Archivio di marzo, 2011

Cina e India fan del mobile commerce

È firmata Accenture la ricerca che ha fotografato le abitudini di consumatori tecnologicamente evoluti in 11 Paesi, scelti tra coloro che usano almeno quattro diversi dispositivi connessi a internet.

Ce lo dice Enrico Netti sul Sole 24 Ore: dalla statistica emergono dati interessanti. Se infatti noi occidentali ci pensiamo come super-tecnologici, cinesi, indiani e brasiliani lo sono, molto più in pratica: usano il cellulare per pagare molto più di noi. In Europa e Usa solo un consumatore su sette preferisce questo metodo di pagamento.

Ma tecnicamente il pagamento come avviene? La magia la fa la tecnologia senza fili dei dispositivi Nfc, ovvero Near field communication, la next generation di smarphone.

Non solo shopping però: in Cina è pura routine controllare il conto in banca via cellulare. Sempre crescente, poi, la comunicazione fra produttore e consumatore in Asia: l’ultimo necessita sempre più di informazioni aggiuntive in un dialogo costante che genera fiducia e fidelizzazione: tra buoni sconto ricevuti via sms e shopping mobile, quattro volte su dieci in Cina e in India la spesa viene pagata con il telefonino.

E se la Cina guida le fila per quanto riguarda questo cambiamento, si aspetta che anche in Europa il meccanismo prenda piede per ovvie questioni di comodità. Certo, con le dovute precauzioni: il rischio di frodi e la difesa della privacy sono due aspetti di cui ci si dovrà occupare attentamente.

Nord Africa: i turisti (non sempre) ritornano

Si ritorna alla normalità, piano piano. 

I turisti ritornano sulle coste Nord Africane, soprattutto a Sharm che quasi non ha conosciuto crisi. 

Per le altre mete, ci vorrà più tempo: per ora Malta sostituisce Tunisi, Rodi Rimpiazza Alessandria e il Cairo, in un gioco di “supplenze” che, però, non dovrebbe durare molto. 

I charter infatti sono tornati a volare e la Farnesina ha dato il suo benestare, ma i danni sono gravi soprattutto calcolando che la rivolta in Egitto è avvenuta in alta stagione: i tour operator italiani avrebbero perso 100 milioni di euro in febbraio, e il clima è ritornato respirabile ma è sicuramente ancora difficile. 

Se sulla costa e per vacanze balneari che chi ha dirottato quasi volentieri l’attenzione su altre mete – vedi Grecia o Baleari – chi aveva scelto mete storiche in Egitto non se la sente di rinunciare o di “cambiare le carte” e aspetta con pazienza di poter finalmente fare la vacanza programmata da tempo. 

Per i temerari impazienti: Turisanda, Inviaggi, I viaggi del Turchese hanno già ripreso a navigare lungo il Nilo. 

Costa Crociere ha cambiato gli scali evitando Tunisia, Egitto e Israele per tutto il 2011. Nonostante Israele infatti (per una volta) non sia stata toccata dai tumulti, c’è un condizionamento psicologico che al momento fa preferire altre mete ai turisti.

Speriamo in una ripresa veloce per questi Paesi, che meritano di essere visti e sostenuti in una nuova economia, meglio: in questa nuova era.

L’Italia: debole crescita del Pil. Ma rispetto a chi?

Marco Fortis ha scritto un articolo molto interessante sul Sole 24 Ore, intitolato “L’Italia passa l’antidoping del Pil”, un approfondimento sulla questione Pil italiano versus Pil del resto del mondo, ma soprattutto verso quello Statunitense.

Facendo luce su un fatto molto importante: i dati economici sul Pil, e sulla situazione economica, statunitense sono stati “falsati” (ed il falsato è fra virgolette perchè di distorsione di visione economica si parla, e non di statistiche oggettivamente errate) dalla famosa bolla.

Sui giornali come nelle conversazioni si sente costantemente il paragone fra la bassa crescita economica dell’Italia negli ultimi dieci anni rispetto a quella americana, come se dovessimo guardare agli States con il naso all’insù.

Ma verificando i fatti la crescita è stata in realtà fittizia: è vero, tecnicamente la crescita del Pil  degli Usa fra 2000 e 2008 è stata del 18,6%, tre volte tanto l’Italia.

Ma la domanda non è più “quanto”, qui, ma “come”.

La “bolla” ha generato un incremento occupazionale nel mondo dell’edilizia di 1,2-1,7 milioni di persone. Questo è il risultato di una crescita fondata sui debiti, che ha dato poi i suoi “risultati” scoppiando nella grande crisi.

Tra 2007 e 2010 la ricchezza degli americani è infatti diminuita di ben 8.700 miliardi di dollari in termini reali, mentre in Italia nello stesso periodo la ricchezza delle famiglie è diminuita solo del 3,4% (“solo” 1.900 miliardi di dollari di patrimonio, se vogliamo spostare il confronto e la proporzione sulle famiglie americane, che invece hanno bruciato ben 6,800 miliardi in più).

Ed anche per quanto riguarda il deficit federale primario Fortis ci apre gli occhi: tra 2009 e 2011 dovrebbe aggravarsi di 3,000 miliardi di dollari per gli Stati Uniti, mentre per l’Italia dovrebbe addirittura risultare positivo nel 2011.

Ancora una volta quindi, è dimostrato come dalle vecchie lezioni ci sia ancora da imparare: non si ottiene nulla facilmente, e una crescita costruita sul debito è una non-crescita. Meglio un lavoro lento costruito step by step che una ricchezza costruita sul nulla.

Basta, quindi, con i paragoni con altri paesi che hanno pagato con una lunga povertà la loro ricchezza temporanea. Le crescite veloci e “indolori”, spesso, fanno in fretta a trasformarsi in fumo.

Piccolo Spazio Pubblicita

Chiedo scusa all’immenso Vasco se rubo una frase di “Bollicine”, ma dovevo per forza trovare un titolo adatto a questa televendita. Non entro (non è questa la sede e ci sono tantissime persone più indicate di me per farlo …) in discussioni politiche. Nè in considerazioni legate all’efficacia dei messaggi pubblicitari (e dei testimonial …).

Ricordo solamente, come ha già fatto Davide Rosi , che il tempo della ricreazione è finito. Non si rivitalizza un settore in grave crisi a suon di proclami che tutto va bene e di spot televisivi non inseriti in una logica di programmazione a medio termine. E’ ora di dare una politica industriale al settore del Turismo. E a tutto il Paese.

Risparmiare? Si può, con i gruppo d’acquisto.

Dopo i social media, la novità del 2010 sono stati i gruppi d’acquisto. Cosa sono?

Siti internet ai quali la gente si iscrive per trovare – e approffitare di – sconti notevoli su beni e servizi, in particolar modo sulle categorie che riguardano la ristorazione, il benessere, lo sport, l’intrattenimento e il turismo.

 Groupon, la prima società che ha sviluppato questo tipo di business, ha fatto furore e oggi detiene la leadership seguito da Groupalia, Giamoo, Letsbonus e altri.

 La prima svolta, come si evince dalla ricerca pubblicata dalla Nielsen, è stata registrata il luglio scorso, con visite sui siti in questione che per Groupon in agosto hanno raggiunto quasi 2 milioni di utenti.

Il fatto che questi sistemi di acquisto agevolato online funzionino è testimoniato anche da una ricerca di Nielsen sugli ultimi 6 mesi del 2010, effettuata con il servizio BuzzMetrics: il passaparola in rete ha generato  oltre 2 mila messaggi sul sito di Groupon!

Io la trovo una bella iniziativa, specialmente in tempo di crisi, che abbina il risparmio ad un’opera di marketing online mirata.

E voi? Vi fidate dei gruppi d’acquisto? A che siti vi siete iscritti e come vi siete trovati?

Federalberghi: si tirano le somme dei primi mesi del 2011

Scoraggiante il comunicato diffuso da Federalberghi sulla situazione turistica dei primi due mesi del 2011.

Non è stata certo una sorpresa leggere che le statistiche mostrano dati in negativo. Forse la sorpresa è solo per chi continua a sciorinare dati ottimisti senza connessione con la realtà.

Le presenze negli alberghi calcolate tra gennaio e febbraio segnano il -0,6%. 

Si registra infatti un +3,3% di presenze per il mese di gennaio ed il -4,4% di presenze a febbraio.

Come se non bastasse, il termometro dell’occupazione nel turismo segna una media sotto zero dell’1,2% (per la precisione -2,4% per i contratti a tempo indeterminato e +1,6 per quelli a tempo determinato).

Questo weekend, il 19 marzo a Firenze a Palazzo Vecchio, si è svolta la 61esima assemblea della Federalberghi. Tema centrale del convegno: “Turismo, quale federalismo per lo sviluppo”, che tocca un tasto dolente dell’organizzazione turistica italiana.

Spero di potervi far avere al più presto un post con un racconto dettagliato, ma, volendo oggi riassumere, si può dire che Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, non è certo ottimista.

Commenta infatti amareggiato: “Leggere che le presenze alberghiere sono diminuite dello 0,6% nei primi due mesi dell’anno (rispetto ai primi due mesi del 2010) significa che tutte le tipologie turistiche attualmente in ‘funzione’ (località montane, località termali, città d’arte e città d’affari) hanno perso sia in arrivi sia in pernottamenti.”

Eppure le tariffe rimangono le stesse, se non in calo, rispetto al carovita scatenato dalla crisi dei Paesi del nord Africa (si parla di un aumento delle tariffe dello 0,5% rispetto a un aumento del carovita del 2,1%).

Cosa si può fare per combattere la crisi? Stiamo attraversando un periodo difficile da troppo tempo e serve una scossa che muova il sistema e, soprattutto, ribalti i numeri presentati da Federalberghi.

Abbiamo così tanto, perchè non riusciamo a comunicarlo?

Buon compleanno Italia (unita)!

Oggi si festeggiano i 150 anni dell’Unità d’Italia.

In occasione della celebrazione sono tanti gli eventi organizzati: a Quarto, quartiere di Genova, partì Garibaldi con i Mille nel 5 maggio 1860. Troverete iniziative speciali all’acquario di Genova e ai Musei di Strada Nuova.

A Gaeta, dove nel 13 febbraio del 1861 viene issata la bandiera tricolore, è stato organizzato un tour della Riviera (Sperlonga, Formia e Minturno). A Roma ci sarà l’inaugurazione del Parco  degli Eroi al Gianicolo, la visita al nuovo Museo di Porta San Pancrazio e la Notte tricolore (anche a Torino e Firenze, con eventi notturni nelle piazze principali), mentre a Milano aprirà al pubblico lo spazio “Cattedrale” della Fabbrica del Vapore – per la creatività giovanile – e la mostra su Napoleone.

Anche il Fai ha dedicato 150 beni al 150enario del Tricolore, visitabili, insieme a molti altri in tutt’Italia, il weekend del 26 e 27 marzo, la Giornata Fai di Primavera. Purtroppo, compleanni a parte, c’è poco da festeggiare. La salvaguardia della nostra cultura è infatti in pericolo: il Ministero per i beni culturali ha recentemente annunciato tagli del 10%.

Ed è proprio forse per mettere l’accento sul nostro patrimonio, e su quanto vada protetto, che quest’anno si potranno visitare 660 beni, tra i quali il Palazzo del Quirinale a Roma, la grande Sala settecentesca del Tricolore a Reggio Emilia, dove venne adottato il vessillo nei tre colori verde, bianco, rosso assunti nel 1848 come bandiera nazionale.

Parlando di quello che abbiamo da offrire, però, va sicuramente riportato l’intervento dei presidenti di Fiavet  Toscana, Andrea Donati, e della Federalberghi regionale, Paolo Corchia. Nonostante le critiche e le problematiche sollevate da molti per questa festa nazionale,infatti, è vero, come affermano loro stessi, che questo weekend sarà un’ottima opportunità per il turismo. Tanti i visitatori previsti in visita alle città d’arte in questo weekend lungo.

Anche il turismo è un settore che porta guadagni, che contribuisce al Pil e alla stabilità del Paese e bisogna quindi portare un po’ d’ottimismo, forse, riguardo a questa iniziativa che tanto è stata discussa.

Voi cosa ne pensate?

Giappone: la rete (telematica) di salvataggio

È una catastrofe di dimensioni colossali,  e non penso sia questo lo spazio adatto per sviscerare questioni morali o scientifiche: non si può dire nulla che non sia già stato detto, fermo restando il mio dolore per le vittime.

L’unica novità nell’ennesima tragedia che la natura ci ha inflitto è il ruolo predominante che hanno assunto i social media – e il mondo online in generale – in questo frangente, attivando in pochissimo tempo canali d’aiuto affidabili e efficaci o incarnando uno dei pochi mezzi – se non l’unico – in grado di informare in tempo reale (come è successo per l’Egitto).

Dalla sola città di Tokio, infatti, sono stati inviati circa 1500 tweet al minuto e sono comparsi a pioggi gli hashtag #earthquake e #japan. Anche su facebook sono stati postati video e foto, con condivisione di documenti fondamentali per comprendere e “vivere” con pochissima differita ciò che stava accadendo rispetto ai tempi “giornalistici”.

 Non solo: consideriamo l’impossibilità di utilizzare telefoni per avvisare famiglie e parenti. Cosa rimane? internet.

Una delle iniziative più impressionanti è stata messa in atto da Google, con il sito Google Crisis Response . Il progetto ha messo a disposizione uno spazio online per cercare e trovare persone scomparse attraverso un meccanismo semplicissimo: due i button da premere, “I am looking for someone” e “I have information about someone”.

Anche Apple ha aperto un nuovo portale su Itunes per effettuare donazioni: si accede allo store solo se si ha un account americano, ma l’iniziativa è davvero lodevole.

Tante anche le celebrity che hanno utilizzato twitter e facebook per fare del bene.

Numerose insomma le iniziative online che hanno aiutato concretamente in questo momento difficilissimo. Disfattisti di vecchia generazione, vi sfido ancora a dire che su internet si perde un sacco di tempo!

Quanta CO2 produce una mail?

È della General Electric l’applicazione online che permette di tradurre in emissioni di anidride carbonica le comuni attività quotidiane.

Grazie ad  “How Much CO2 is created by”, infatti, programma creato dal designer David McCandless, basta andare sul sito dedicato per scoprire quanto inquiniamo ogni giorno.

Asciugarsi le mani con carta assorbente fa emettere 10 g di CO2, mentre un’ora davanti ad un pc alza le emissioni a 34 g.

Internet-dipendenti, siete avvisati. Skype è molto più inquinante di Facebook: 24 milioni di tonnellate di CO2 prodotte all’anno contro i 13.6 prodotti da Facebook. Sentitevi liberi di mandare email, però: ammontano solo a 4g di CO2 ognuna.

 Ben poco confrontato con le emissioni di CO2 che emette un volo da New York a Miami: 193 Kg di CO2 a persona.

 Patiti dei matrimoni, ripensateci: una cerimonia con 100 invitati produce 5 tonnellate di CO2. Anche gli amanti del calcetto possono prendersi la loro colpa: una partita produce 820 tonnellate di CO2 (i mondiali del 2010 hanno emesso 2.8 milioni di tonnellate).

 I più inquinanti? Gli australiani, con ben 30 tonnellate di CO2 per persona, seguiti dai nordamericani (28). Gli europei sono messi un po’ meglio (con 15 tonnellate per ogni cittadino inglese).

 Ma allora come si fa a vivere una vita a “zero-emissioni”? Raccogliere una mela in giardino invece che comprarla al supermercato, asciugare la biancheria al sole e fare un bagno con acqua riscaldata dai pannelli solari può portarvi allo scettro di cittadino responsabile a zero emissioni.

Certo, avrete anche zero forza fisica alla fine di una giornata all’insegna del risparmio di CO2. Ma per l’ambiente si fa questo ed altro, no?

L’ottimismo razionale di Ridley

Oggi mi sento ottimista ed è con piacere che vi parlo, per chi di voi non l’avesse letta, dell’intervista di Roberta Scorranese a Matt Ridley sul Corriere della Sera. 

In Italia il suo libro, “L’ottimista razionale”, verrà pubblicato da Rizzoli e ci parlerà di come – nonostante il clima generale di pessimismo che regna non solo in Italia ma in tutto il mondo a causa della crisi – il mondo oggi sia un posto migliore rispetto a 60 anni fa.

Ridley ci fornisce dati precisi, che calcolano anche l’inflazione: in poco più di 50 anni la durata della vita media si è allungata del 30 per cento e ciascuno di noi guadagna in media tre volte tanto.

Inoltre, nell’intervista, Ridley sottolinea come anche la media delle vittime di disastri naturali sia più bassa del 93% rispetto al 1920.

Come mai?

Grazie all’innovazione e alle tecnologie. Ecco perchè, nonostante tutto, grazie a questi ingredienti fondamentali oggi abbiamo più tempo per…avere tempo di goderci la vita. E siamo ufficialmente più intelligenti, sani, curati, felici (e liberi) di quanto lo eravamo 60 anni fa.

 Nonostante sia difficile abituarsi alle novità e alle nuove tecnologie, dunque, ben vengano, perchè è grazie a loro che continuiamo a progredire e ad aumentare la nostra qualità di vita.