Ministero: forse, ma forse …
Negli scorsi giorni è stata data una grande eco all’ennesimo annuncio sulla creazione del Ministero del Turismo. Annuncio che conferma anche, en passant, quello che la vox populi sostiene da sempre: non soltanto l’istituzione del Ministero, ma anche la promozione a Ministro del Sottosegretario Michela Vittoria Brambilla. La notizia ha dato subito il via al consueto contorno di polemiche. Da un lato quelle di natura politica e di rapporti di forza all’interno del Governo. Dall’altro, le considerazioni di chi si occupa di turismo e che manifesta dubbi legati alle competenze specifiche del futuro Ministro e all’opportunità di avere un Ministero senza capacità di reale influenza su una materia delegata alle Regioni.
Il tema è sicuramente complesso. Io, personalmente, credo che il Ministero del Turismo, anche nella situazione attuale con la delega alle Regioni in materia turistica, debba esistere. Serve per provare a dare una sincronizzazione a politiche troppo spesso completamente scoordinate e per dare un segnale forte sull’importanza di questo settore.
E, sinceramente, non trovo per nulla scandaloso che il Ministro sia Michela Vittoria Brambilla. Il politico, in quanto tale, non deve essere necessariamente un esperto. Deve, invece, riuscire a creare consenso e a convogliare risorse per realizzare concretamente politiche ed azioni che rilancino (in questo caso, sveglino dal coma profondo) il settore di cui sono responsabili. E in questo senso, avere per Ministro una donna dalla forte personalità e che vede in questa responsabilità una opportunità per ulteriori future crescite politiche, mi sembra un vantaggio: sicuramente, più che avere ex di varie tipologie o personalità che sommano varie responsabilità ed hanno poco tempo per il settore. Quello che è essenziale è che si circondino di persone operative di grande esperienza e di assoluta capacità di realizzazione. E su questo qualche dubbio in più rimane, visto lo scollamento che negli ultimi mesi si è spesso verificato tra il Sottosegretario e i suoi “Tecnici”. E tra gli stessi ed alcune tra le maggiori categorie del settore.

Ottima descrizione caro Fabio,
20 marzo 2009 alle 1:34 pmin poche righe hai espresso molto bene il concetto di questo Ministero.
Una sola pessima considerazione; l’entourage che la circonda e la consiglia.
Un caro saluto
Luciano
C’è il piccolo dettaglio che senza una riforma del titolo V della Costituzione il ministero semplicemente non si fa. La Corte Costituzionale lo ha scritto chiaro e tondo più volte e Silvio dovrebbe saperlo bene, visto che nel 2006 gli bocciarono sonoramente il suo “urgentissimo” Comitato Nazionale del Turismo, istituito nel luglio 2005; grazie al ricorso di Veneto (su iniziativa di Zaia, attuale suo ministro leghista
), della Toscana, della Campania e dell’Abruzzo (su iniziativa di E. Paolini, attuale vice presidente Cda ENIT), indispettiti per il rapporto di forze inizialmente “sfavorevole” e appena due mesi dopo inutilmente sanato in senso più “federalista”.
http://millionportalbay.wordpress.com/2007/10/05/italiait-fermate-il-progetto-ma-va-in-cina/
Scrisse allora la Corte nella sua sentenza: “In primo luogo, l’intervento legislativo statale di cui all’art. 12, comma 1, del d. l. n. 35 del 2005 non può essere considerato proporzionato perché il legislatore ha attratto, in capo al Comitato, una generale attività di coordinamento delle complessive politiche di indirizzo di tutto il settore turistico. In secondo luogo, non è stata prevista alcuna forma di intesa con le Regioni”… ecc. ecc.
Rutelli provò a metterci una pezza istituendo il Comitato delle Politiche Turistiche, la cui segreteria sopravvive tutt’ora presso il dipartimento brambillesco, almeno secondo il sito governativo.
E per non farselo bocciare una seconda volta fece scrivere nel suo decreto, al’art 1, una supercazzola del tipo: “secondo i principi affermati dalla Corte Costituzionale… è istituito il Comitato delle politiche turistiche cui sono affidati compiti di identificazione di aree di intervento soggette ad elaborazione di linee guida per una regia comune delle politiche nazionali e regionali, e di individuazione di iniziative nell’ambito di strategie condivise, finalizzate all’implementazione ed allo sviluppo del settore medesimo” [ il turismo], oltre a garantire ovviamente preponderanza rappresentativa alle Regioni.
Risultati concreti dell’operazione? Zero.zero
Poco dopo la fine del suo memorabile incarico (“Pliiz visit…” ecc. ecc.), ed esattamente il 30 luglio del 2008, “Ciccio” Francesco ha così presentato una proposta di modifica del titolo V della Cosituzione che giace in Commissione Affari Costituzionali da circa sei mesi (turismo = materia concorrente Stato-Regioni).
http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/32142.htm
Nella migliore delle ipotesi (e alleati permettendo) la Brambilla potrà forse diventare ministro senza portafoglio con delega a dirigere il suo attuale dipartimento della PdC, esattamente come fa ora da sottosegretario e così come fanno tutti gli altri attuali ministri senza portafoglio con i rispettivi dipartimenti della PdC.
Sai che gran passo avanti per il settore del turismo !!
Voglio proprio vedere diversamente come pensa Silvio di riuscire in un solo mese a fare il doppio passaggio parlamentare necessario per la modifica ad una norma costituzionale e pure il decreto istitutivo del nuovo ministero.
A meno che non voglia farsi bocciare pure questo da Napolitano o dalla Corte. E vuoi che non si trovi di nuovo almeno una Regione ribelle? Ne scegliamo una a caso: la Toscana?
Sulla non indispensabilità di effettiva competenza per il “politico in quanto tale” io dissento completamente: questo Paese ha davvero un gran bisogno di competenza e di meritocrazia pressochè ovunque.
Io nelle “carrieriste politiche” dalla forte personalità in guepiere e tacchi a spillo non ci vedo alla fin fine dei grandissimi vantaggi.
Anche se comprendo, visto l’incarico in Amadeus e il nascente portale del turismo, il senso generale e l’opportunità di certe affermazioni in questo preciso momento.
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20 marzo 2009 alle 5:28 pm