti, si è subito indotti a pensare alle manifestazioni più visibili e “consumer” del web, primi fra tutti i social network e i blog. Che, a ben vedere, poco sembrano c’entrare con il business aziendale e la ripresa del ciclo economico. Anzi, proprio per il meccanismo di cui sopra, potrebbero addirittura essere un elemento di amplificazione del clima generale di sfiducia e di crisi.
Ma questo 2.0 è solo la punta dell’iceberg di un “fenomeno” destinato a diventare il protagonista dell’organizzazione economica, oltre che sociale, del futuro prossimo. E, perchè no, della ripresa. La parte di iceberg che sta sotto la superficie visibile si chiama Enterprise 2.0. Sono in realtà ancora poche le aziende che hanno switchato all’Enterprise 2.0, perchè pochi sono coloro che hanno veramente compreso il significato di questa espressione: la difficoltà non è banale, perchè – al di là delle parole – sottende un radicale cambiamento di prospettiva. Si parte cioè dal web partecipativo per arrivare ad una vera rivoluzione a 360 gradi della cultura aziendale, che coinvolge potenzialmente tutti i processi.
L’accento non è – come si potrebbe essere tentati di pensare – sulle tecnologie abilitanti. Quelle ci sono, e sono le tecnologie della Rete, che diventa piattaforma. Se così fosse, basterebbe installare un software per far decollare una community e attivarne i meccanismi virtuosi.
Ma non è così.
L’accento è su una nuova cultura delle condivisione on-line, attraverso la quale re-inventare i processi su tre linee precise di intervento: i propri clienti, i propri partner e l’azienda stessa.
In questo modo si attiva un ciclo cibernetico virtuoso che si auto-alimenta, catalizzatore di aggregazione e di costruzione della conoscenza, tanto verso l’esterno quanto a livello intra-aziendale.
Non considerare strategicamente le potenzialità di questo approccio può risultare un errore di grande portata, proprio ora in cui la crisi economica inizia a farsi sentire anche sulle aziende dell’ICT e dei Servizi Innovativi, dopo aver falciato l’industria manifatturiera e i consumi.
Enterprise 2.0 può infatti significare opportunità di ri-costruire il proprio business su una vera centralità della relazione con il Cliente, proprio a partire dal Cliente stesso, catalizzando attorno a questo concetto l’intera organizzazione dei processi aziendali, dal marketing al CRM, dal Portale al Content Management fino ad arrivare persino all’ERP.
E può voler dire attivare una valorizzazione dei talenti e della conoscenza all’interno dell’azienda, capitalizzando su quelle risorse che troppo spesso rimangono nascoste o non pienamente utilizzate.
La responsabilità di questa svolta (o della mancanza di attuazione di questa svolta), una volta tanto, non è dell’ICT.
A conti fatti, la titolarità della scelta non risiede (solo) nella funzione ICT, ma nel management dell’azienda, nella prima linea: lì sta l’ownership e la sponsorship del cambiamento, perchè non stiamo parlando solo di modificazioni tecnologiche ma di ristrutturazione strategica della cultura e dell’infrastruttura aziendale.
L’ICT, in questo contesto, ha per una volta un compito facilitato. Perchè il concetto di 2.0 è ormai diffuso a livello basic. Si tratta ora di far percepire il salto di qualità alle aziende, attraverso azioni di sensibilizzazione, di avvicinamento al linguaggio dell’utente, di proposizione di best practice, di descrizione di scenari e opportunità, con l’accortezza di ancorarli costantemente a semplici e puntuali misurazioni del ritorno dell’investimento.