Oggi ospito un’amica che ha deciso di vivere un’esperienza decisamente fuori dalle rotte professionali classiche e che, grazie alla sua stupenda sede di lavoro (Maldive !!!) ci offre un angolo di visuale originale su alcuni dei problemi che noi vediamo solo da lontano. Grazie Marta!!!

MALE” TEMPORA CURRUNT

Mentre Obama perde il suo sorriso diplomatico di fronte al disastro della BP, un altro presidente si affaccia da lontano alla ribalta internazionale: Mohamed Nasheed, “Anni” per i tanti elettori che hanno salutato la sua vittoria come la svolta epocale dopo 30 anni di mal celato regime.

Siamo alle Maldive, paradiso turistico, meta sospirata durante i rigidi inverni, cartolina preferita per lune di miele ad alto tasso di romanticismo.

Gli atolli che compongono questo celebre puzzle rappresentano per la maggior parte di noi quella settimana “all inclusive” che abbiamo (o vorremmo avere) la fortuna di poterci permettere durante l’anno.  Non ci interroghiamo sul nostro impatto, non riflettiamo sulle caratteristiche particolarissime del vivere qui.

Anni ha strappato un velo. Lo sta facendo con l’entusiasmo di un ex dissidente politico, abituato al carcere e alle pesanti ritorsioni con cui si cercava di mettere a  tacere le voci contrarie allo status quo.

Il suo staff sta lavorando bene in termini di PR. Dopo l’acclamatissima riunione under-water, iniziano a fioccare interviste eco-mirate sulle principali testate internazionali. Sì, perché il driver del progetto politico di Nasheed è salvare le Maldive da una fine più volte annunciata: l’innalzamento del livello del mare sta già compromettendo la stabilità di molte isole e nel giro di pochi anni diversi nuclei abitati perderanno la propria casa, i propri terreni. La stessa Malé, capitale iper-affollata, sta letteralmente affondando.

E’ lodevole l’intento di rendere le Maldive a 0 emissioni entro i prossimi 10 anni. Lungimirante il progetto di un Fondo per l’acquisto di terreni in Australia dove espatriare i locals eventualmente rimasti senza proprietà.

Eppure, di nuovo, le rivoluzioni nascono dal basso. E i messaggi strombazzati con successo a  vantaggio di titoli giornalistici non hanno ripercussioni altrettanto forti nella vita reale.

Non esiste raccolta differenziata alle Maldive. Le isole più grandi hanno spesso inceneritori, ma la maggior parte dei rifiuti (il 100% di quelli organici) viene gettata in mare aperto. E i detriti tornano con le maree… La plastica andrebbe bandita. Perché non accade? Perché i dazi doganali sono una delle principali fonti di introito.

Contraddizioni macroscopiche di un paese che dovrebbe proteggere il proprio eco-sistema più di altri, perché rappresenta l’unica fonte di sostentamento nazionale.

Voglio dare fiducia a questo giovane presidente dal passato coraggioso, ma la macchina politica sembra davvero ovunque un po’ la stessa cosa: tritacarne per utopie intelligenti. Speriamo di sbagliare, almeno alle Maldive.

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